Le mitiche “soap box” (scatole di sapone), cioè le bizzarre macchinine di legno, sfilano per Albino. Il Box Rally Club Bergamo, il sodalizio che ogni anno organizza da 60 anni il “Soap Box Rally” sul circuito delle Mura, in Città Alta, a Bergamo, ha scelto Albino come sede della sesta tappa del 12° Campionato “made in Bergamo” di soap box. Merito soprattutto di un gruppo di appassionati locali, denominato “Noter de Desensà”, formato da Pierangelo, Mauro, Luigi e Chiara, che da alcuni anni è impegnato nel rilancio e nella valorizzazione di questa tradizione, peraltro partecipando, come equipaggio, alle gare di campionato.

La gara, come detto, si svolgerà domenica 17 luglio, con il patrocinio dal Comune di Albino e la fattiva collaborazione dei commercianti e negozianti di Albino Alta: si chiamerà “Soap Box Rally – Il Paese del Moroni”. In calendario, è la quinta tappa del campionato bergamasco, e giunge dopo le gare di Bergamo Città Alta, Lizzola, Foresto Sparso, Adrara San Rocco e Vigolo. Da come si può desumere, si tratta di paesi di montagna, dove è facile allestire un tracciato in discesa. Infatti, per le “soap box” è necessario disporre di una discesa, meglio ancora se articolata con curve. E, a ben vedere il tracciato scelto dagli organizzatori, ci sono tutte le condizioni per far bella figura e garantire uno spettacolo entusiasmante al pubblico che si assieperà lungo i bordi della strada.

La gara, infatti, prende il via da Via Madonna della Neve, oltre Bondo Petello, in zona Funivia; quindi, gli equipaggi scenderanno per Via Milano, un rettifilo sul quale verranno predisposti gli ostacoli, che tanto ravvivano la competizione; e poi si tufferanno lungo via Mons. Carrara, dove, nella zona del lavatoio, è fissata la linea d’arrivo. Ben 3 km di tracciato, articolato in due parti: la prima, molto tecnica, piena di curve; la seconda, più divertente e coinvolgente, con decine di ostacoli, fra cui vasche piene d’acqua o di schiuma, scalette, salti, bilici, passerelle, con il rischio di un testacoda ad ogni ostacolo.

Sotto i riflettori della curiosità del pubblico le modalità di costruzione delle macchinine di legno, vero concentrato di spirito goliardico, fantasia, passione, creatività e manualità. Tutto rigorosamente in legno, senza motori, pneumatici, cuscinetti, bronzine, ammortizzatori e tutti quegli accessori che migliorano il comfort e la guidabilità di un veicolo. Tutte diverse fra loro, perché ognuna è realizzata seguendo le proprie idee o teorie più strampalate sulla velocità, aerodinamica o scorrevolezza, mettendo tutto il proprio estro e ingegno. Tutte formate da equipaggi “su di giri”, un po’ pazzi, folli, ma simpaticissimi, non fosse altro che per l’adrenalina che si percepisce all’interno delle “soap box”, dove si riesce a sfrecciare ad oltre 80 km/h. Quindi, spettacolo assicurato, peraltro lungo due manche.

Il raduno è alle 10.30, quindi la “passerella” delle macchinine di legno; e nel pomeriggio le due manche della gara.

Le prossime gare del campionato sono a Grumello de’ Zanchi (Zogno), il 31 luglio; a Oneta, il 28 agosto; a Ponteranica, l’11 settembre.

 

T.P.

 

 

BOX

 

La storia

Le soap box, ovvero le scatole di sapone, sono delle bizzarre macchinine, che nascono nel 1933 negli Usa, grazie all’idea di un commerciante di sapone che seppe coniugare il sogno americano dell’epoca, l’automobile, con la sua attività. L’imprenditore ebbe l’intuizione di disegnare sulle scatole del suo sapone, che allora erano realizzate in legno, le sagome di autovetture immaginarie. Una volta ritagliate e completate con l’aggiunta di parti meccaniche, chiunque avrebbe potuto costruirsi la propria “auto” personalizzata. Fu un successo enorme. Migliaia di mini-bolidi cominciarono a sfilare per gli States, ovunque ci fosse una strada in pendenza. Fu però un giornalista dell’Ohio del Dayton Daily News che, interessandosi al fenomeno, decise di organizzare una vera e propria gara: la prima corsa più pazza d’America si svolse a Daytona, nel 1934, con il nome di All American Soap Box Derby.

La passione per le soap box fece poi il giro del mondo, approdando addirittura a Bergamo, con la prima corsa nel 1955. L’idea fu di un gruppo di giovani bergamaschi che videro le macchine americane di legno in un Cine News. Complice un papà che riuscì a procurare le cassette di legno, si diede il via ad una corsa che ancora oggi richiama sulle Mura di Città Alta migliaia di spettatori. Il regolamento non fu mai cambiato, e le caratteristiche delle automobiline sono dunque, da sempre, le stesse: sia il telaio che le ruote devono essere in legno, e il ferro è concesso solo per i perni e lo sterzo. Le dimensioni non devono superare i 250 cm di lunghezza e i 120 cm di larghezza, per un peso massimo di 150 chili. Anche per le ruote c’è una misura, che non deve oltrepassare i 50 centimetri.