E dopo la quarantena? Cosa c’è dietro l’angolo della “Fase2”?

“Tra maggio e giugno, le restrizioni inizieranno a ridursi e, con la fine di luglio, probabilmente, l’isolamento in Italia finirà. Anche se non si potranno fare viaggi all’estero, si potrà uscire sui nostri monti e andare al lago”. Un pensiero fra i tanti. La speranza di trovare una barra dritta da seguire. La volontà di avere delle certezze. Ma, invece, ancora oggi, nonostante siamo in piena “Fase2”, non sappiamo cosa ci riserverà il domani. Tutto è sospeso, nebuloso, rarefatto, impreciso. L’unica certezza è un’ammissione di incertezza: “Tutto quanto non sarà più come prima”. Una prospettiva non certo allettante che, dapprima nelle settimane di stringente quarantena e isolamento forzato, poi di allentamento delle regole e lenta ripartenza mette d’accordo chiunque: “non più come prima”.
Sembra proprio che ci sia un prima e un dopo il virus. Lo percepiamo nelle nostre giornate, che vivono ancora pesantemente l’emergenza, sospesi nell’attesa che il peggio sia passato. Ma più passano le settimane, i mesi ormai, da quel lontano febbraio 2020, più cresce una convinzione: non torneremo più alla normalità. Non a quella che ricordiamo, che si riferisce allo scorso inverno, ma nemmeno a quella che abbiamo in mente, anche quando la curva del contagio sarà stata fermata.
Come sarà dopo? Come sarà dopo il vaccino, che ci ridarà una certa sicurezza? Chiara la risposta: “niente più come prima”. Un concetto forte, che ci costringe a rileggere e ridefinire il futuro, o quanto meno a cambiare le nostre abitudini. Sarà una fase molto complicata e dolorosa, ma ci sarà spazio per scoprire nuovi orizzonti.
Il profilo della vita al tempo del Covid-19, quello che stiamo vivendo ora in “Fase2”, entrerà in tutti i segmenti della vita: cambierà il commercio, il far la spesa, l’andare scuola, il modo di lavorare, il viaggiare e l’andare in vacanza, lo stare con gli amici, lo sport e il divertimento.
Non torneremo alla normalità “pre2020”, ma dovremo rivedere e (ri)pensare l’organizzazione della nostra vita. Dovremo abituarci a scambiare tempo in cambio di sicurezza, anteporre il binomio diffidenza-distanza alle vecchie abitudini post-globalizzazione, convivere con mascherine e guanti, dispenser e gel igienizzanti, ora necessarie, poi comunque consigliate.
Saranno scenari difficili da prevedere, ma è chiaro che il nostro stile di vita cambierà per forza, volente o nolente; perché il rischio che il virus (o un altro virus) ritorni, ancora esisterà.
Uno stile di vita “rinnovato”, dunque, per avere un maggiore controllo su potenziali nuovi contagi.

– CASA: Ci siamo stati molto tempo, quasi reclusi: l’unica speranza di uscire un po’ era andare a far la spesa o in farmacia. Poi, una lenta e graduale riaccensione dei motori. Ma dopo l’emergenza alcune abitudini rimarranno. Una videochiamata in più con i nonni o con gli amici (siamo diventati esperti); ripresa di esercizi fisici indoor, alla moda dei tanti social che abbiamo provato; maggior coinvolgimento dei bambini nelle faccende di casa (far da mangiare, far le pulizie, sistemare la cameretta, …); abbonamenti online a film e tutorial. Poi, dopo settimane a diffidare dell’ascensore, riscoperta delle scale (almeno fino ai piani praticabili), utili anche all’attività fisica. Come nelle case giapponesi, le scarpe verranno riposte all’ingresso, il che fa bene all’igiene. La fobia di sterilizzare e disinfettare tutto diminuirà, ma sarà sempre importante lavarsi le mani dopo il contatto con oggetti che stanno fuori casa (volante, cambio e maniglie dell’auto, borse e borsette, casco della moto. Come mascherine e guanti, anche i gel detergenti saranno i nuovi accessori obbligati, che accompagneranno in borsa chiavi e portafogli. In casa, poi, pulire superfici e oggetti sarà più frequente, soprattutto quelli che vengono utilizzati più volte al giorno: smartphone, telecomando, mouse, tastiera del computer, maniglie delle porte e delle finestre, macchinetta del caffè, chiavi di casa e dell’auto.
E crescerà l’abitudine di lavare i cibi sotto l’acqua con disinfettanti alimentari. E pulire le confezioni della spesa. E, ancora, aprire le finestre e cambiare l’aria in tutti gli ambienti della casa; e, perché no, profumare l’aria in casa: una profumazione gradevole rafforza la percezione di un ambiente pulito.

– CONTROLLI: Dopo averla difesa con i denti, il “dopo Covid-19” ci obbligherà a cedere sul piano della privacy. Il tracciamento da parte di varie app, sanitarie e sociali, per fare diagnosi e indagini, per individuare assembramenti o contatti con persone infette, farà parte della normalità di tutti i giorni, ma forse il suo futuro non avrà limiti. Le app potrebbero spingersi molto avanti, a individuare comportamenti a rischio, a segnalare tempi di attesa per i bus e le metropolitane, per la disponibilità di parcheggio e per l’ingresso nei supermercati. E saranno le app a dire l’ultima parola per l’ingresso in ristoranti, cinema, teatri e discoteche.

– LAVORO E SMART WORKING: Lo dicono tutti: indietro non si torna. Il lavoro a casa si diffonderà sempre di più nelle imprese, in banca, nelle assicurazioni e anche nella pubblica amministrazione. Superata l’emergenza, si torna naturalmente in fabbrica e negli uffici, con tutte le sicurezze del caso, ma alcune attività si potranno svolgere anche ai “domiciliari”, mediante smart working e telelavoro. Opportunità che semplificano la vita famigliare e riducono i consumi energetici e le emissioni inquinanti (vedi traffico). Certo, sono importanti i rapporti umani rispetto a quelli digitali, ma una maggiore flessibilità nei tempi di lavoro può solo giovare.

– COMMERCIO: Il Coronavirus, complice il forzato isolamento sociale, ha fatto decollare l’e-commerce e le vendite online: questa tendenza si rafforzerà ancora, perché molte famiglie si sono abituate durante la quarantena a fare acquisti a distanza, non solo per gli alimentari, ma anche per l’abbigliamento e altre categorie merceologiche di utilità domestica; di contro i negozi, anche di medie dimensioni, si trasformeranno in centri di distribuzione a domicilio per ordini effettuati da cataloghi. In ripresa anche i negozi di vicinato, vera ancora di salvataggio durante l’emergenza.

– TRASPORTI PUBBLICI: Hai voglia ora ad andare contro l’automobile, difficile riproporre le campagne promozionali contro l’uso dell’auto per andare al lavoro (car-pooling) o a prendere i bambini a scuola. Il dito sarà puntato contro bus, metropolitane e treni, a causa del divieto di assembramento: questi, sono i nuovi “nemici”. I nuovi piani operativi prevedono spazi delimitati per l’attesa, vie di salita e di discesa differenti per garantire il distanziamento. Nello specifico “bergamasco”: ATB, si sale dalle porte posteriori e si scende da quelle centrali; TEB, si sale dalle porte singole alle estremità del mezzo e si scende da quelle doppie al centro (non si possono trasportare bici a bordo); SAB (ed extraurbani), si utilizza la porta posteriore per salita e discesa salvo quando diversamente indicato. Si lascia scendere chi è a bordo prima di salire; non si possono acquistare biglietti a bordo. Previsto un aumento del numero delle corse, ma inevitabile, vista la riduzione dei posti a sedere, l’aumento dei tempi di attesa. Allo studio la prenotazione dei posti a sedere. Le stazioni della metro, come tutti i mezzi di trasporto, avranno percorsi separati di ingresso e uscita, distanziometri nelle banchine e sulle scale mobili (con telecamere “intelligenti”); e tutte verranno sottoposte a pulizie e disinfezioni giornaliere.

– TRENI E AEREI: Sui treni, posti a sedere a scacchiera e sedili vietati con cartello ad hoc; sulle banchine, ci saranno segnali di distanziamento e inviti ad evitare assembramenti nelle operazioni di salita e discesa, così come a desistere dal salire sul treno se già pieno. Al vaglio l’aumento del numero delle carrozze. Nei treni TAV, sospensione di tutti i servizi di ristorazione a bordo, dal welcome drink al bar, ai servizi al posto. Certamente, i viaggi in aereo è uno dei settori che verrà più rivoluzionato. Dopo stagioni di aumento delle low cost, riduzioni tariffarie e contrazioni degli spazi fra i seggiolini, le compagnie aeree dovranno riprogettare le procedure: termo-scanner agli imbarchi, guanti e mascherine per i passeggeri, imbarco coi soli “finger”, posti ridotti e distanziati, sanificazione frequente di tutto l’aereo, pasti sigillati. E pulizia anche per le sale d’attesa e di transito degli aeroporti. In archivio i serpentoni “a nastro”.

– SCUOLA: Gli studenti non torneranno sui banchi fino a settembre, magari con classi “alternate” (metà studenti in aula e metà “a distanza”). I problemi sono logistici (aule piccole, laboratori, “classi pollaio”) e di trasporti pubblici. Certo è che, in fase di normalità, quanto realizzato in quarantena non passerà agli archivi. Scuole e università sono destinate a riorganizzarsi: didattica a distanza (DAD), aule virtuali, videolezioni, maggior uso della tecnologia, con corsi, seminari, lezioni ed esami online. Le università, in particolare, adotteranno il numero chiuso per chi vuole seguire la lezione dall’aula, predisponendo sale di ascolto o accessi da remoto per gli altri. Esami “spezzatino” su più date, per gestire piccoli gruppi, limitando allo stretto necessario le prove scritte. La spinta all’innovazione nelle modalità dell’insegnamento, poi, potrebbe giovare ai territori di montagna (Val Seriana), che da sempre convivono con il problema dell’isolamento: queste soluzioni, infatti, possono garantire gli stessi servizi presenti nelle città.

– BAR E RISTORANTI: La data per la loro riapertura è stata il 18 maggio. Anche in questo caso con misure “impattanti” (capienze ridotte, dispositivi di protezione, distanze tra i tavoli, predilezione per i pagamenti contactless, camerieri bardati di super-protezioni). Le prenotazioni diventeranno la prassi abituale e le file per entrare dovranno essere distanziate. Quindi, riduzione dei coperti, meno accentuata per quelli che dispongono di giardini o dehors esterni. All’orizzonte, le consegne di pasti completi a domicilio, e addirittura l’apertura di dark kitchen, cioè cucine aperte solo per la consegna a domicilio. Nelle cucine, poi, modifica nell’organizzazione del lavoro per garantire sicurezza ai lavoratori e piatti a prova di contagio per i clienti. Pronti alla ripartenza anche le attività di cura della persona, come barbieri, parrucchieri, centri estetici, con regole ferree, a partire dal rapporto uno-a-uno tra operatore (il parrucchiere, l’estetista) e il cliente, l’obbligo di dispositivi di protezione, la sterilizzazione di tutti gli strumenti.

– PALESTRE E SPORT: Le strutture più grandi si attrezzeranno con percorsi su prenotazione, macchine ad personam e sanificazione a fine turno. E boom dei corsi online, con personal trainer in video che guidano lezioni ed esercizi a casa. Previsto un aumento degli affitti temporanei di attrezzi e strumenti. Le attività motorie (jogging e ciclismo) sono consentite a livello individuale anche lontano dalla propria abitazione (anche fuori Comune), ma con l’obbligo di mantenere la distanza di due metri. Di un solo metro invece la distanza da tenere per la passeggiata. In fase di partenza gli allenamenti collettivi e gli sport di squadra (di contatto). Riaperti i parchi pubblici, ma resta vietata ogni forma di assembramento: pic-nic, attività ludiche o ricreative all’aperto.

– TURISMO E TEMPO LIBERO: Musei, gallerie, biblioteche e pinacoteche stanno riaprendo in modo graduale. Nebulosa la ripresa del turismo, ma si potrebbe riempire il tempo libero con visite a bellezze “fuori porta” o “regionali”: percorsi campestri e piste ciclopedonali, parchi e aree verdi, spesso snobbate, ma che regalano sorprese inaspettate. E perché no, luoghi sacri della tradizione popolare, borghi storici, città d’arte e di nicchia. Sarà un turismo “locale” e “di prossimità”, ossia un turismo più vicino, a livello regionale o nazionale. Molto lontano il ritorno al turismo internazionale. E, per favorire ulteriormente la ripresa, il primo weekend fuori porta si potrebbe fare scegliendo tra le realtà turistiche più colpite dal calo di prenotazioni durante l’emergenza. Il tutto, preferendo luoghi non affollati (è dura pensare di andare in spiaggia, molto meglio la montagna); utilizzare trasporti pubblici puliti e non affollati, meglio comunque i mezzi propri; prenotare a ridosso delle vacanze; scegliere di destagionalizzare le vacanze stesse, evitando quindi le folle. Insomma, un turismo in grado di unire ambiente e cultura: un turismo sostenibile, rispettoso dell’ambiente e magari meno di massa.

– CINEMA E TEATRI: Sono luoghi di chiaro assembramento, quindi saranno gli ultimi a riaprire, nelle prossime settimane: i posti saranno su prenotazione, con numero limitato di spettatori e comportamenti meno espansivi.

Ti.Pi.