Due giovani curatori seriani per la mostra d’arte “Tramestìo”

Partono da Cene e sbarcano a Milano. Sono Michael Camisa (classe ’96) e Sophia Radici (classe ’93), due curatori bergamaschi, “registi” della mostra d’arte “Tramestìo”, in corso di svolgimento a Milano, presso le Sale Nobili di Palazzo Cusani, fino al prossimo 25 giugno.
Due giovani, come si dice, “di belle speranze”, che hanno già alle spalle diverse esperienze artistiche e che non hanno paura di mettersi in gioco, peraltro nell’allestimento di una mostra di alto livello, in una location esclusiva.
Entrambi diplomati all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, si presentano dopo una formazione didattica tutta bergamasca: Michael Camisa ha frequentato le scuole superiori al Patronato San Vincenzo e all’Iis “Caterina Caniana”, mentre Sophia Radici si è diplomata presso il Liceo artistico “Giacomo e Pio Manzù”.
L’esposizione ha come protagonisti tre giovani artisti milanesi “under 30”: Davide Ausenda (1994), Alice Capelli (1997) e Marco Vignati (1994). Chiaro l’obiettivo: mettere in relazione la severità dello storico palazzo milanese, sede della mostra, con nuovi linguaggi, in un dialogo aperto e “in progress” tra il pubblico e il privato, specialmente dopo un periodo di emergenza sanitaria così delicato, che ha stravolto la quotidianità di tutti. La pandemia da Covid-19, infatti, ha costretto a una riprogrammazione quotidiana della vita dei giovani: chiusi e bloccati dentro le proprie case per diversi mesi, le generazioni Millennials e Post-Millennials hanno visto i loro sogni affievolirsi a causa di questa apparente immobilità. L’ambiente domestico si è trasformato in prigione e in officina creativa, in cui ricordi, ambizioni, perplessità si sono mischiati tra loro. La mostra è una risposta al ribaltamento epocale che ogni individuo ha vissuto e che continua a vivere. Le alterazioni hanno colpito la dimensione spaziale, nella quale pubblico e privato sono diventati un tutt’uno all’interno di un tempo sospeso nel quale abbiamo udito un costante rumore di fondo: il tramestìo.
Il tramestìo è un movimento confuso e rumoroso di cose o persone. Ausenda, Capelli e Vignati, nella mostra “Tramestìo”, sentono la necessità di comunicare questo “tramestare” prolungato e continuo indagato con la ricerca artistica. E le conseguenze sfociano in creazioni tra pittura, fotografia, arti performative. Dunque, linee, colori, immagini che, unite ad azioni gestuali, provano a riconfigurare quel mondo che a lungo li ha confinati, generando solitudine, spaesamento, confusione, appunto “tramestio”, tra ricordi personali e collettivi. Insomma, un’analisi originale di questo periodo – dopo tanti libri e documentari – attraverso l’arte. Con tre giovani che lo hanno interpretato con la loro sensibilità, le loro emozioni, in una mostra curata da altri due giovani, di Cene, in Val Seriana, che, come i tre artisti, hanno vissuto direttamente questo “tramestìo”, questo moto disordinato di cose e persone, e il rumore che ne viene prodotto.

Ti.Pi.