Fredy Ripamonti, 65 anni, abita ad Albino ma è originario di Ranica: è un artista specializzato nel restauro di quadri e affreschi. Ha imparato il mestiere di restauratore nella Bottega dei Fratelli Porta a Milano all’inizio degli anni 80.

Fredy ha lavorato sia per committenti privati sia pubblici e ha tenuto vari corsi di restauro anche per alunni delle scuole elementari; ha fatto dei restauri anche all’estero, come la facciata della Chiesa Collegiale di Saint Mexme a Chinon in Francia. In Valle Seriana ha lavorato per la Parrocchia di Albino portando alla luce alcuni affreschi della chiesa di San Rocco e di San Giuliano. Il suo lavoro si è svolto sotto la supervisione della Sovrintendenza che ha il compito di verificare e autorizzare tutti gli interventi di conservazione delle opere d’arte e dà delle indicazioni precise sul modo di operare per salvaguardare l’integrità degli originali.

Per restaurare ci sono delle tecniche specifiche sviluppate nel tempo: una per i quadri, una per gli affreschi. – spiega Fredy Ripamonti –

Quando decido di fare un lavoro presento al committente il mio curriculum fatto di 40 anni di esperienza e poi il cliente valuta se darmi l’incarico.

La cosa che mi piace di più del mio lavoro è quella di essere in contatto con l’opera d’arte da vicino, toccandola, pulendola; facendo questo hai la possibilità di conoscere i grandi artisti del passato, vedere i loro stili, le varie tecniche di lavoro e conoscere questi capolavori.

Dopo il militare mi sono iscritto alla scuola Fantoni di Bergamo e ho frequentato il corso di disegnatore di arredamento. Ma finita la scuola ho lasciato il mio lavoro da falegname e sono andato a vivere a Milano dove c’era mio fratello Paul che faceva il pittore e aveva girato tutta l’Europa e il mondo. Allora avevo 20 anni e lì ho incontrato causalmente signor Talomone Porta che mi ha proposto di lavorare con lui.

Mi ha detto: se vuoi iniziare a fare il restauratore noi non ti diamo dei soldi, ma solo vitto e alloggio per 5 anni e così ho imparato a restaurare sia i quadri che gli affreschi e a fare le foderature delle tele.

Milano negli anni 80 era una citta bellissima, piena di vita e di locali, ed era anche una fucina di artisti; mio fratello che era nel giro mi ha presentato alcuni pittori importanti come Remo Brindisi e Ernesto Treccani che facevano parte della corrente pittorica di Arte Contemporanea.

Ma all’inizio degli anni novanta avevo un po’ di nostalgia e sono tornato ad Albino”.

La chiesa di San Rocco di Albino dove Fredy ha operato è degli inizi del 500: è lui che sotto lo scialbo della cappella maggiore ha scoperto bellissimi affreschi della scuola dei Marinoni di Desenzano.

Nel catino absidale del presbiterio è apparsa l’Ascensione di Cristo con due angeli inginocchiati e nella parte sinistra della nicchia absidale quattro figure di apostoli oranti con la didascalia dell’invio in missione. Nella volta è tornata alla luce una bella decorazione rinascimentale a cassettoni.

Al termine dei lavori per San Rocco Fredy è stato chiamato nella chiesa parrocchiale, perché in uno dei locali della sagrestia con la volta ricoperta di stucchi e dei medaglioni affrescati dei quattro evangelisti si era verificato un piccolo distacco della pellicola pittorica nell’affresco situato entro un riquadro seicentesco a stucco nella lunetta della volta. Da una attenta ispezione Fredy ha scoperto nella sottostante fenditura le tracce di un intonaco azzurro chiaro, segno di uno strato affrescati. È stato l’inizio di una avventura di restauro che è durata alcuni anni. Con l’autorizzazione della Sovrintendenza ha rimosso gli stucchi e l’intonaco che rivestiva le pareti e sono riapparsi affreschi che da oltre 300 anni erano stati ricoperti dall’intonaco. Le parti rimosse sono state ricollocate sulle pareti libere e il lavoro certosino di restauro terminato da pochi mesi ha messo in luce scene della vita di San Cristoforo e San Bernardino, con scritte esplicative e devozionali.

Ora si sta approntando una piccola monografia per conoscere la storia di questa che nella chiesa quattrocentesca era la Cappella di patronato della Comunità.

 

Sergio Tosini