A Perola, cresce il “Frutteto sociale”

Un piccolo frutteto per riscoprire la biodiversità di prodotti agricoli locali ormai sconosciuti ai più. Un “bio-orto”, per prendersi cura del territorio, in compagnia di altre persone e, perché no, spuntare un piccolo guadagno. In località Perola, su un’area di 1.500 metri quadrati, di proprietà comunale, da tempo diventata prato incolto, sono stati messe a dimora 104 pianticelle, soprattutto mele, di diverse varietà, rintracciate sul territorio albinese: pom diàol, farinòt, ruggine, pomella di Plaza (proveniente dalla frazione Casale) e di Castione; ma anche peri, susini e cachi, nonché il corridoio dei “frutti della salute”, come il mirtillo siberiano, l’aronia e l’olivello spionoso, arbusti che producono bacche ricche di antiossidanti e vitamina C, vera cura di bellezza al naturale.

 

Quest’oasi “bio” è nata dalla volontà di due amici: David Camozzi, psicologo e psicoterapeuta di Albino, e Bruno Pelliccioli, di Ranica, vicepresidente della Cooperativa Aretè di Torre Boldone. Questi, innanzitutto, hanno costituito l’associazione “Il frutteto sociale”, che oggi conta un centinaio di soci, facendo proseliti anche nei mercati agricoli di Albino e Bergamo (per info: ilfruttetosociale@ gmail.com).

Con le quote associative (10 euro all’anno) hanno acquistato gli attrezzi e le piante (fornite dal vivaio “Panacea”, presente nella frazione di Dossello di Albino, in Valle del Lujo), che alcuni soci volontari hanno appunto messo a dimora. A marzo, stando ai tempi tecnici, ci sarà la prima potatura, ma per vedere le prime mele ci vorranno almeno due anni; queste, però, saranno distribuite fra i soci, perché l’associazione è no profit, quindi, non prevede la vendita diretta.

Il progetto del “Frutteto sociale” nasce e si sviluppa nell’ambito del Gas (Gruppo di acquisto solidale) di Albino, che ha già in comodato d’uso gratuito dal Comune un terreno di tre ettari per promuovere le sue finalità, tra cui la difesa della tipicità dei prodotti e l’agricoltura sociale.

Come detto, il “Frutteto sociale” non punta solo alla produzione di prodotti biologici, legati al territorio locale, ma ha anche una valenza sociale e solidale. L’obiettivo è quello di rendere comune una proprietà pubblica, coinvolgendo le persone nella cura del territorio e nella ricerca di piante antiche, che fanno parte della tradizione seriana.

Ma c’è di più. Per il futuro si pensa di far diventare il “Frutteto sociale” una sorta di luogo di “ergoterapia”, cioé di educazione attraverso il lavoro.

 

Sara Nicoli