Dai, ogni tanto è giusto fare alcune considerazioni su quanto sale alla ribalta delle cronache politico-amministrative della Bergamasca. Se poi a tenere banco è il sindaco di Albino, meglio ancora. Vuol dire che Albino non è l’ultima arrivata in fatto di “peso” amministrativo fra le città bergamasche, è sempre la quinta o sesta città della provincia di Bergamo, almeno per quanto riguarda il numero degli abitanti); quindi, quando si muove Albino, quando il primo cittadino dice la sua, è giusto alzarsi in piedi, perché si tratta di una città importante. E il commento fatto dal sindaco Fabio Terzi in merito alla questione della “Grande Bergamo”, così come proposta della Provincia di Bergamo e dal sindaco di Bergamo Giorgio Gori ai sindaci della nuova “area omogenea”, ha bisogno di una sottolineatura.

Quando si parla di confini amministrativi, infatti, si parla di limiti, di frontiere, di chiusure. E il progetto deve pur fermarsi da qualche parte…

La “Grande Bergamo” è un progetto per una città metropolitana, che coinvolge i Comuni limitrofi a Bergamo, non solo quelli contigui, ma anche quelli che hanno delle forti relazioni centrifughe e centripete, magari al di là della prima cintura periferica. Certo è che è un po’ impossibile stabilire quali sono i giusti confini dentro i qauli far rientrare la “Grande Bergamo”. Se si considera il campanilismo, beh allora nessuno rientrerebbe; se si guarda alle relazioni commerciali molti ne sono coinvolti; se si discute sui legami dati dai mezzi di comunicazione (ATB, SAB, TEB), è altra storia; se si guarda alle comunanze politiche delle amministrazioni, si aprono nuovi scenari. Tutto e di più, quindi. Tutto legittimo, tutto improbabile.

Intanto diciamo che la “Grande Bergamo” nasce all’’interno di una logica di ampio respiro, non solo di scala territoriale locale, per sviluppare azioni di confronto e definizione di scelte a scala territoriale sovracomunale, con particolare riferimento a tematiche riguardanti le infrastrutture di trasporto (pubblico e privato), gli insediamenti di funzioni rilevanti e le scelte ambientali di ampio spettro. Quindi, un nuovo modo di gestione politica a livello sovracomunale, in cui si affrontano e sviluppano le strategie, la programmazione dello sviluppo del territorio e le politiche d’intervento, suddivise per grandi sistemi – ambientale, infrastrutturale, insediativo – e nel rispetto dell’autonomia decisionale e delle specificità locali. Uno “spazio” metropolitano, dove attivare politiche intercomunali di pianificazione e gestione del territorio, non più dall’alto (il cosiddetto “modello a cascata”), ma verso una nuova consapevolezza, da parte delle realtà locali, della necessità di sviluppare capacità di promozione “dal basso” di risposte alle criticità emergenti dal territorio e all’esigenza di valorizzazione delle risorse disponibili.

Fin qui le ragioni del progetto. Ma il “raggio” della città metropolitano ad un certo punto deve finire, deve trovare un limite, una frontiera, una chiusura. E dove si trova, per quanto riguarda la Val Seriana? A Torre Boldone? Ad Alzano? O addirittura fino ad Albino, o più in là ancora?

Ad oggi nella nuova area omogenea individuata intorno al capoluogo, rientrano anche i paesi della bassa Val Seriana. Un’anomalia geografica, per molti, che trova parziale giustificazione nella suddivisione degli ambiti territoriali. E così Alzano, Nembro e Pradalunga, paesi vessillo dell’identità seriana, finirebbero a far parte della Grande Bergamo. Boh, un po’ difficile da capire.

Chiara invece la posizione di Albino: “no, grazie; non ci riguarda”.

In effetti, Albino ha una chiara identità seriana, che non può essere omologata alle esigenze della città capoluogo.

Vuoi per l’ormai evidente tracimazione residenziale, vuoi per gli stretti rapporti di servizi sovracomunali, Alzano Lombardo, Torre Boldone, Ranica e Villa di Serio hanno quasi ragione a rientrare nel progetto della “Grande Bergamo”: ormai, per loro non si parla più di Bassa Val Seriana, ma si periferia di Bergamo. Ma Albino no: Albino è altra cosa. E si fa fatica a capire le ragioni di Nembro e Pradalunga, che sono entrati nel progetto.

Scelte legittime, ma le conquiste di servizi “seriani” di questi anni andranno certamente a perdersi, una volta abbracciato il progetto della “Grande Bergamo» ha detto il sindaco di Albino.

 

Andrea Bonomi