Continua la marcia di avvicinamento ai festeggiamenti per il 500° anniversario della nascita di Giovan Battista Moroni, il pittore e ritrattista che più di ogni altro qualifica la città di Albino. Ancora un mese e poi si entrerà nel 2021, quando appunto l’amministrazione comunale darà il via alle sue iniziative celebrative. Ma intanto Paese Mio vuole preparare l’attesa dell’evento, presentando notizie, curiosità, ricerche e approfondimenti relative al grande maestro.

In corso il restauro dello “Stendardo della Visitazione” di Giovan Battista Moroni
Il 2021 è l’atteso anniversario dei 500 anni dalla nascita di Moroni e la sua terra, la città di Albino, propone il restauro, cioè la restituzione alla leggibilità e fruizione, nonché la promozione e valorizzazione, di un’opera oltremodo importante e delicata dell’artista: lo stendardo processionale, conosciuto come “Stendardo della Visitazione”, custodito fino ad oggi, per motivi conservativi nell’armadio della sacrestia della parrocchia di San Giuliano, ad Albino. Nello specifico, un olio su tela di cm 141X100, che presenta due soggetti: sul recto la Madonna con Gesù Bambino, sul verso Maria che visita S.Elisabetta (Visitazione).
Nello stendardo, risalente agli ultimi anni di produzione dell’artista, la scena sacra è ambientata in un interno anonimo, con fondale grigio e in primo piano le figure allungate della Vergine e di S. Elisabetta, entrambe vestite con abiti popolari e, nel caso della Vergine, con predominanza dei colori cari al pittore.
Si tratta di uno dei tre stendardi realizzati dal Moroni per la Valle Seriana: gli altri due sono quello presente nella chiesa parrocchiale dei Santi Cristoforo e Vincenzo di Pradalunga (in deposito al Museo Bernareggi di Bergamo) con San Cristoforo sul recto e il Calice Eucaristico sul verso; e quello custodito nella chiesa parrocchiale di S.Stefano di Villa di Serio, con Cristo risorto nel recto) e S.Stefano nel verso.
Lo stendardo è stato probabilmente commissionato dalla congregazione albinese di S.Elisabetta che era solita riunirsi nella chiesa di San Giuliano. Forse (ma è solo una ragionevole ipotesi), poiché un tempo era conservato ripiegato in qualche armadio della sacrestia, la tela presenta diverse pieghe e cedimenti. “Ridotto dal tempo e dall’uso al fantasma di se stesso”, scriveva Giovanni Frangi nella scheda dedicata all’opera e pubblicata nel “pionieristico” volume dedicato da Giovanni Testori al “Moroni in Val Seriana” (1978).
Sul recto è rappresentata la stanza dove la Vergine si fa sorprendere, mentre abbraccia teneramente il figlio, che pare chiedere protezione al volto della madre. Sul verso, invece, viene descritto l’incontro tra Maria e Elisabetta. La semplicità dei loro gesti dimostra tutta la loro umiltà e povertà: la Madonna allunga a stento la mano verso quelle della cugina, mentre l’altra è posta affettuosamente sulle sue spalle.
Attualmente, lo stendardo è oggetto di restauro conservativo, quale una delle iniziative messe in programma nel 2021, per il 500° anniversario della nascita del Moroni. Protagonista la parrocchia di San Giuliano di Albino che, con lungimiranza ed intraprendenza, ha partecipato e vinto un bando della Fondazione Comunità Bergamasca, dal titolo “2 Moroni in 1 – 500 anni dopo: il restauro e le restituzione alla fruizione dello sconosciuto stendardo processionale”, ricevendo un’erogazione di 10.000 euro. Grazie, poi, ad un altro finanziamento di 10.000 euro, erogato dal Comune di Albino, è stato possibile far partire l’operazione di restauro, che vede impegnato Antonio Zaccaria. A lavori ultimati, la parrocchia potrà portare all’antico splendore questo pregevole vessillo, proprio in occasione delle celebrazioni dei 500 anni dalla nascita dell’artista.
In verità, dietro al restauro dello stendardo c’è la prof.ssa Orietta Pinessi, critica d’arte e docente presso l’Università degli Studi di Bergamo, grande appassionata del Moroni, con all’attivo i già noti “Percorsi moroniani” e il Museo diffuso del Moroni in Val Seriana, nonchè curatrice, nel 2019, per conto di Promoserio, della mostra “Moroni: dall’Accademia Carrara a Gandino”, realizzata in occasione del “ritorno” a Gandino della “Deposizione di Cristo al sepolcro”, dipinto nel 1566 per la chiesa (oggi scomparsa) di Sancta Maria ad Ruviales, presente all’interno dell’antico convento dei francescani, poi casa di riposo “Fondazione Cecilia Caccia Del Negro”, e finito, dopo alterne vicende collezionistiche (lasciò Gandino nel 1798, all’epoca delle soppressioni napoleoniche), all’Accademia Carrara di Bergamo, che ne ha concesso il prestito. “L’idea del restauro dello “Stendardo della Visitazione” risale ad allora, al 4 luglio 2019 – commenta la Prof.ssa Orietta Pinessi – Presente all’evento gandinese, chiesi al sindaco di Albino Fabio Terzi di farsi promotore del restauro dello stendardo custodito nella sacrestia della chiesa di San Giuliano, perché troppo bello, ma poco conosciuto, perché non visibile al pubblico, cioè non più utilizzato nella sua valenza processionale. Detto fatto. Ottenuto l’ok del sindaco, si è coinvolta la parrocchia, che ha partecipato al bando della Fondazione Comunità Bergamasca, peraltro vincendolo e ottenendo così un contributo di 10.000 euro. A questi si è aggiunto il pari contributo di 10.000 euro erogati dal Comune di Albino. Ritirato dalla chiesa parrocchiale nello scorso mese di novembre, lo stendardo sarò pronto per la prossima primavera”.
In verità, già nel 2012 e nel 2013, in occasione delle festività natalizie, l’amministrazione comunale, in accordo con la parrocchia di San Giuiano di Albino, aveva esposto lo stendardo nella chiesa di San Bartolomeo, nell’ambito delle iniziative di promozione di “Albino Città del Moroni”, realizzate grazie al contributo della Fondazione Credito Bergamasco.
Nel dicembre del 2013, per esempio, ad illustrare in una visita guidata lo stendardo e a ricostruire la biografia del Moroni fu chiamato lo storico Giampiero Tiraboschi. In quell’occasione si venne a sapere che la produzione di stendardi era riferibile al periodo 1560-1575, epoca che vede il Moroni risiedere stabilmente ad Albino e operare principalmente per la realizzazione di opere sacre che ancora oggi impreziosiscono numerose chiese della Val Seriana. Nel caso degli stendardi si tratta di manufatti su tela o su cuoio destinati un tempo all’utilizzo nelle processioni e pertanto soggetti ad usura e a danneggiamenti.
“Sono contento di questa iniziativa – sottolinea il sindaco di Albino Fabio Terzi – Riportando all’antico splendore lo “Stendardo della Visitazione” si ridà dignità ad un prestigioso bene della nostra comunità, un’opera molto bella, ma anche delicata, visto che è dipinta su entrambi i versi. Intanto, ringrazio la parrocchia di Albino per il coraggio che ha avuto nel partecipare al bando, e alla richiesta di contributo l’amministrazione comunale non si è tirata indietro, consapevole che si andava a restituire alla comunità albinese un’0pera di grande pregio. Forse, non di eccelsa qualità, ma certamente carica della storia di Albino, visto che fino ai primi anni del ‘900 lo stendardo veniva utilizzato nelle processioni”.

Ti.Pi.