E’ morto lo scorso 18 gennaio all’età di 88 anni Carmelo Gherardi figura storica del volontariato albinese. Abitava ad Albino in via Milano ma era originario di Bondo Petello, paese che amava, dove si sono svolti i funerali ed è stato sepolto.
Lascia la moglie Licinia, le figlie Augusta, Patrizia, Alessandra, Cristina, i generi e gli otto nipoti.
Laureato in economia e commercio all’Università Cattolica di Milano è stato responsabile di importanti attività nel settore bancario.
E’ stato giudice di pace nel triennio 1992-1994, vice presidente del Consiglio di Amministrazione della Casa Albergo di Albino e uno dei fondatori dell’Associazione Anziani e Pensionati e del Centro Diurno.
Era anche volontario e socio dell’“Associazione per il Museo etnografico della Torre di Comenduno” il cui scopo è quello di promuovere la coscienza della cultura popolare dalla fine dell’Ottocento alla prima metà del Novecento ossia il passaggio dal mondo contadino a quello industriale in ambito albinese.
Su questo argomento Carmelo Gherardi nel 2014 aveva pubblicato per il Museo il libro autobiografico dal titolo “Il mio piccolo modo contadino -Dalla campagna alla scuola negli anni 30 e 40 del Novecento,” dove l’autore cresciuto nel mondo rurale, lo racconta in modo avvincente attraverso degli episodi della sua infanzia a diretto contatto con la natura.
Il libro inizia una mattina di fine ottobre del 1931, anno di nascita dell’autore. A quel tempo Bondo era un paese di 500 anime, la maggior parte contadini, con un’economia votata alla autosufficienza; c’era poco denaro e si lavora da mattina a sera, feste comprese, per l’allevamento degli animali.
A quel tempo l’agricoltura era l ‘attività che garantiva la sussistenza solo a prezzo di fatiche incessanti, intense, che non conoscevano tregue e coinvolgevano tutta la famiglia, bambini compresi.
C’era l’allevamento di bovini e animali di bassa corte, più in alto c’erano i pascoli dove d’estate si portavano i bovini e dove vi era anche la produzione casearia.
Parlavano tutti in dialetto, però leggevano L’Eco di Bergamo diffuso dalla parrocchia e nella famiglia di Carmelo la domenica si leggeva il Corriere della Sera e la Domenica del Corriere.
Il libro descrive anche ambienti tipici della vita contadina, la cucina, la stalla, i pascoli, la raccolta del fieno magro in estate, le castagne alimento indispensabile in quegli anni.
Parla del difficile inserimento di Carmelo nel mondo della scuola, che veniva utilizzata dal regime fascista per diffondere la sua ideologia tra la popolazione rurale e dell’istituzione del “Sabato fascista” giudicata dai contadini uno spreco di tempo sottratto al lavoro dei campi.
Carmelo Gherardi aveva una fede profonda e una religiosità semplice e intensa che lo ha aiutato anche nei momenti più difficili e, anche se ha ricoperto incarichi di responsabilità sia in ambito lavorativo che sociale, ha comunque mantenuto i legami col suo passato, con quel mondo contadino da dove veniva coi valori che rappresentava: senso sacro della famiglia e dei suoi legami basati sul reciproco aiuto, sul senso del dovere, il rapporto anziani-giovani caratterizzato dalla solidarietà sociale e la famiglia che si occupava dell’anziano sino alla fine, visto che non poteva più lavorare, non aveva pensione né assistenza medica.
Il libro racconta le dinamiche di quella società patriarcale contadina sia dal punto di vista storico che antropologico. Una civiltà millenaria che di lì a pochi anni, con la fine della guerra e l’inizio del boom economico, si sarebbe ben presto trasformata, con i giovani che hanno abbandonato le campagne per andare a lavorare in fabbrica, creando una profonda frattura con i padri legati alla terra.
Da quel mondo magico ci vengono incontro figure emblematiche ben descritte, che hanno caratterizzato l’infanzia dall’autore.
Il nonno Carmelì, classe 1864, divenuto vedovo all’età di 37 anni che ha costruito la cascina “Piazza” dove vive tutta la famiglia, vero capo reggitore della casa e dei suoi abitanti, memoria storica della famiglia e della sua attività agricola, che sa quando sono i tempi della semina e del raccolto, che conosce il comportamento degli uomini e degli animali, amato e rispettato dai nipoti, vero collegamento tra le generazioni.
La Mamma Madalì, contadina che lavora allo stabilimento Honegger.
Papà Davide che fa studiare Carmelo con grandi sacrifici.
Il maestro Ghislotti, che consiglia al padre di far fare a Carmelo la scuola commerciale a Gazzaniga: uomo burbero di aspetto ma di grande cuore, sposato ma senza figli a cui i ragazzi volevano molto bene.
Don Nicola Birolini, parroco di Bondo dal 1928, un uomo alto, robusto autoritario, rude, che ha impostato la sua missione pastorale sull‘esempio.
Il Gandì, pastore autodidatta che mentre custodisce le bestie al pascolo legge i romanzi di Alexandre Dumas, Victor Ugo e Lev Tolstoj e poi li racconta agli altri contadini.
Carmelo Gherardi ha dedicato il libro ai suoi nipoti e dà un sofferto giudizio sul mondo moderno che pare aver perso la consapevolezza dei profondi legami con la natura.
Il suo libro rappresenta una testimonianza vissuta di una vita contadina ormai scomparsa, tuttavia portatrice di istanze che toccano l’uomo di ogni tempo ed invita le nuove generazioni a riscoprire valori primordiali, alla ricerca di una vita più autentica ed un sistema di relazioni più umane.

Sergio Tosini