Nato a Gazzaniga nel 1975 e residente a Nembro, Alessandro Belotti è dal 2017 il Rappresentante di Polo di Confartigianato Imprese Bergamo, la principale organizzazione provinciale di rappresentanza sindacale dell’artigianato e della piccola impresa, importante punto di riferimento per tutto il mondo artigiano, che ha sede in via Mazzini 202-204.
Titolare di un’impresa di costruzioni, è iscritto all’Associazione Artigiani dal ’98, mentre dal 2003 al 2015 è consigliere del Gruppo Giovani Artigiani. Per otto anni è stato consigliere dell’Area Costruzioni, e fino al 2017 ha fatto parte del consiglio di Confartigianato Imprese Bergamo. Proprio tre anni fa, viene eletto Rappresentante del Polo di Albino, in un’area socioeconomica, la media e bassa Val Seriana, fra le più strategiche a livello bergamasco, che ha vissuto in prima linea l’epidemia da Covid-19.

Come avete vissuto questi mesi in lockdown?
E’ stato devastante per i nostri associati. L’emergenza e le restrizioni messe in atto dal governo hanno messo in forte sofferenza le nostre imprese. Quasi sei artigiani su dieci sono stati costretti a sospendere l’attività, con conseguente perdita di fatturato e una crisi di liquidità senza precedenti. Ai titolari di micro, piccole e medie imprese, poi, si è chiesto onerosi pagamenti, per consentire ai dipendenti di accedere alla cassa integrazione, in attesa di quella statale. Molti, per giunta, avevano anche in essere finanziamenti o linee di credito concesse da banche o altri intermediari finanziari. Un vero caos, ma fin da subito ci siamo attivati per non lasciare soli i nostri artigiani. Abbiamo sollecitato ai vari livelli, perché venisse applicata una moratoria sulle esposizioni finanziarie, come pure una facilità di accesso alla cassa integrazione. Il tutto destreggiandosi fra leggi e decreti di difficile interpretazione, fra lacci e lacciuoli burocratici che ci hanno impegnato su tanti fronti. Certo, l’azzeramento degli incassi durante il lockdown è stato incredibile, ha strozzato molti artigiani, peraltro già appesantiti da affitti insostenibili e da una pressione fiscale opprimente. Il nostro compito è stato quello di far reggere il colpo, con l’ascolto dei loro problemi e preoccupazioni, l’affiancamento nella ricerca delle migliori soluzioni di tamponamento della crisi emergenziale, di vicinanza e sostegno anche psicologico, per evitare che la demoralizzazione o la paura di non farcela potesse portarli a non reggere il colpo e a chiudere i battenti.

Qual è la struttura del Polo di Albino?
Il Polo di Albino, dal punto di vista territoriale, copre la media e bassa Val Seriana: l’ufficio centrale è ad Albino, poi ci sono le delegazioni di Selvino, Gandino e Gazzaniga. Fanno capo all’ufficio di Albino i Comuni di Albino, Nembro, Pradalunga, Selvino e Aviatico. Mentre all’ufficio di Gazzaniga fanno capo i Comuni di Gazzaniga, Cene, Fiorano, Vertova, Colzate; e all’ufficio di Gandino i Comuni di Gandino, Leffe, Cazzano, Casnigo e Peia.

Come hanno operato le sedi di polo in questa emergenza?
Il personale è stato fantastico, tutti i nostri nove dipendenti hanno lavorato senza sosta, per tutti i giorni della settimana, h24; sempre disponibile, anche fuori orario, pronto a soddisfare ogni richiesta di aiuto, ogni domanda sulle disposizioni dei vari decreti, sulle proroghe di tasse e mutui, sulle deroghe di tariffe e dichiarazioni di redditi. Moltissimi i “passaggi” negli uffici, come pure le telefonate: un dialogo continuo, efficace e funzionale, finalizzato a ridare fiducia, recuperare energia, per ripartire nonostante le difficoltà. A tal proposito, devo ringraziare i due funzionari Stefano Bressanini, che ha operato su Albino e Selvino, e Antonello Pisilli, presente a Gazzaniga e Gandino, che si sono spesi con grande forza in questi mesi, e che ora, in Fase2, sono ancora oltremodo impegnati per sostenere i nostri associati nella nuova stagione della ripartenza.

Che lezione ha tratto dall’emergenza Covid-19?
La solita. Che gli artigiani sono persone forti, non demordono; grandi lavoratori, dallo spirito positivo; anche se colpiti o sembrano cadere, hanno un’energia professionale che li fa rialzare subito, cercare un appiglio per ripartire, uno stimolo per rilanciarsi. E così è stato, di fronte a quelli che all’apparenza sembravano aiuti economici, agevolazioni fiscali, liquidità immediata, ma che invece si sono rivelati strumenti macchinosi, misure obsolete, sostegni fittizi. Grandi promesse, forti proclami, lanciati in TV e sui giornali con enfasi e ridondante retorica, ma che non hanno trovato un’incidenza risolutiva sulle problematiche delle imprese. I tanto attesi contributi a fondo perduto, introdotti con il Decreto Rilancio a favore delle piccole attività, non stanno sortendo gli effetti sperati; la dimensione economica del ristoro, infatti, risulta molto contenuta, tale da coprire nella migliore delle ipotesi solo 1/6 delle perdite sostenute durante il lockdown.

Cosa fare per risollevarsi?
Gli artigiani che fanno riferimenti al nostro polo sono circa 2.500, a fronte di 26.000 al lavoro in Bergamasca: in primis, i settori metalmeccanico, edile, tessile e abbigliamento, poi il settore del legno e dell’arredamento, l’acconciatura e l’estetica, gli alimentaristi e i grafici, e chi lavora in imprese chimiche e della gomma-plastica. Un esercito che non può essere lasciato solo. Occorrono risorse governative aggiuntive, per completare l’erogazione delle prime nove settimane di cassa integrazione. Inoltre, accesso al credito immediato e semplificato, sblocco dei cantieri, regolarità nei pagamenti da parte dei committenti e della Pubblica Amministrazione, per poter ricominciare a lavorare in serenità e recuperare, per quanto possibile, quanto perso in questi mesi di fermo obbligato. I dipendenti delle aziende artigiane devono poter vedere garantiti periodo di copertura temporale e quantità economiche pari a quelli dei colleghi dell’industria. Per questo il Governo deve fare la sua parte in modo chiaro e deciso, a suon di miliardi. La mia speranza è che quella poca efficacia dei provvedimenti non venga per di più compromessa dai tempi lunghi di erogazione e dalle complessità burocratiche che già hanno ridotto l’incisività dei precedenti interventi, in particolare sulla liquidità.

Ma intanto gli artigiani si danno da fare…
Gli artigiani e i piccoli imprenditori hanno dimostrato in queste settimane un grande senso di responsabilità adeguandosi ai provvedimenti di contenimento emanati dal Governo e rispettando il protocollo sanitario nei casi in cui hanno potuto proseguire la loro attività. E tutto a loro spese, senza aspettare i soldi promessi dal Governo. La voglia di ripartire era così tanta che si sono attivati loro stessi, in prima persona.

Qual è l’operatività che sta offrendo il polo di Albino?
In linea con gli obiettivi di Confartigianato Imprese Bergamo, il polo rappresenta e difende gli interessi degli artigiani della zona. In particolare, offre tanti servizi: contabili/fiscali, finanziari, legali, previdenziali ed assicurativi, sanità, gestione del personale/paghe, ambiente e sicurezza, tecnologia ed innovazione, marketing e sviluppo, solo per dirne alcuni. Ma attenti, gli imprenditori trovano in noi non solo competenze tecniche e normative, ma anche presenza fattiva e condivisione umana, a maggior ragione in questo periodo. Insomma, una guida sicura, a 360 gradi, aiutandoli nelle incombenze quotidiane, sostenendoli nei momenti di crisi, facendoci carico dei loro problemi e intoppi burocratici, dando preziosi consigli.

Quali sono le leve su cui puntate in questo momento?
Innanzitutto, aiutare la filiera dell’edilizia, uno dei settori trainanti dell’artigianato seriano, mettendo l’Iva al 4% sulle ristrutturazioni per i prossimi cinque anni. Quindi, facilitare il credito verso le imprese; incentivare chi deve acquistare misure e dispositivi per il contenimento della diffusione del Covid-19 negli ambienti di lavoro; favorire le start-up e l’applicazione di innovazioni tecnologiche nei vari settori; sostenere i laboratori artigianali, vera anima del “made in Italy”; agevolare i negozi e gli esercizi commerciali, destinazione privilegiata delle lavorazioni artigianali. E, per creare orizzonti di sviluppo, lanciare progetti di ampio respiro, che favoriscano un nuovo posizionamento economico della Val Seriana in ambito europeo, magari con l’apertura di una nuova via di comunicazioni che dalla BreBeMi (A35) porti fino nel centro-Europa, passando da Orio al Serio, la Val Seriana, la Valbondione, un possibile traforo verso la Valtellina, Tirano, la Svizzera e la Germania. Un progetto che, se realizzato, porterebbe enormi vantaggi al nostro territorio. Bisogna guardare avanti, ma sempre più in là.

Qual è il suo sogno nel cassetto?
Vedere il Polo di Albino crescere ancora di più. Chiunque può venire a trovarci, chiunque può partecipare alle nostre riunioni o corsi di formazione; siamo aperti a tutti, a tutte le idee che possano migliorare il nostro territorio. Il nostro slogan è “Noi ci siamo… quando serve”.

Tiziano Piazza