Alessandro Poli e la “sua” musica

Una vita per la musica. Una vita…di chilometri a piedi, per scendere da Bondo a Colzate e salire sul treno che l’avrebbe portato alla Scuola di Santa Cecilia a Bergamo. Una vita…di lezioni date e prese di violino, clarinetto, canto, pianoforte, organo.

 

Proprio non c’è stato momento senza note e armonie per Alessandro Poli, nato a Bondo di Colzate nel 1932 e spentosi a Fiorano al Serio nel marzo scorso.

Venuto alla luce in una famiglia e in una piccola frazione in cui la musica ha sempre contato molto, terzo di cinque fratelli (Natalina, Gaudenzio, Giuseppina e Riccardo, quest’ultimo direttore del coro di Vertova, i primi tre musicisti o cantori), Alessandro (conosciuto come Sandro), ha portato all’eccellenza questa passione in un paesino in cui la musica ha sempre rallegrato feste pubbliche e celebrazioni sacre, serate conviviali dei tempi ancora liberi dalla televisione.

Il primo incontro di Sandro con la musica è grazie a un violino, come maestro il cugino Olivo. Con lo zio Albino invece scopre l’amore per il pianoforte e l’organo. Tanto bravo e talentuoso da convincere il parroco di Bondo di quei tempi, don Locatelli, a inviarlo alla scuola Santa Cecilia di Bergamo, quando aveva 14 anni.

Non c’era ancora la strada carrabile da Bondo a Colzate, l’unico collegamento era la mulattiera che ancora oggi esiste e passa per il Santuario di San Patrizio, lungo le tracce dell’antico sentiero di Honio, fino in Barbata.

Con don Angelo Covelli, parroco di Colzate e musicista, Sandro studiò invece armonia e composizione. Sempre con la musica in testa: con i tubi dell’acquedotto creò le campane tubolari, per decenni utilizzate per le pastorelle natalizie. E con l’aiuto di amici e parenti trasportò il primo pianoforte (a gran coda) su per la mulattiera, con l’aiuto di otto stanghe, fino a Bondo. E quella stanza al primo piano, completamente occupata dal magnifico strumento, divenne, oltre alla camera degli studi, il centro delle prove del coro del paese.

Tra i classici ha sempre amato Mozart, Bach, Fauré, spesso riconoscibili nelle improvvisazioni all’organo, di cui Sandro è stato un sopraffino specialista.

Lorenzo Perosi e Andrea Angelo Castelli (prete bergamasco amico di San Giovanni XXIII) sono stati i suoi compositori preferiti; un legame di stima l’ha sempre legato a mons. Giuseppe Pedemonti, storico maestro del coro e organista del Duomo di Bergamo.

Oltre agli studi, all’accompagnamento del coro di Bondo, sin da ragazzino e poi per tutta la vita, all’insegnamento della musica, all’attività di organista a Fiorano al Serio, dove si trasferì e dove ha sempre affiancato all’organo prove, concerti e messe del coro (in cui hanno cantato sia la moglie Lorenzina che la figlia Daniela, pianista e insegnante di musica), Alessandro Poli non ha disdegnato la “musica per tutti”. Dal complessino formato con il fratello Gaudenzio e l’amico Bernardo (Pepe), che si esibiva nelle balere di Vertova negli Anni Cinquanta, dal Giardinetto alle Piante, al pianobar del Terzi. A questo seguì la fondazione della formazione dei “Mabor” con Mario e Beppe Maffeis, Bombardieri e Epis.

Sempre con la musica nella testa e nel cuore, con l’orgoglio di veder apprezzate le sue composizioni più conosciute: l’oratorio “Pietro”, eseguito lo scorso 24 novembre in chiusura dell’Anno della Fede a Fiorano al Serio, l’altro oratorio “Obbediente fino alla croce” e il poema sinfonico “Quando Israele uscì dall’Egitto”.

Da ultimo, un’altra sottolineatura. Sandro Poli era anche un valente organaro, cioè fabbricava e riparava organi.

Insomma, una figura di artista a tutto tondo, che Bondo ricorderà prossimamente con un appuntamento dedicato proprio a lui, ad Alessandro Poli e alla passione di un paese per la musica.

 

Marisa Poli