Si è parlato tanto dei molti volontari che si sono rimboccati le maniche e hanno realizzato nello scorso mese di marzo, insieme agli alpini, l’ospedale da campo alla Fiera di Bergamo. Tra loro, anche centinaia artigiani, che hanno risposto alla grande alla “chiamata alle armi”, rivolta loro dall’associazione Confartigianato Imprese Bergamo, su richiesta della stessa ANA. “Abbiamo bisogno di posatori di pareti, cartongessisti e imbianchini per rispettare i tempi di apertura dell’ospedale” è stato l’appello via mail delle penne nere. E, poche ore dopo, al cantiere si sono presentati in 250: muratori, carpentieri, cartongessisti, imbianchini, idraulici, impiantisti tecnici del gas e elettricisti specializzati. Molti erano di tropo e sono dovuti ritornare a casa. Ma fra chi ha lavorato in quei giorni, a titolo gratuito, offrendo la sua competenza ed esaltando quella laboriosità “made in Bergamo” che è nota in tutta Italia, c’era anche un artigiano di Albino, Christian Persico, 39 anni, tinteggiatore, titolare dell’omonima impresa, la “Persico tinteggiature”.
“Alla richiesta d’aiuto degli alpini e della mia associazione artigiani ho risposto subito di sì – afferma Christian Persico – Coordinato dagli alpini e in squadra con altri volontari mi sono subito messo all’opera senza sosta per trasformare l’installazione di tende in una struttura permanente. Tanta gente, tante squadre suddivise in turni, in modo preciso e funzionale; si è lavorato a ritmo continuo, e alla fine siamo riusciti a completare l’ospedale a tempo di record. Un’esperienza indimenticabile”.
“Un grande orgoglio artigiano quello delle imprese bergamasche che stanno fronteggiando l’emergenza da Coronavirus con grande senso di responsabilità, impegnandosi a rispettare i vincoli imposti dalle Istituzioni e attrezzandosi con tutti gli strumenti necessari per tutelare dipendenti, clienti e fornitori” ha commentato Giacinto Giambellini, presidente di Confartigianato Imprese Bergamo.
I lavori sono iniziati il 24 marzo e l’ospedale è stato consegnato il 2 aprile: incredibile. Merito dell’orgoglio artigiano, dello spirito solidale di tanti artigiani-volontari, che hanno lavorato con forte impegno, in una corsa contro il tempo, per dare una boccata di ossigeno alle aziende ospedaliere bergamasche che in quel mese di marzo, nel momento più devastante del Covid-19, erano al collasso.
“Era la prima volta che mi impegnavo nel volontariato – continua Christian Persico – Non so perché mi sono offerto: mi sentivo di farlo, e l’ho fatto. E’ un qualcosa che mi è scattato dentro, anche perché in quelle settimane di marzo eravamo in lockdown e tutto era bloccato. Avevo voglia di fare qualcosa per Bergamo, per la mia gente, e l’ho fatto: dieci giorni di lavoro, faticosi, ma che mi hanno dato grande soddisfazione”.
Completamente finanziato da imprenditori e costruito da braccia locali, senza chiedere nulla allo Stato, alla Regione, al Comune, men che meno all’Europa, l’ospedale da campo alla Fiera di Bergamo è un esempio di solidarietà concreta, gratuita, frutto del senso di appartenenza di una comunità, quella bergamasca, che, quando viene chiamata al sacrificio a servizio della vita civile, non si risparmia, non si tira indietro, e offre tutta se stessa, con generosità e disponibilità. E, in questo caso, anche competenza, efficacia, efficienza effettiva e affettiva degli alpini, degli artigiani, degli atalantini, al grido “mola mia (“non mollare mai”), detto in dialetto bergamasco.

Tiziano Piazza