Nato a Monza 30 anni fa, ma residente a Trescore da più di 20 anni, Andrea Vanini è assessore al Turismo di Trescore, e presidente del Comitato Turistico InValCavallina. Ha studiato Economia a Milano, Vancouver e Shanghai (ha una laurea magistrale cinese), ha fondato una piattaforma web per le nonprofit (gestionali web e raccolta fondi), che è la sua attività principale, con sede a Milano. E’ un nerd orgoglioso, gli piace la tecnologia e la bicicletta e ama leggere.
Visti i suoi due incarichi e considerate le importanti valenze che sottendono, la redazione di Paese Mio lo intervista per farlo conoscere alla platea dei lettori e offrire visibilità ai progetti in progress.

Come si è avvicinato all’attuale esperienza amministrativa?
L’impegno politico (o amministrativo) credo sia uno dei modi più belli per impegnarsi per un territorio a cui si vuole bene. Una sorta di giveback, visto che tanto ho ricevuto. Mi ha contattato l’attuale vice-sindaco Michele Zambelli all’inizio della campagna elettorale, ho accettato di buon grado, e ora sono qui.

Come è nata InValCavallina?
Per anni abbiamo concepito il turismo come qualcosa di più, non essenziale per l’economia del territorio e una sfida “personale” dei singoli Comuni. Entrambe le concezioni sono anacronistiche e dannose. Il turismo è un motore di crescita economica, occupazionale e culturale, ed è una sfida da giocare in squadra. Per questo abbiamo allargato le maglie, e chiesto agli altri Comuni di progettare insieme le soluzioni. Un’intuizione non nuova, anzi, ma nuova per il nostro territorio.

Quali sono gli ambiti di competenza del Comitato Turistico InValCavallina?
Il Comitato Turistico si pone due obiettivi: generare indotto da una parte, ovvero promuovere il territorio e le sue bellezze nei confronti dei turisti, generare dall’altra un senso di appartenenza al territorio da parte di chi lo abita. Sono due facce della stessa medaglia. Non si può pensare di invitare i turisti in un’area dove i cittadini stessi non ne percepiscono i valori, le bellezze e le opportunità, né pensare solo “a chi viene da fuori”, dimenticandosi delle esigenze di chi ogni giorno vive la valle.

Quali gli interventi più significativi fin qui compiuti?
Partivamo con tre diversi portali turistici aggiornati agli anni 2000. La presenza digitale è condizione non sufficiente a fare promozione territoriale, ma è sicuramente necessaria. Abbiamo lanciato un portale moderno, sempre aggiornato, che raccoglie tutto quanto offerto dalla Val Cavallina. Dallo scorso anno, ogni quattro mesi pubblichiamo un magazine che contiene il calendario degli eventi di valle, e alcuni suggerimenti di gite a km0. Poi c’è l’app InValcavallina, i corsi di formazione per amministratori e operatori del settore, i sette tavoli di lavoro tematici che organizzano, monitorano e progettano iniziative e idee. Abbiamo dato un nome e un marchio alla valle, per uscire dall’anonimato turistico e posizionarsi come valle unita al potenziale turista e agli altri territori limitrofi.

Qual è il bilancio dell’attività?
Abbiamo presentato il bilancio consuntivo 2016 a fine aprile, con entrate totali di 95.000 euro circa. Dai Comuni arriva la metà delle entrate, con la quota di un euro per abitante; 20.000 euro sono arrivati dalla partecipazione ad alcuni bandi provinciali e regionali; il resto dalla contribuzione privata. È un bilancio sano, ma siamo al primo anno, e molto è ancora da fare. Abbiamo investito principalmente in promozione e struttura, per dare alla ValCavallina un’agenzia di promozione territoriale stabile nel tempo e in grado di fare investimenti importanti.

Quali sono i prossimi impegni per il 2017?
Il 2017 è l’anno in cui superiamo la fase sperimentale e ci strutturiamo maggiormente sui servizi al territorio e sulla promozione territoriale. Stiamo già lavorando su molti prodotti tematici (arte, musei, paesaggio, lago, sapori) e sui cartelli stradali che indicano la ValCavallina a partire da Bergamo.

Qual è il rapporto con le amministrazioni comunali e le realtà del territorio?
Il rapporto è molto buono. C’è grande aspettativa da parte di tutti (noi compresi) sui lavori e sui loro esiti. Ma i Comuni e le realtà del territorio collaborano su tutti i fronti: dalla partecipazione ai tavoli di lavoro alla condivisione di risorse (non solo economiche), dalla continua fiducia alla critica costruttiva. Direi che è una cosa eccezionale.

Qual è il suo sogno nel cassetto?
Il mio sogno è trasformare l’accoglienza turistica in una questione di comunità: cittadini, enti e pubblica amministrazione insieme per rendere la nostra valle un posto migliore per noi tutti, e per chi avrà il piacere di venire a farci visita!

Ti.Pi.