Una figura esile, dai lineamenti eleganti. Fisico minuto, ma scattante come quello di una ragazzina. Viso simpatico e sempre sorridente, per giunta abbronzatissimo, incorniciato in una chioma castano-chiara e folta, che le danno un nobile portamento. Una nonnina ancora vispa e lucida, che capita spesso di vederla camminare per le vie di Comenduno, quasi sempre stretta in una tuta sportiva. Così, si presenta Anna Fabretto Martinelli, moglie dell’indimenticato Enzo Martinelli, il “presidentissimo” del GS “Abele Marinelli” e mamma di Claudio, attuale presidente del sodalizio “rosso-giallo-blu”. Un’autentica forza della natura, nonostante le sue 78 primavere, capace di gareggiare ad altissimi livelli sulle più dure piste di sci del mondo, ma soprattutto di conquistare a raffica allori iridati, titoli internazionali e scudetti tricolori; nella categoria Master C 10, cioè quella riservata alle atlete che hanno dai 75 ai 79 anni. Ma per lei gli anni non contano. E ad ogni stagione è sempre lì, al cancelletto di partenza, attaccata ai bastoncini, per filare fra i paletti e superare per prima il traguardo. Come avvenuto quest’anno, l’ennesimo “anno d’oro”, ricco di successi e titoli. Su tutti, la “sfera di cristallo” della Coppa del Mondo 2019.

Come è andata la stagione 2018-19?
Benissimo, ho vinto tutto quello che c’era da vincere: campionessa italiana di slalom speciale, gigante e SuperG; il “triplete” nel Mondiale di Megeve, in Francia; la Coppa Italia; 15 vittorie nelle gare FIS Master e, a chiudere in bellezza, la Coppa del Mondo FIS Master, a Goestling-Hochkar, in Austria, lo scorso sabato 6 aprile, la terza della mia carriera.

Un profondo inchino alla “reginetta” della BergamoSci, che ha messo in bacheca un altro alloro mondiale. Ma quanti ne ha vinti?
In verità, tantissimi, faccio fatica a contarli. Ad ogni gara che ho partecipato in questi 50 anni di carriera agonistica sono sempre salita sul podio o, quanto meno, sono sempre stata premiata. Ho una bacheca che strabocca, sfavillante di ori, argenti e bronzi, conquistati sulle piste di mezzo mondo, fra paletti stretti e altri più “ruotanti”, quelli del gigante e del SuperG. Faccio fatica a sistemarli tutti.

Il suo è un palmares impressionante…
Certamente, non mi sono mai fatta mancare niente. Un argento e due bronzi alle Olimpiadi Master 2010, a Kraniska Gora, in Slovenia; tre bronzi ai Mondiali 2012, a Mammoth, negli USA; due argenti e un bronzo ai Mondiali 2013, a Megeve, in Francia; un oro, un argento e un bronzo ai Mondiali 2015, all’Abetone, in Toscana; due bronzi ai Mondiali 2016, a Spindieruv, in Repubblica Ceca; tre ori ai Mondiali 2017, a Meiringen, in Svizzera; tre bronzi ai Mondiali 2018, a Big Sky, negli Stati Uniti; e quest’anno, tre ori ai Mondiali 2019, a Megeve, in Francia, nello scorso mese di marzo.

Una carriera fantastica, frutto di una tenacia e di una determinazione che la dice lunga sulla bravura della “senatrice” dello sci “oldstar”…
Oltre ai Mondiali, tanti altri successi. Dal 1998 ad oggi, ho vinto 18 volte la Coppa Italia. L’ultima l’ho alzata sul podio il 31 marzo, sulle piste dell’Abetone, in Toscana, una bella tripletta, slalom, gigante e SuperG. Ma, in carriera, non riesco più a contare i titoli tricolori (tre titoli anche quest’anno, in slalom, gigante e SuperG, sulle piste di Roccaraso, in Abruzzo: saranno una cinquantina; ma quello che so per certo è che per 12 anni ho fatto il “triplete”, vincendo le tre specialità. Ma quello che più conta è che ho alzato per tre volte la Coppa del Mondo FIS Master: nel 2013, sulle piste del Sestriere, in Val di Susa; nel 2018, a Serre Chevalier, in Francia; e quest’anno, settimana scorsa, in Austria.

Anna Fabretto Martinelli scia da diversi anni, ma i successi internazionali sono recenti. Quando ha iniziato?
Ho iniziato a sciare a vent’anni, era il 1961. Colpa di mio marito Enzo, allora eravamo fidanzati, che mi portò a sciare a Ponte di Legno. Lì ho fatto la mia prima discesa, ancora con gli sci di legno. Poi, sempre più spesso le gite domenicali con lo sci club. Ma anche su e giù a piedi, fino al Madunì, qui sopra a Comenduno. Lui sciava molto bene, ho imparato con lui, e pian piano è cresciuta la voglia di fare agonismo. Decisi così di cimentarmi nelle gare sociali. Era il 1965, ed è da allora che sono entrata a far parte del “GS A.Marinelli”.

Come riusciva a conciliare famiglia, lavoro e sci?
Mi sono sposata nel 1963, ho avuto due figli, Patrizia nata nel ’65 e Claudio nato nel 1968. Intanto lavoravo: prima alla SIAMA, che faceva peluche, per vent’anni, da quando avevo 15 anni; poi al Cotonificio Honegger, per altri 15 anni. Ma è quando sono andata in pensione che mi sono lanciata nelle gare nazionali e internazionali di sci. Prima in ambito FIE, con il primo titolo italiano nel 1977, a Caspoggio. Poi, in ambito FISI, con il primo titolo italiano nel 1994, a Corno alle Scale, sull’Appennino Bolognese. E da allora titoli a ripetizione, cambiando tante categorie, dalla C3 all’attuale C10.

La categoria C10 è dei “master”, ma lei sembra ancora una ragazzina alle prime gare…
Beh, qualche acciacco si sente, ma la passione fa il resto. Sono nonna, ho figli e nipoti, ma lo sci mi piace troppo.

Per “cannibal” Anna Fabretto Martinelli sono all’orizzonte altri successi…
Voglia di fermarmi non ne ho. Andrò avanti fino a quando le visite mediche me lo consentiranno. C’è, infatti, la possibilità di sciare oltre gli 80 anni, perché no.

T.P.