Antichi mestieri (terza e ultima puntata)

Nel settore terziario dell’economia, dopo i mestieri relativi al commercio, restano da considerare quelli legati ai vari servizi e al pubblico impiego. Su duecento mestieri antichi incontrati in questa miniricerca, 110 (=55%)sono svolti nel settore terziario.

 

Questa  fuga verso il terziario è una tendenza ancora  in corso e diventa sempre più veloce.  Facciamo l’esempio dei servizi alla famiglia e alla persona. Un tempo le famiglie potevano essere aiutate da un “famei”, da un servitore o serva, dalla “commadre” (da ‘cum matre’, che aiuta la madre a far nascere i bambini, cioè  la levatrice), dalla balia, dalla “boletéra”, (= bambinaia), dagli “infermieri” dei Luoghi Pii, dal dispensiere, dal medico condotto, dal “cerusico”, dal “maestro dei poveri bisognosi”, dal precettore (insegnante nelle case signorili)…

Oggi queste figure  si sono  moltiplicate: sono nati gli assistenti sociali, i collaboratori familiari, i / le badanti, gli accompagnatori, ostetriche, ginecologi,psicologi, i fisioterapisti, gli infermieri diplomati, gli assistenti volontari, i medici di base o di famiglia, gli specialisti nei consultori familiari, nei vari ambulatori, negli ospedali e così via.

Nel servizio alle persone si incontrano le figure tradizionali dell’ombrellaio, del lustrascarpe, del mulitta (arrotino), dello stagnino, del materassaio, del norcino, dell’imbianchino, del sarto, del barbiere o parrucchiere, dello spazzacamino, del sorbettiere ambulante, del suonatore del verticale a molla, e chi più ne ha, tutte persone che concorrevano ad animare la vita del villaggio. Così pure nei lavatoi pubblici i …cicalecci delle lavandaie (nome che non meritava di assmere un snso dispregiativo). Altre figure di tutto rispetto erano il “marosér” (sensale o mediatore), l’usuraio, l’incantatore (all’asta pubblica), il nodaro, il procuratore, il causidico (nei giudizi), il perito patentato, l’assistente contrario, l’ingegnre, l’architetto, l’agrimensore…poi lo scultore, il pittore ritrattista, lo stuccatore, il doratore, l’orefice…

Nei servizi religiosi fra i presbiteri il curato era il responsabile della parrocchia, colui che aveva la cura d’anime, divenuto poi rettore e infine parroco; incarichi vari erano assegnati ai  numerosi cappellani, quali corista, organista, maestro, predicatore, confessore…; a chierici o a laici venivano assegnate le mansioni di sagrista, campanaro, inserviente, romito, tutti con regolare contratto.

Infine una folta schiera di operatori si incontrava nel pubblico impiego.

E precisamente: lo scrivano, il cancelliere, il caneparo (o tesoriere, custode del denaro comunale contenuto nella canépa o cassaforte), il massarolo o Fattore di bilancio, ragioniere, estimatore dei beni soggetti al fisco, calcolatore delle tasse, talliatore (esattore delle tasse), il gabelliere, il campiere, il calcatore dei confini, il banditore, l’incantatore (all’asta), il nettezzino, il beccaro, il molinaro, il custode della taverna comunale, l l’agente comunale o segretario, il cursore o messo comunale, la guardia campestre, la guardia boschiva, il fontaniere, l’agrimensore, il custode del Comune, il custode dell’orologio comunale, il seppellitore, il telegrafista, il postino, il maestro delle scuole comunali, il Sottomaestro, il Direttore scolastico, l’ispettore, il bidello, il fornitore della legna. Ogni anno il Comune doveva   fornire all’esercito veneziano un certo numero di: pichieri, galeotti, guastatori,

moschettieri, archibugieri.

Indovini, guaritori, stregoni e fattucchiere non erano riconosciuti ufficialmente, ma non mancavano. Come non mancavano musici, danzatori, giocolieri, sbandieratori, commedianti, burattinai…a ricreare dalle fatiche accumulate con l’esercizio di molti mestieri specialmente quando non erano alleggeriti dalla tecnologia moderna.

 

Angelo Bertasa