Albinese 50 anni, di cui 26 di insegnamento e di contemporaneo esercizio della libera professione di Dottore Commercialista, Armando Persico è un insegnante di scuola superiore molto speciale. Recentemente, infatti, è stato selezionato dalla Varkey Foundation fra i 50 finalisti al Global Teacher Prize (il Nobel dei Professori), che premia ogni anno il miglior docente al mondo, esaminando 20.000 docenti provenienti da 179 nazioni. Ma c’è di più. Armando Persico è l’unico italiano ad essere stato selezionato. La cerimonia di premiazione si è svolta a Dubai.
Un motivo di prestigio per Armando Persico, ma anche un onore per la comunità albinese. Pertanto, la direzione di Paese Mio ha intervistato Armando Persico, cercando di capire qual è lo stile del suo insegnamento.

Sposato e padre di 3 figli (Michela 25, Luca 24, Francesco 19), Armando Persico nasce da una famiglia solidamente ancorata ai solidi valori della terra….
Mio padre, ultimo di 15 figli, è stato muratore e mia madre, ottava di 13 figli, casalinga, mi hanno insegnato l’attaccamento al lavoro, la soddisfazione del far bene le cose. Tantissimi cugini e amici hanno caratterizzato un’infanzia spensierata e piena di gioco e di studio; bellissimo il ricordo di quando si giocava a pallone in una strada secondaria (ora, molto trafficata), dove si era sicuri che non sarebbero mai transitate automobili e quindi nemmeno ci si poneva il problema della sicurezza. Crescendo, a 13 anni, mi si impone la scelta della Scuola Superiore. Senza nessuna esitazione, visto l’amore per la matematica applicata, scelgo Ragioneria all’Istituto “Oscar Romero” di Albino, la mia città, innamorandomi sempre più di questa materia, così difficile, ma anche così ostica per i ragionamenti che la caratterizzano.

Poi, il diploma nel 1985, l’iscrizione presso la nascente Università degli Studi di Bergamo, facoltà di Economia e Commercio…
A 22 anni apro la mia prima start-up (allora non si diceva così, ovviamente) per la gestione di consulenze assicurative e di management (allora, si parlava semplicemente di “gestione”); e, a 23 anni, si laurea e contemporaneamente si sposa con Laura. Avendo superato subito l’Esame di Stato, si iscrive all’albo dei Dottori Commercialisti, cominciando ad esercitare la libera professione. Nel contempo, inizia ad insegnare con un contratto part-time, che gli consente di “tenere il piede in due scarpe”.

Nel 2000, diventando entrambe le attività sempre più interessanti ed importanti, si impone una scelta…
Ho scelto l’insegnamento, con evidenti riflessi sul conto corrente, ma altrettanto evidenti riflessi sulla bellezza della vita. Infatti, ho avuto la fortuna di poter insegnare in due contesti di scuole il cui riferimento è sempre stata la “persona”, prima presso l’Imiberg Bergamo ed ora presso il Gruppo Fondazione Ikaros, sempre di Bergamo.

Non il “programma”, ma la persona al centro. Cosa significa?
Se tutto il lavoro parte dalla domanda “perché insegni?”, “a che cosa serve a te fare questo mestiere?”, si è più facilmente portati a guardare l’altro, in questo caso lo studente, non come ad un “produttore di voti”, ma come ad una persona che va accompagnata nel suo processo di crescita delle conoscenze e delle competenze, ma soprattutto fino a ridestare la domanda ultima su di sé, sul perché si è al mondo. L’uomo deve poter desiderare e non sopire il desiderio di bellezza. Ho avuto la fortuna di lavorare per due scuole rette da persone con questa domanda su di sé, che hanno sempre impostato i lavori collegiali, gli incontri con i genitori, il lavoro con i ragazzi, mettendo a tema sempre la questione ultima dell’umano. E’ partendo da questo che poi si è sviluppato il mio lavoro con i ragazzi.

Ci può descrivere questo lavoro?
Parto da due frasi che ho sempre fatto mie: “Se vuoi costruire una nave non devi per prima cosa affaticarti a chiamare la gente a raccogliere la legna e a preparare gli attrezzi; non distribuire i compiti, non organizzare il lavoro. Ma invece prima risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato. Appena si sarà risvegliata in loro questa sete si metteranno subito al lavoro per costruire la nave”. (Antoine de Saint-Exupery)
“Trattate le persone come se fossero ciò che dovrebbero essere e aiutatele a diventare ciò che sono capaci di essere”. (Johann Wolfgang Goethe)
“Intraprendere per imparare”: potrebbe essere questo lo slogan di questi anni di insegnamento. Come titolo, comprende già in sé i contenuti dell’attività tipica del “fare impresa”, ma anche la posizione corretta e i caratteri che si richiedono ad un alunno impegnato nel suo compito principale di studente: un’azione attiva e non passiva o solo recettiva, uno studio efficace e produttivo, un raccogliere tutto con giudizio e capacità di scelta, una conoscenza che man mano sa far diventar cosa propria tutto ciò che incontra, un uso personale e intelligente di contenuti e strumenti.

Ma quando e come è nato questo stile di insegnamento?
La circostanza, che è stata occasione per la messa a punto dell’esperienza, è stata la constatazione dell’esigenza di coniugare in modo armonico i caratteri propri dell’insegnamento svolto dai docenti, e ritenuto insostituibile, con la necessità di responsabilizzare in modo creativo l’azione degli alunni. Aiutare i ragazzi a diventare protagonisti attraverso l’esperienza di gesti che permettono loro di cogliere in azione conoscenze imparate e problemi da affrontare, soluzioni da individuare e scelte nelle quali giocare capacità e inventiva. Percorrere, insomma, le diverse tappe della vita e della crescita, attraverso la gestione di un’impresa, volendo imparare a reggere il confronto con tutti. Non è una presunzione: è la regola della vita, quando non è gioco o finzione.

Cosa vuol dire, quindi, fare scuola?
In ogni caso, è nostro primario obiettivo quello di cercare di mantenere sempre l’attenzione a che la preoccupazione nostra, fare scuola, sia sempre al centro dell’attenzione. Il fare impresa per i giovani ha continuato ad essere l’occasione, lo strumento attraverso il quale mettere in azione le conoscenze apprese, utilizzare gli strumenti acquisiti, affrontare i problemi incontrati. Oggi, più che mai, sono evidenti gli aspetti positivi dell’esperienza iniziata: i prodotti e i servizi progettati e commercializzati hanno permesso di mettere a punto una serie di interventi e attività che spaziano dalla progettazione ai budget, dalla contrattazione di preventivi al marketing e alle tecniche di mercato on line.
Così, come era stata pensata fin dall’inizio, la ricaduta dell’attività non è però limitata solo agli studenti direttamente implicati, ma riguarda tutti gli alunni, gli aspetti e i livelli dell’intera attività scolastica che vengono così coinvolti e interessati metodologicamente dallo stesso tipo di esperienza in atto.

Cosa pensa di lasciare nella vita di ogni studente?
Spero di lasciare un segno da “insegnante”, come quello che mi ha scritto Ilaria Pugni nella proposta di candidatura all’Italian Teacher Prize, dove pure sono nella Top 50 su 11.000 candidati
“Il Prof. Armando è una persona che si ha la fortuna di incontrare quando la vita decide di farti un regalo. Spinge gli alunni verso orizzonti ben più lontani a cui altri non arriverebbero, mettendo tutto l’amore, la professionalità e l’entusiasmo necessari nell’insegnamento, curando l’inclinazione naturale di ciascun alunno. Sarebbe libero di tenere e sfruttare le sue conoscenze per se stesso e invece sceglie la via dell’altruismo verso il prossimo, insegnandole”.

Ti.Pi.