“L’arte, nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana – svolta singolarmente o collettivamente – che porta a forme di creatività e di espressione estetica, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate o acquisite e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall’esperienza. Nella sua accezione odierna, l’arte è strettamente connessa alla capacità di trasmettere emozioni e “messaggi” soggettivi. Tuttavia non esiste un unico linguaggio artistico e neppure un unico codice inequivocabile di interpretazione.
Nel suo significato più sublime, l’arte è l’espressione estetica dell’interiorità umana. Rispecchia le opinioni dell’artista nell’ambito sociale, morale, culturale, etico o religioso del suo periodo storico. Alcuni filosofi e studiosi di semantica, invece, sostengono che esista un linguaggio oggettivo che, a prescindere dalle epoche e dagli stili, dovrebbe essere codificato per poter essere compreso da tutti, tuttavia gli sforzi per dimostrare questa affermazione sono stati finora infruttuosi.”
E allora quando incontro un artista, da cosa parto per definirlo tale? dal valore economico delle sue opere? dalle emozioni che suscita? Dalle sue capacità di rappresentare il reale? Da che cosa?
Se l’arte è l’espressione estetica dell’interiorità umana, credo sia questo che va cercato in un’opera, sia essa di alto valore economico o di basso valore economico.
Prima di analizzarne il valore tecnico, materia di esperti, noi persone semplici ci dobbiamo far coinvolgere dall’opera stessa nella sua espressione emotiva, instaurare un dialogo con essa, lasciare che in ogni suo segno parli di se. In ogni suo segno è contenuto parte del percorso interiore dell’autore, una mistura di gioie e sofferenze, di tribolazioni mentali e di serenità
L’opera, in se, è prima di tutto un dialogo che l’artista fa con se stesso e lo rappresenta nel modo a lui congeniale.
Non parlo dell’arte dei grandi, degli inarrivabili per effettivo valore artistico o perché oggetti della macchina da business, parlo dell’arte semplice, la nostra, quella che esponiamo con riluttanza perché non siamo Artisti quotati, Artisti valorizzati a centimetro.
L’arte che in questi giorni è di casa ad Albino grazie alle iniziative di Arte sul Serio, l’arte nostra, quella che viene dal cuore e che con segni più o meno decisi mette in mostra in primo luogo noi stessi. In questo contesto l’arte diventa il tramite per un dialogo positivo, costruttivo dove interiorità diverse si incontrano e si scambiano pezzi di vita. Un via vai di gente ha potuto in questi ultimi fine settimana venire a contatto con le opere degli associati di Arte sul Serio esposte nel meravigliosa cornice della chiesa di S. Bartolomeo.
L’atmosfera che si respirava era quella descritta sopra, arte semplice ma grande per la spontanea espressività. Arte di hobbisti che per passione dedicano parte del loro tempo all’arte semplicemente per il piacere di rappresentarsi attraverso di essa senza pretese alcuna. Esporre, mettere in vista le proprie opere, non è una scelta semplice, si è un po’ gelosi, protettivi verso di loro, quasi a proteggere se stessi. Si teme il giudizio come una sconfitta e non come una crescita. Viviamo in un mondo dove devi essere sempre primo per essere qualcuno e sempre siamo alla ricerca di surrogati per esserlo dimenticando che noi siamo grandi quando siamo noi stessi. Esporre delle opere vuol dire superare questo, esporre se stessi poi diventa un gioco, un gioco di relazioni, di emozioni, di vita.
Dal 20 maggio al 3 giugno Arte sul Serio espone, sempre nella chiesa di S. Bartolomeo, più di 50 opere dei suoi associati. Accanto all’arte pittorica e intaglio del legno, sono state inserite in collaborazione con altre associazioni artistiche, durante la mostra, espressioni d’arte di altri genere. Il DUO ARMONIAE, con Giuliano Marco Mattioli e Rossella Pirotta, si esibirà il 20 maggio, la loro musica subito dopo l’inaugurazione della mostra alle ore 17, accompagnerà i visitatori attraverso le opere esposte
Il professore Giampiero Tiraboschi, appassionato studioso di storia, in particolare della storia delle nostre terre, ci intratterrà sabato 27 alle ore 16,30, sempre in S. Bartolomeo, sulle vicende storico ed artistiche della chiesa stessa
Il gruppo PEZZI i FLUTTUANTI, chiuderà la mostra il giorno 3 giugno sempre alle 16,30 e sempre in S. Bartolomeo con racconti scritti da loro e accompagnati da un sottofondo musicale.
Sono racconti brevi e significativi tratti dalla vita di tutti i giorni. Collaborare con realtà artistiche che esprimono la loro arte in modalità diverse, diverse da quelle di Arte sul Serio contribuisce a dare un grande contributo allo spirito artistico che vive in noi e che spesso ci dimentichiamo di ascoltare o temiamo di doverlo assecondare.

Federico Bianchi