Ancora soldi buttati dalla finestra

No, non si tratta ancora di fare una regalia a qualche cooperativa sociale scontando loro gli Oneri di Urbanizzazione, questa volta si tratta di leggerezza o forse di vera e propria incapacità a far rispettare quanto fissato nelle convenzioni in essere tra Comune e privati, il tutto condito da una fretta incredibile di far cassa ad ogni costo per rispettare il patto di stabilità.

Cosa è successo ancora? Possiamo partire con il classico “incipit” delle favole, ovvero il “c’era una volta…”Sì, incominciamo così, c’era una volta una Convenzione Urbanistica approvata durante l’Amministrazione Rizzi e sottoscritta da Comune e privato nei primi mesi dell’Amministrazione Luca Carrara (9 luglio 2009) in cui si riservava al Comune il diritto d’uso ventennale del fabbricato storico detto “Casa la Croce” presso il Colle Sfanino, diritto d’uso che includeva anche l’annesso essiccatoio per castagne e la superficie esterna pertinenziale. Il fine ultimo era quello di sviluppare l’interesse storico/culturale dell’edificio in chiave didattico-educativa.

La convenzione prevedeva che il privato ristrutturasse l’edificio esistente e l’adiacente essiccatoio al fine di garantire l’agibilità dei medesimi per i fini didattici e culturali a cui risultava destinato. I lavori previsti, finalizzati in particolar modo alla conservazione dell’involucro esterno dell’edificio, nonché a rendere visitabile l’essiccatoio ed il piano terra dell’edificio principale, erano specificatamente elencati nella relazione allegata alla convenzione sottoscritta.

Tra gli standard che competevano all’intervento c’era l’impegno del privato a realizzare, entro tre anni dall’approvazione del Piano Attuativo (ovvero entro il 30 marzo 2012), un parcheggio pubblico di 13 posti auto, opera a garanzia della quale il Comune aveva richiesto una fideiussione di 80.000,00 Euro circa.

La convenzione stabiliva infine l’esenzione del privato dal pagamento degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria in virtù della realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria.

Ora, a distanza di più di quattro anni dalla sottoscrizione della convenzione, l’Amministrazione Luca Carrara, evidentemente troppo presa da altre cose, vedasi ex monastero della Ripa, si è completamente dimenticata della “Casa la Croce”, del suo essiccatoio, dei parcheggi, della valorizzazione a fini didattici. Il termine di tre anni per la realizzazione delle opere previste è scaduto abbondantemente e i parcheggi non sono ancora stati completati, come del resto lo stabile e l’essiccatoio, che non risultano ancora agibili. E la fideiussione? E’ stata incassata dal Comune visto la mancata realizzazione delle opere previste e la mancata possibilità di utilizzo pubblico a fini didattici? Macché, altri 80.000 Euro buttati dalla finestra.

Ma c’è di più. L’Amministrazione Comunale, non si capisce se per propria volontà o su proposta del privato, ha deciso e già deliberato di svincolare il fabbricato storico e l’area pertinenziale dall’uso pubblico, monetizzandone il diritto. In sostanza Luca e compagni hanno venduto il diritto d’uso ventennale della “Casa la Croce” e del suo essiccatoio disinteressandosi, oppure diciamo così, fregandosene di una valorizzazione e di un utilizzo a fini didattici del sito.

Il diritto d’uso pubblico per vent’anni di un edificio storico della consistenza di circa 1.700 mc. e con una superficie esterna pertinenziale di 726 mq. è stato quantificato in 90.000 Euro.

Curioso il fatto che l’utilizzo pubblico di un piccolo ambiente sito all’interno dell’ex monastero della Ripa per qualche anno in più sia stato quantificato in 253.000 Euro, tanti sono gli oneri abbuonati alla Cooperativa la Fenice in virtù appunto della convenzione stipulata con il comune.

Infine, perché non è finita qui, pare che il privato proprietario della “Casa la Croce”, ritornando in possesso dell’utilizzo della stabile possa recuperarne anche la destinazione d’uso residenziale, che un tempo aveva. Tutto questo nonostante, tra le prescrizioni specifiche stabilite dal PGT e riportate in convenzione, fosse sancito che l’edificio storico avrebbe perduto la propria destinazione residenziale, e non soltanto per i vent’anni di uso pubblico.

Quest’ultima prescrizione, in particolare, era stata inserita nel PGT in virtù del fatto che al privato, che avrebbe rinunciato all’utilizzo dell’edificio storico esistente, sarebbe stata concessa l’edificazione nell’area adiacente di un nuovo edificio di pari volumetria, cosa che in effetti ha fatto.

Non è quindi sufficiente cedere il diritto d’uso pubblico per far riacquistare la destinazione residenziale di quell’edificio. E’ indispensabile fare una variante al PGT e riattribuire all’edificio storico la sua volumetria. Poiché, così procedendo, il Comune sta di fatto concedendo al privato una nuova volumetria, dovrebbe quantomeno richiedere allo stesso una somma adeguata ai 1700 mc. di cui lo stesso ritorna in possesso, da quantificarsi tramite apposita perizia. Un’operazione che potrebbe portare nelle casse del comune ancora quasi 200.000 Euro.

Dopo la perdita della fideiussione, anche tutto questo ragionamento non è stato assolutamente tenuto nel dovuto conto dall’Amministrazione.

E’ inutile piangere continuamente per il patto di stabilità se poi si butta via così la possibilità di portare a casa risorse in maniera legittima e senza vessare nessun cittadino.