Senza lavoro non c’è ripresa. Senza lavoro non c’è retribuzione. Senza retribuzione non investi e non paghi i debiti. Quindi senza lavoro sei in recessione. Nelle ultime settimane ne abbiamo sentite di ogni: l’Italia è fuori dalla recessione, il PIL è in aumento, la disoccupazione è diminuita e tutto questo grazie al Governo Renzi ed alla riforma del Jobs Act. Ma i numeri rappresentano la realtà o sono tirati per la giacca da politici pagliacci? Dai quotidiani e dal sito dell’ISTAT, l’organo deputato alla raccolta ed alla diffusione dell’informazione statistica si legge che il tasso di disoccupazione è passato dal 11,9% di agosto al 11,8% di settembre, migliorando di 0,1 punti percentuali e che negli ultimi 12 mesi c’è stato un calo positivo del tasso di disoccupazione di ben 1,0%, pari a – 264 mila persone in cerca di lavoro. Tutto bello, ma … ci sono gli inattivi. Chi sono gli inattivi? Queste persone sono coloro che comprese tra una classe di età tra i 15 ed i 64 anni non studiano e non lavorano. In sostanza si sono rotte le scatole di cercare un posto di lavoro e di studiare: i nostri nonni li avrebbero definiti lazzaroni, fannulloni, lindelù, noi oggi li definiamo inattivi. In Italia, secondo l’ISTAT il tasso d’inattività è pari al 35,8%, in aumento nel solo mese di settembre di ben 53 mila unità! Capite bene che i numeri sono veri, ma i concetti di esaltazione e gioia di Renzi sono totalmente falsi e pretestuosi. Perché alla massaia Albinese basta recarsi a fare la spesa in paese per capire che la realtà è ben diversa, che la crisi è sempre peggio, che si salvano solo quelle aziende che lavorano con l’estero. Le altre realtà arrancano con debiti a breve, medio e lungo termine, oberate dagli oneri finanziari, demolite dalla pressione fiscale e dalle mancate riscossioni. Questo lo dice il CRIF, ma Renzi legge solo quello che interessa a lui ed al regime. Nell’anno dell’EXPO, appena concluso, che ha portato oltre 21 milioni di visitatori all’evento internazionale, capite bene che un +0.7% di PIL è un’inezia. Capite bene che il crollo del prezzo del petrolio, la ripresa Statunitense e le riforme monetarie della BCE hanno contribuito a questo +0.7% è un fatto esterno alle politiche economiche (peraltro di soli annunci) di questo Governo. L’Italia è oggi come una palla di ghisa trainata dalle economie mondiali e pronta a riaffondare non appena arriva una pozza, un acquitrino, una difficoltà. Visti i numeri in tabella (-543.000 occupati + 1,42 milioni di disoccupati dal 2008 ad oggi) un Presidente del Consiglio dovrebbe usare più cautela prima di esultare, perché oltre a fare la figura del gioppino fa trasparire un distacco esorbitante nei confronti della realtà. A voi le conclusioni.