In questi ultimi tempi riaffiora prepotentemente il problema dell’evasione fiscale colpendo nientemeno che l’ex Presidente del Consiglio.

Tutti i governi, indipendentemente dall’appartenenza politica, sotto la pressione delle difficoltà economiche, utilizzano la leva della tassazione sui cittadini e sulle imprese per rimpinguare le casse, giustificando il continuo aumento impositivo all’elevata evasione fiscale; allo stesso tempo almeno a parole cercano di combattere l’evasione fiscale andando a ricercare i possibili evasori. Spesso non ci si rende conto cosa significhi in termini concreti l’evasione fiscale: la maggior parte dei cittadini onesti condivide gli sforzi del fisco nella lotta all’evasione, tuttavia il più delle volte si sente presa in giro in quanto non si vedono mai risultati concreti.

Sembra di combattere una lotta sulla carta piuttosto che ottenere risultati concreti da cui si possa intuire una equa distribuzione del carico fiscale con il pagamento della tasse da parte di tutti a seconda della ricchezza di ciascuno. In termini concreti l’evasione fiscale vuol dire economia sommersa, lavoro nero e conseguentemente meno risorse per la spesa sanitaria, istruzione e per il welfare, mancati investimenti in infrastrutture al servizio del paese. Il tutto ha portato il nostro paese ad essere tra i meno competitivi (non a caso i paesi Europei più virtuosi hanno una bassa incidenza di evasione); infatti la mancanza di risorse da parte dello Stato da impegnare nella spesa pubblica si ripercuote anche a livello locale con una diminuzione delle risorse comunali.

I danni provocati dai disonesti pesano su ogni singolo cittadino ed imprese oltre che dal punto di vista etico-morale anche dal punto di vista sociale rompendo il principio di equità. Infatti, alla lunga, oltre ai conseguenti disservizi, l’evasione fiscale porta ad una diminuzione dei redditi dei cittadini onesti costringendoli a ridurre il proprio tenore di benessere, andando soprattutto a colpire i meno abbienti.

Gli evasori, dichiarando redditi inferiori alla realtà, possono usufruire di contributi in assegni familiari, sconti su tasse scolastiche, edilizia sovvenzionata, bonus fiscali ecc., sottraendo tali benefici a chi realmente ne dovrebbe beneficiare.

Lo stato ha introdotto a livello locale nel 2012 un mezzo di contrasto all’evasione fiscale dotando i Comuni della possibilità di istituire appositi controlli attraverso i propri uffici tributari che, incrociando dati su successione immobili, contratti di somministrazione di utenze (luce, gas e acqua), dati catastali, pagamenti bancari, dati pubblico registro ed altri dati, inviano il tutto all’agenzia delle entrate alla ricerca di dichiarazioni non congrue.

Nello specifico, in alcuni Comuni (Bergamo) il contrasto all’evasione ha dato risultati molto importanti permettendo all’amministrazione comunale di introitare importanti risorse (100% dell’importo recuperato dall’evasione) da mettere a disposizione dei cittadini sottoforma di servizi in precedenza evidenziati. Nel nostro Comune, per effetto di questo mezzo di contrasto, sono già stati introitati 5.000 euro ed altrettanti 35.000 sono in arrivo.

La pesante crisi economica che da tempo ci attanaglia, costringerà lo Stato a mettere a disposizione degli enti locali sempre meno risorse, le amministrazioni comunali si vedranno costrette a diminuire i servizi (meno costi) o aumentare l’imposizione delle tasse locali (aumento entrate), oppure, provare grazie alla capacità di verifica e di controllo sul territorio a ricercare contribuenti disonesti. La costituzione all’art. 53 recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività” in breve