L’ISIS, COSA FARE A BREVE E LUNGO TERMINE

Il giorno dopo gli attentati terroristici di Parigi è sembrato di rivivere un déjà vu: le aperture ad effetto dei telegiornali, i titoloni a piena pagina della carta stampata, lo shock dell’opinione pubblica, le decisioni politiche prese più sull’onda emotiva che dopo attente riflessioni.

 

La storia, quella marchiata a fuoco nella coscienza collettiva dell’11 settembre si ripete, perché?

Cosa possiamo fare ora, subito, per gestire l’emergenza sicurezza?

Ma soprattutto, cosa possiamo fare per scongiurare fenomeni come i terribili attacchi a civili inermi?

Innanzi tutto, bisogna distinguere tra azioni a breve e a lungo termine, le prime senza le seconde non risolverebbero il problema, anzi, rischierebbero di acuirlo,  come dimostrano i recenti attacchi non solo a Parigi, ma anche in Mali e Tunisia senza dimenticarsi della bomba sull’aereo di linea russo partito da Sharm El Sheik che ha causato la morte di circa 200 persone (turisti).

Le azioni a breve termine servono per gestire l’emergenza sicurezza e sono quelle che possiamo intraprendere da subito sul nostro territorio come:

  1. più fondi alle forze dell’ordine per i mezzi e per la formazione specializzata del personale sulla gestione di attacchi terroristici;
  2. più fondi all’intelligence perché lavori sull’aspetto logistico-preventivo degli attacchi.

Le azioni a medio-lungo termine invece, servono ad andare alla radice dei problemi, ma non sono molto di moda, forse perché implicano il riconoscimento di nostre responsabilità dirette e indirette.

Per aver maggior forza politica tali azioni dovrebbero essere intraprese come UE o meglio ancora dall’ONU:

  1. stop alla vendita di armi ai paesi che sostengono l’ISIS, direttamente o indirettamente (l’Italia è uno dei maggiori esportatori di armi al mondo);
  2. sanzioni a paesi che finanziano in qualche modo l’ISIS con armi e petrolio come l’Arabia Saudita, la Turchia, il Kuwait e il Qatar;
  3. stabilizzazione del governo in Siria;
  4. disgelo verso Russia ed Iran e loro coinvolgimento nei processi diplomatici, insieme alla Lega Araba e all’Unione Africana;
  5. ritiro delle nostre truppe dall’Afganistan.

Per quanto riguarda l’intervento militare che alcuni invocano, ricordiamo i risultati di una ricerca del Global Terrorist Index che suggerisce come l’80% delle organizzazioni terroristiche sono state eliminate grazie ai miglioramenti della sicurezza e a processi politici che risolvevano alla base il sostegno ai gruppi terroristici, mentre solo il 7% grazie alla diretta azione militare.

Un detto recita che “chi non impara dalla storia è destinato a ripeterla”.

La continua escalation di violenze di stampo terroristico ci sta dicendo che dobbiamo cambiare qualcosa nel modo con cui abbiamo agito finora, speriamo non serva un altro attacco per farcene rendere conto.