Prevenzione, attenzione alle dinamiche giovanili, sguardi maturi e consapevoli sul comportamento dei figli, cura delle relazioni informali. Sono questi alcuni dei messaggi che il Centro di Ascolto e di Auto-Aiuto dell’associazione “Promozione Umana” di don Chino Pezzoli invia alle comunità, in particolare alle famiglie, alle parrocchie, agli oratori, per prestare un’attenzione speciale ai giovanissimi, per riempire quel vuoto che spesso viene occupato subdolamente dalla droga, dal fumo, dall’alcol, che poi trasforma e distrugge le menti e i cuori. Spesso, infatti, sono gli atteggiamenti sbagliati dei genitori ad innescare problematiche nei figli. Opportuno infondere autostima, per permettere ai figli una buona crescita mentale e caratteriale, tale da far affrontare nel migliore dei modi le prove della vita, fiducioso nelle proprie capacità. Ma attenti, per sviluppare nei giovani una sana autostima bisogna creare un ambiente familiare, scolastico e sociale che valorizzi a dare sempre di più. E sono soprattutto i genitori, ma anche gli insegnanti a fornire i giusti riconoscimenti.
Quindi, al bando la disistima, la mancanza di autonomia, condizioni che portano ad instabilità sociale, all’incapacità di saper gestire la vita di tutti i giorni fuori dalle relazioni più strette. Al bando gli ambienti familiari troppo protettivi e sostitutivi. Da qui possono nascere le condizioni per una dipendenza.
Il Centro di Ascolto e di Auto-Aiuto dell’associazione “Promozione Umana” di don Chino Pezzoli è un servizio, che opera ormai da 20 anni e ha sede a Fiorano al Serio. Una realtà ben conosciuta (purtroppo) sul territorio, che si occupa di dipendenze da droga, fumo e alcol, e che si impegna attivamente sul territorio della Val Seriana, con l’intento di essere presenza visibile e significativa. Una porta dove bussare con tranquillità, uno spazio d’incontro e confronto dove le famiglie in difficoltà, che stanno vivendo al loro interno il problema della tossicodipendenza e del disagio giovanile possono trovare appoggio e sostegno concreto e morale. Chi fa parte di questo gruppo di “auto-aiuto” trova modo di offrire e, nello stesso tempo ricevere, consigli e aiuti concreti nella speranza di trovare soluzioni ai troppi drammi che si verificano nelle famiglie.
Diverse le tappe del percorso. Favorisce gli incontri tra i soggetti tossicodipendenti e gli operatori del centro, ma soprattutto il rapporto con le famiglie dei tossicodipendenti e gli operatori. Verifica la disponibilità ad intraprendere un programma terapeutico e le condizioni idonee per la convivenza nel gruppo. Propone una valutazione congiunta con il Ser.t competente, la lettura e l’accettazione del programma terapeutico, l’impegno a sostenere alcuni incontri di preparazione, la disponibilità alla disintossicazione
Una volta entrato in comunità, qui si offre alla persona dipendente la possibilità di riconoscere la sua “malattia” e curarla, attraverso un ambiente “pensato” e realizzato ad hoc con alcune caratteristiche terapeutiche ed educative.
Per la cronaca, il programma comunitario dura circa tre anni.
Per chi volesse incontrare il Centro di Ascolto e di Auto-Aiuto dell’associazione “Promozione Umana” di don Chino Pezzoli può telefonare allo 035/712913 o al 338.8658461 oppure inviare una e-mail a centrodiascoltofiorano@virgilio.it o ancora recarsi al centro (via Donatori di Sangue, 13) tutti i mercoledì, dalle 20.30 alle 22.30.

Luisa Pezzotta

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La testimonianza

Ero ad Ardesio lo scorso anno. Era giugno, avevo sentito di un incontro con don Chino Pezzoli, e ci sono andato. Bello vederlo così pimpante, nonostante i suoi oltre 80 anni. Bella la sua grinta, la sua voce forte, quando lancia anatemi contro il potere della droga, ma soprattutto contro chi sottovaluta il problema. Bella la sua storia, quando la sciorina nel suo intervento, ma soprattutto toccante la sua testimonianza, quella di un prete “portiere” che gioca in difesa della vita, contro le dipendenze, per aiutare giovani devastati. E su questi temi non ha fatto sconti. Ha parlato a braccio, partendo prima da temi come affettività, autostima, fiducia, regole, senza trascurare quella realtà che ogni giorno tocca con mano nelle comunità dove è operativa la costellazione di “Promozione Umana”.
Quello che più mi ha colpito è che non ha parlato, se non in minima parte, di eroina e cocaina, ma di spinelli, andando contro chi minimizza il potere di certi stupefacenti, il cui principio attivo è ora di 50/70 volte più forte di qualche anno fa; in pratica, un grammo di marijuana e hashish ha un effetto sui neurotrasmettitori pari alla cocaina. O bella, mi sono detto. Ma io conosco alcuni amici che fanno uso di spinelli e, in verità, a volte non sanno più riconnettere, non sanno più ascoltare, non sanno dove si trovano, hanno perso anche la dimensione dello spazio e del tempo. E, poi, ho sentito che don Chino è stato durissimo contro chi, già da qualche anno, dice di essere favorevole a legalizzare le cosiddette droghe leggere. Insomma, mi si è aperta una dimensione che non immaginavo. E da lì sono partito per i miei ragionamenti e le possibili azioni che poteva fare, proprio con i miei amici.
Ma subito, di rincalzo, ecco che attacca anche i genitori. O bella, mi sono ancora detto. Non ha risparmiato critiche verso di loro, che spesso minimizzano l’uso degli spinelli. L’ho visto arrabbiato, preoccupato. E quando poi ha analizzato la situazione nelle Valli Bergamasche, beh allora mi sono sentito scuotere. Non più dipendenza all’eroina come negli anni ‘80, quando proprio lui aprì le prime comunità in Val Seriana, ma una nuova poli-tossicodipendenza. Ora, infatti, c’è alcol, cocaina, eroina, chetamina, popper. E anche psicofarmaci e sostanze sostitutive come il metadone.
L’appello che ha lanciato era chiaro: prevenzione. Ma attenti, questa non è tanto una questione di controllo, ma di relazioni. Chi si butta nella dipendenza, nell’alcol, nella droga lo fa per riempire un vuoto di relazioni, di legami affettivi, di dialogo. Ecco, quindi, le parole magiche: sensibilità, affettività, vicinanza dei genitori con i propri figli, ai quali infondere fiducia, serenità, regole, buone abitudini.
Mi sono detto: cosa posso fare? Semplice, ho fatto. Ora, mi sto impegnando in Oratorio e a scuola, cercando di aprirmi con chi prima non gradivo, di andare incontro a chi è aggressivo, di coinvolgere chi appare solitario. E tutto sta diventando più bello.

A.S.