Pochi ancora lo sanno, forse i più anziani, certamente i cultori di storia locale, o qualche curioso che cammina per le vie di Albino con il naso all’insù. Sì, perché ad Albino, nel cento storico, una volta passava il tram. Sì, proprio il tram, come quelli che ancora sferragliano a Milano, depositario di un tempo andato, certamente perduto (non basta la TEB a lenire il dolore per la soppressione del mitico tram). Ma che però non si scorda mai. E il sempre più frequente riandare alla memoria del tram che passava per il centro storico di Albino o le migliaia di “passaggi” su internet per vedere le fotografie d’epoca che ritraggono il tram della Val Seriana sono la dimostrazione che quel “ferro vecchio” sarebbe ancora gradito adesso.

Ma andiamo a scoprire cos’era la “Tramvia Bergamo-Albino”. Semplice, era una linea tranviaria interurbana, a trazione elettrica, che collegava la città di Bergamo ai centri della Bassa Val Seriana, fino ad Albino, in attività dal 1912 al 1953. Una tranvia aperta lungo la viabilità provinciale, con il chiaro scopo di servire al meglio i paesi del fondovalle rispetto alla ferrovia, aperta già dal 1884. Merito dei Comuni della Val Seriana che, a tale scopo, istituirono la Società Tranvie Elettriche Intercomunali (STEI), formata dagli stessi soci che in precedenza avevano costituito la Società Tramvie e Funicolari di Bergamo, la quale aveva perso la gestione delle tranvie urbane della città orobica nel 1907, allo scopo di costruire ed esercire la tranvia elettrica Bergamo-Albino. La STEI ne ottenne la concessione con il regio decreto 9 febbraio 1911, n. 505.

La linea fu inaugurata il 17 dicembre 1912, entrando in esercizio il giorno successivo. La tranvia serviva i centri della Bassa Val Seriana, offrendo un servizio molto più capillare dell’esistente e parallela linea ferroviaria Bergamo-Clusone, attivata nel 1884.
Fin dal 1913, e per decenni, servì le necessità di traffico della zona, registrando un notevole successo di viaggiatori, grazie alla frequenza delle corse, pari a una ogni mezz’ora, e passando indenne, salvo danni di piccola entità, alle due guerre mondiali.
Nel 1947 un grave incendio distrusse tuttavia tre delle nove elettromotrici presenti presso il deposito di Desenzano al Serio, rendendo necessario il ricorso ad autoservizi integrativi. Nonostante la successiva ricostruzione di uno di tali rotabili, il clima politico dell’epoca, non favorevole agli investimenti nel trasporto su rotaia, spinse per l’estensione di tale autoservizio, portando nel gennaio 1953 all’attestamento della tranvia ad Alzano e, dalla primavera successiva, alla soppressione della stessa.

La linea, lunga circa 11 km era una tranvia interurbana, l’unica a scartamento metrico fra quelle concesse all’amministrazione provinciale, ed era dedicata esclusivamente al trasporto passeggeri. L’alimentazione delle elettromotrici avveniva alla tensione di 800 Volt in corrente continua.
A Bergamo, la stazione di partenza era posta nella zona delle Muraine, alla periferia est della città, dove oggi sorge il Palazzetto dello Sport, di fronte alla vecchia entrata del Parco Suardi. Subito la linea per Albino si immetteva in borgo Santa Caterina, condividendo i binari della tranvia urbana n°2 per circa 1 km. Al termine di borgo Santa Caterina, la linea abbandonava la provinciale per Clusone, imboccando un tratto in sede propria per sottopassare la ferrovia della Valle Brembana (che invece la strada attraversava a livello). Al termine del sottopasso, il binario riprendeva la provinciale, attraversando i centri di Torre Boldone, Ranica, Alzano e Nembro, giungendo quindi ad Albino, dove, nella frazione di Desenzano al Serio, si trovava il deposito.
Il materiale rotabile della STEI era costituito da nove elettromotrici a due assi e da sette rimorchiate, tutte dipinte in livrea rossa, dopo averne inizialmente rivestito una bianco-azzurra.

Ti.Pi.