Alle vacanze estive nessuno vuole rinunciare. Ma quest’anno saranno molto diverse. Colpa dell’incertezza sulla situazione sanitaria innescata dal Covid-19. Secondo un’indagine di Confturismo-Confcommercio, la maggior parte degli italiani non ha una grossa voglia di partire per vacanze. Così, si aprono nuovi scenari, si ricercano nuove soluzioni che possano salvaguardare la salute dei cittadini, ma anche evitare il collasso del settore turistico, e ovviamente cambiano le mete dell’estate.

La parola d’ordine è “turismo di prossimità”, un modo di viaggiare che ci condurrà verso mete vicine a casa e, possibilmente, poco affollate. In pole position, quindi, i meravigliosi borghi delle nostre colline, i boschi e i sentieri di montagna, i tanti cammini delle nostre valli, immersi in una natura silenziosa e incontaminata. Sembra proprio un turismo fatto su misura per la nostra Val Seriana, che proprio su questi plus ha costruito negli anni la sua forza attrattiva, proponendo anche una modalità di esplorazione sostenibile, che segue i principi del “turismo lento”, una particolare forma di viaggio che come regola di base ha quella di far prendere al turista-viaggiatore il suo tempo personale.
Un turismo diverso, perché in Val Seriana il viaggio si vive in modo diverso: l’obiettivo primario di chi sale le valli e i borghi della Val Seriana è la scoperta del territorio, la conoscenza reale dell’ambiente, peraltro appresa in forma intelligente e sostenibile, vivendo in modo estremamente profondo l’esperienza del viaggio e gustandosi, passo dopo passo, la lentezza del movimento. Quindi, non la sola esplorazione dei luoghi, ma la possibilità di viverli nel vero senso della parola, creando connessioni intime con il territorio, le sue comunità, le culture e le tradizioni, traendone insegnamenti personali. Tutto questo è Val Seriana: un turismo ecologico, più vivibile, più soft, più lento, fatto di scoperte e riscoperte, di esperienze e relazioni.

Vacanze a contatto con la natura, quindi, fra i tesori della Val Seriana, fuori dalle classiche rotte turistiche, molto più vicino a casa, in luoghi meno battuti e affollati. Un vero punto di forza e di certo l’ideale per mantenere le distanze sociali e godersi le vacanze in tutta sicurezza.
Come? In tenda (i più giovani), camper o roulotte, ma anche in agriturismi e bed and breakfast, perlopiù a conduzione famigliare, con un numero ridotto di posti letto disponibili; e anche case in affitto (soprattutto con giardino) o, meglio ancora, seconde case. E, per salire arrivarci? Con mezzi propri: ciò da un lato permette la libertà di poter partire e tornare quando si desidera, dall’altro è un modo per ridurre al minimo il rischio di contagio.

Certo, a detta degli esperti, le vacanze estive 2020, in tempo di Covid-19, vedranno soprattutto il ritorno delle seconde case. Ce ne sono 5,5 milioni in Italia: al mare, in montagna, in campagna.
Di fronte ai rischi connessi ad un virus che è ancora in circolo, è facile pensare che chi ha la fortuna di avere una seconda casa la sfrutterà al massimo per le vacanze estive. E la Val Seriana, in un contesto bergamasco che ne conta 107.000, è una zona di seconde case. Non c’è paese, borgo o valle laterale che non sia punteggiata da case di vacanza, di proprietà di forestieri che giungono da Bergamo, dal Milanese, dalla Bassa Bergamasca.
La Media Valle ne è un esempio. Un’area laboriosa, fortemente antropizzata e ricca di industrie, ma che dagli anni ’70-’80, ha ricevuto le attenzioni di molti villeggianti, o meglio, di abitanti dei paesi del fondovalle che hanno deciso di ristrutturare e riadattare le case di famiglia o i casali di proprietà situati in montagna come seconde case. Dove? In particolare, lungo le vallette laterali del fiume Serio, sui fianchi montani che, in destra orografica, salgono sopra Gazzaniga, Vertova e Colzate e, al di là, nell’Oltreserio, sopra l’abitato di Cene. Merito delle caratteristiche ambientali di questi luoghi, ma soprattutto della loro posizione, “prossima” al fondovalle, ma ugualmente distante dalle aree residenziali o di lavoro, lontane dal traffico, in un contesto ancora a misura d’uomo, abbastanza integro a livello naturalistico, dove predominano i temi agresti e bucolici, i ritmi lenti della vita contadina. Si pensi alla Valle Rovàro, che da Rova di Gazzaniga sale fino a Ganda di Aviatico. O alla frazione panoramica di Orezzo e, più su, di Platz, due “perle” della villeggiatura estiva degli abitanti di Gazzaniga. E ancora, sempre a Gazzaniga, la Val de Grù, punteggiata da baitelle. Tante, poi, le casette estive che si aprono in Val Vertova, sopra la località Rosèt, verso il Bivacco Testa, e le baite verso il passo di Bliben. Come pure le baite e le caselle che salgono i pendii del Monte Cavlera, sopra Colzate, nelle località di Rezzo, Bondo, Bornione e Oratel, sui fianchi del Monte Cavlera, e a Barbata, la contrada più montana. Affreschi naturali di un patrimonio per certi versi ancora intatto, e preferito dagli appassionati del silenzio e della natura.
Ma c’è di più. Andando nell’Oltreserio, oltre i ponti di Fiorano al Serio e Gazzaniga, ecco Cene, che offre anch’essa un anfiteatro montano punteggiato da caselle ristrutturate: queste salgono i tornanti del Monte Bò, la Valle Rozza verso Bianzano e il Monte di Altino, fino al Colle Sfanino e a Vall’Alta.
In questo paesaggio della Media Valle poco conosciuto, visibile se si superano i 500 metri d’altezza, si è formata negli anni una felice sintesi urbanistica, con le frazioni e le contrade che si offrono come mete preferite delle gite domenicali “fuori porta”, dei weekend delle famiglie dei paesi del fondovalle: un turismo delle seconde case, che si qualifica come turismo rurale, durante i “ponti”, le festività natalizie e pasquali e le vacanze estive. Un turismo fortemente vissuto con le comunità del luogo, spesso in un ritorno al passato, agli anni della giovinezza, in una ricercata forma di interazione sociale e culturale.

E, ora, i numeri. I centri che dispongono del maggior numero di seconde case sono Gazzaniga e Vertova: una cinquantina in ogni Comune. Una trentina, invece, quelle presenti sul territorio di Cene; mentre una dozzina sono quelle che punteggiano la montagna di Colzate. Circa il 90% dei proprietari sono residenti in questi Comuni. Ma, se anche una piccola parte, è presente una certa fascia di forestieri.
Certo, fino ai primi anni Duemila, la villeggiatura rurale era notevole; poi, per colpa della loro mutata anagrafe dei proprietari delle case di famiglia e delle diverse destinazioni vacanziere scelte dai loro figli, i “passaggi” in montagna si sono un po’ diradati. Fino ad alcuni anni fa, quando, sotto i colpi della crisi economica, un’ondata di ritorno ha rilanciato questa soluzione di vacanza: quei figli, diventati padri o madri di famiglia, hanno ricominciato a risalire i sentieri della Media Valle, a riaprire le case di proprietà dei loro genitori, a trascorrere le vacanze estive nella natura e nel relax.
Una tendenza che, per l’estate 2020, è destinata a crescere. Le seconde case, le baite di montagna, le caselle, sono il “turismo post Covid-19”. Dopo mesi di isolamento in casa, magari stretti in bilocali cittadini, i villeggianti sospirano ora una vacanza immersi nel verde sì, ma da toccare, vivere e respirare ad ogni ora. Proprio come sui pendii montani della Media Valle.

Ti.Pi.