Classe 1947, pensionato, ma con un lungo passato da saldatore presso la ditta Cattaneo, Clarino Marchesi è il capogruppo alpini di Albano Sant’Alessandro, una delle realtà associative più dinamiche e attive in paese. Una personalità vivace e positiva, che sta ricoprendo con entusiasmo la carica di “guida” delle penne nere, forte di una lunga e solida esperienza, ma soprattutto di coordinatore di numerose attività e mansioni che vedono protagonisti gli alpini in paese.
Una bella persona, quindi, che la redazione di Paese Mio ha voluto incontrare, per conoscere dalla sua cabina di regia lo “stato di salute” delle penne nere di Albano Sant’Alessandro.

Come si è svolta la sua carriera militare?
Chiamato alle armi nel 1967, ho svolto il servizio militare a Malles, nel Reggimento 5° Alpini, Brigata Orobica. E mi sono congedato nell’aprile del 1968. Un alpino tutto d’un pezzo, dunque.

Da quando è socio ANA?
Mio suocero era alpino, quindi, appena tornato dalla naja, nel 1970 mi sono iscritto. Ero un giovane, e piano piano ho cominciato a frequentare il gruppo. I “veci”, proprio loro, mi hanno trasmesso la passione per l’associazione.

Come è arrivato al vertice del Gruppo Alpini?
Per 12 anni ho fatto il vice-capogruppo; poi, il grande salto, accettando di fare il capogruppo, incarico che svolgo per il terzo mandato. Nel 2020 ci saranno le elezioni, vedremo cosa fare.

Qual è la storia dell’ANA di Albano Sant’Alessandro?
Dopo qualche anno passato prima come aggregati al gruppo di Borgo Unito e poi in quello di Torre de’ Roveri, il 10 giugno 1960 Giuseppe Marchesi e Giovanni Pezzotta diedero vita al gruppo ANA di Albano Sant’Alessandro. Il primo capogruppo è stato Giuseppe Marchesi. La prima sede fu attrezzata in due locali al piano secondo dell’ex-edificio comunale, vicino all’ambulatorio del medico di base. Da quel 1960 ne è stata fatta di strada; anni di attività e impegno sociale, nel volontariato come nella solidarietà. E poi i “simboli”: il Monumento all’Alpino, opera del Maestro Tomaso Pizio, inaugurato nel 1982; il Nucleo di Protezione Civile, costituito nel 1985; e la nuova sede in via Capitano Vitali, fiore all’occhiello del nostro gruppo, realizzata nel 1997. E ancora, l’Oasi Asca, oasi di nome e di fatto, in via Madonna delle Rose, frequentata da mamme, bambini e scolaresche; il recupero e la manutenzione della chiesetta “Morc de Mura”, il recupero e la sistemazione dei sentieri per la chiesetta San Giorgio, come quelli in Valle di Albano, dove è stata realizzata una mulattiera; la pulizia degli argini lungo la (ex) statale del Tonale, e tanto, tanto altro ancora.

Mi parli del Nucleo di Protezione Civile…
Il Nucleo di Protezione Civile fu fondato nel 1985. Il primo capo-nucleo fu Franco Duci, mentre l’attuale è Mario Della Muzia. Si compone di 13 volontari. In questi anni, ha partecipato a diverse iniziative ed interventi, tra i quali l’alluvione in Valtellina, in Valtrompia, ad Alessandria ed Asti; il terremoto in Umbria, con l’allestimento della cucina da campo e la preparazione dei pasti per la popolazione di Belfiore; l’intervento in Bosnia per la sistemazione delle abitazioni bombardate; e ancora dopo le alluvioni in Valle d’Aosta e Valle Brembana; il terremoto in Molise e quello in Abruzzo (località Navelli e Globo, L’Aquila). Inoltre, ha partecipato a diverse esercitazioni sia a carattere locale che nazionale, senza tralasciare interventi in ambito cittadino come il recupero dei sentieri collinari.

Qual è l’organigramma del gruppo ANA di Albano Sant’Alessandro?
Detto del sottoscritto, il mio vice-capogruppo è Daniele Bernabei. Il segretario è Gianmario Marchesi; il tesoriere è Marco Barcella e l’alfiere è Bruno Cortinovis. Una menzione la merita Vittorio Barcella attuale capogruppo onorario, che ha guidato per 35 anni di fila il nostro gruppo. Nel 1985, l’allora Capo dello Stato Sandro Pertini gli conferì il riconoscimento di “Cavaliere al merito della Repubblica Italiana”. Tuttora è il nostro capogruppo onorario.

Quali le principali attività del suo gruppo alpini?
Premesso che il nostro statuto promuove attività che puntino a tenere vive e tramandare le tradizione degli alpini, difenderne i caratteri significativi e promuoverne i valori, sono tante le iniziative che svolgiamo sul territorio, a servizio e vantaggio della comunità. Detto della gestione dell’Oasi Asca, provvediamo alla manutenzione anche della chiesetta “Morc de Mura” e della cappella di Sant’Alessandro; del Monumento all’Alpino” e del suo piazzale; dei sentieri collinari. Inoltre, partecipiamo alle iniziative promosse dall’amministrazione comunale e da altre associazioni: Camminando per il Centro, Festival delle Culture, esercitazioni di protezione civile, raccolta alimenti, Festa Giovani, Settimana dei Diritti, Pasta in Piazza,…

Cosa c’è ora in cantiere?
Beh, innanzitutto, la nostra partecipazione all’Adunata Nazionale, a Trento, il 12 e 13 maggio: poi, dal 26 al 29 luglio, organizzeremo, presso la nostra sede, per i ragazzi dalla 4^ elementare alla 3^ media, il “campo scuola”, per far conoscere “sul campo”, a stretto contatto con gli alpini, nel divertimento e nella fatica, i valori fondamentali del vivere civile, così cari agli alpini. Un vero “campo avventura”, con momenti più riflessivi e operazioni pratiche, imparando a conoscere altri coetanei e condividendo momenti indimenticabili, al suono dell’allegria, ma anche del dovere e della disciplina. Quattro giorni di “vita alpina”, con sveglia all’alba, alzabandiera, rancio tutti insieme, notte in tenda, dormendo sulle brandine, attività all’aperto e tanto altro ancora. I ragazzi, quindi, vivono da vicino l’Associazione Nazionale Alpini, la sua storia, organizzazione e attività. Insieme agli alpini imparano, allestendo tende, docce, bagni.

Un grande impegno, quindi, durante tutto l’anno?
Beh, c’è tanto da fare, ma soprattutto abbiamo voglia di fare. Il nostro gruppo è forte e coeso, composto da 150 alpini e 40 “amici”. Mediamente, dedichiamo alla comunità 4.000 ore di lavoro.

Quali i sogni nel cassetto?
Trasmettere ai giovani, alle nuove generazioni i valori fondanti degli alpini, quella che noi chiamiamo “alpinità”, un modo di essere, di vivere, di spendersi per gli altri, in modo gratuito e disinteressato.

Tiziano Piazza