“L’Epifania tutte le feste si porta via”, recita un antico adagio popolare. E la saggezza popolare, si sa, ha sempre un pizzico di ragione: ma l’inventore di questo proverbio, probabilmente, non era mai stato a San Paolo d’Argon. Nel paese all’imbocco della Val Cavallina, infatti, il periodo delle feste si protrae per una decina di giorni in più, precisamente fino al 15 gennaio, giorno di San Mauro, quello che da tutti è chiamato (erroneamente) il patrono del paese.
La vera e propria festa patronale, infatti, cade poco più di una settimana dopo, il 25 gennaio, memoria liturgica della Conversione di San Paolo Apostolo, cui è intitolata la chiesa parrocchiale. Tuttavia, nella devozione e nella tradizione della gente sampaolese hanno un posto speciale San Mauro Abate e la sua festa. Per quale motivo?
Anzitutto, un po’ di storia. Chi era San Mauro? Della sua vita non si hanno notizie precise, ma nel Medioevo la sua figura fu una delle più illustri della cristianità, tanto che di lui parla anche papa Gregorio Magno in alcuni dei suoi scritti. Mauro nacque nell’Italia centrale attorno al 516 d. C.; da giovanissimo, sentì la vocazione per la vita monastica e fu uno dei primi seguaci di San Benedetto, che a quel tempo aveva appena fondato l’ordine benedettino. A Mauro si attribuiscono eventi miracolosi: la Legenda Aurea di Jacopo Da Varazze, scritta nel XIII secolo, racconta infatti che San Mauro, camminando sulle acque, salvò il giovane Placido che stava annegando in un lago. Monaco devotissimo e molto legato a San Benedetto, Mauro divenne una delle più eminenti figure dell’ordine benedettino, tanto che, su richiesta dei vescovi francesi, venne inviato Oltralpe per fondare i primi monasteri benedettini fuori dall’Italia. Morì attorno al 588, probabilmente in Francia.
Ma come si lega la storia di San Mauro alla comunità di San Paolo d’Argon? È presto detto: nel nostro paese, infatti, venne fondato nel lontanissimo 1079, su iniziativa del conte di Bergamo Gisalberto, un importante monastero benedettino, che rimase aperto fino alla soppressione napoleonica nel 1797 (la storia dell’abbazia benedettina è stata ricostruita in un bel libro dello storico Mario Sigismondi, di Trescore Balneario, ndr). In oltre sette secoli di permanenza, insomma, i monaci trasmisero alla gente sampaolese una profonda devozione per San Mauro, molto sentita fino ai giorni nostri.
Le memorie degli anziani del paese, infatti, ricordano che la festa di San Mauro è sempre stata una delle più importanti della zona, richiamando migliaia di fedeli e pellegrini da tutta la provincia. Anche quest’anno, il 15 gennaio tantissime persone arriveranno a San Paolo d’Argon: per tutta la giornata, varie celebrazioni eucaristiche permetteranno di vivere intensamente questo momento spirituale, con le esposizioni e il bacio delle reliquie di San Mauro: la Messa solenne alle 10.30. Il momento clou è alle 15, con la solenne processione per le vie del paese, con la statua portata a spalla dai volontari (per avere l’onore di portare la statua, come è tradizione, i “posti” saranno messi all’incanto). In tutto il paese, poi, le bancarelle e le giostre, con gli immancabili biligòcc (le tipiche castagne di San Mauro: castagne secche affumicate) perdureranno il clima festivo di inizio anno. Infine, alle ore 21, come da tradizione, ci sarà presso l’auditorium comunale, la “prima” della nuova commedia della compagnia dialettale “Franco Barcella”: diretti dal regista Davide Bellina, gli attori metteranno in scena “Occhio alla spia!”, una movimentata e rocambolesca storia di spionaggio, in un susseguirsi irrefrenabile di situazioni surreali e travolgenti, con abbondante dosaggio di equivoci su persone, identità e parole. La commedia sarà in replica a San Paolo d’Argon il 19, 20, 26 e 27 gennaio, mentre nei mesi successivi sarà portata in tournée per i migliori teatri della Bergamasca.

Lorenzo Bonomelli