Due fossili “made in Bergamo” fra i candidati a rappresentare la Lombardia. Nel corso della XXII^ edizione delle “Giornate di Paleontologia” (Paleodays), grazie alla sinergia tra il gruppo dei giovani della società “Palaeontologist in Progress” e il Consiglio SPI, la Società Paleontologica Italiana (SPI) ha dato il via all’iniziativa “Fossili Regionali”, che si propone di favorire la divulgazione e la conoscenza delle ricchezze del patrimonio paleontologico del nostro Paese attraverso la selezione di un fossile simbolo per ogni regione italiana. E questo grazie al voto di chiunque sia interessato alle ricchezze preistoriche d’Italia. Tra mammut, impronte di dinosauro, foglie e conchiglie fossili, paleontologi esperti riuniti in comitati ad hoc hanno selezionato un massimo di cinque fossili rappresentativi della propria regione, per ciascuno dei quali è poi stata preparata una scheda informativa.

Tra i possibili testimonial del patrimonio paleontologico regionale lombardo ci sono in lizza anche due fossili bergamaschi. I due fossili in questione, presenti al Museo Civico “Enrico Caffi” di Scienze Naturali di Bergamo, sono la libellula della Valle Brunone e il rettile volante di Cene. Meglio dire la libellula Italophlebia gervasuttii, proveniente dal Monumento Naturale della Valle Brunone di Berbenno, e l’Eudimorphodon ranzii, esemplare del rettile volante triassico, vissuto 220 milioni di anni fa, ritrovato presso il giacimento del Parco Paleontologico di Cene nel 1973.

La Libellula Italophlebia gervasuttii fu scoperta da Mario Gervasutti nel 1973 e, in Valle Imagna, l’Associazione Amici della Valle Brunone è operativa per valorizzare e far conoscere il Monumento Naturale della Valle Brunone, importante sito paleontologico di Berbenno. Mentre l’Eudimorphodon ranzii è conosciuto da tutti, diventando negli anni un simbolo di Cene e della Valle Seriana.

Per scegliere il vincitore, bisogna votare, collegandosi al sito della SPI (www.paleoitalia.it). Le votazioni resteranno aperte fino al 30 aprile 2023.

Ovviamente, in Val Seriana si fa il tifo per il rettile volante di Cene, proprio quest’anno che è un “anno speciale” per il parco cenese: ricorre, infatti, il 20° anniversario di apertura del “paleoparco”, anche se il suo progetto prese avvio già negli anni ’90, in sinergia tra Comune di Cene, il Museo di Scienze Naturali di Bergamo e la Comunità Montana Valle Seriana, ente gestore del parco.

Per la cronaca, il parco si trova a nord di Cene, in località ex-cava Ratta, dove era presente un’attività di estrazione di pietra utilizzata nell’edilizia, cessata nel 1965, quando una frana interruppe la produzione. Fu un insegnante della zona, don Antonio Canova, a trovare il primo fossile di un frammento di pesce proprio dove ci fu il crollo. L’area venne messa sotto tutela e i ricercatori del museo di Bergamo cominciarono a scavare, facendo riaffiorare numerosi fossili in uno stato pressoché perfetto e ritrovando l’esemplare di rettile volante ribattezzato Eudimorphodon ranzii.

Nel 1991, la Comunità Montana Valle Seriana e il Museo Civico di Scienze Naturali “E. Caffi” di Bergamo avviarono un progetto di rivalutazione dell’area dell’ex-cava Ratta, a Cene, di proprietà comunale. Nella primavera del 1998, la stesura di un Protocollo d’intesa avviò ufficialmente i lavori per la realizzazione del progetto, culminato nel giugno 2002 con l’inaugurazione e l’apertura al pubblico del Parco Paleontologico di Cene.

Fondamentale è il lavoro del gruppo di guide dell’Associazione Didattica Naturalistica del museo cittadino, che dal 2002 valorizza l’intera zona. Come importante è il lavoro di guardiania del gruppo Auser di Cene.