Quattro parole con…

Siamo oggi in compagnia di Candida Mignani, responsabile del settore scolastico presso i Centri Sportivi CSC Casnigo e Rovetta, per parlare di attività natatoria nell’età infantile e adolescenziale; prima di addentrarci nell’argomento oggetto del presente articolo cerchiamo di conoscere meglio la nostra interlocutrice 

Ciao Candida, prima di parlare di ragazzi vorremmo sapere da quanto ti occupi di nuoto e che competenze hai in merito?

Praticamente mi sono trovata in acqua fin dai primi anni di vita grazie ai corsi organizzati dalla scuola, in seguito ho nuotato nella squadra agonistica come atleta per circa 10 anni; siccome lo sport è sempre stata una mia grandissima passione ho voluto dedicare parte della mia vita nel tentativo di trasmettere ai ragazzi quanto ho ricevuto da questo ambiente. Ho frequentato i corsi che mi hanno portato a diventare istruttrice di nuoto e da alcuni anni seguo anche la squadra agonistica di nuoto dei centri sportivi CSC come allenatrice.

Dopo tutti questi anni passati in acqua e soprattutto a bordo vasca, cosa ti spinge a occuparti ancora di bambini e ragazzi che si avvicinano al mondo acquatico?

Vedere gli occhi di un bambino brillare di gioia dopo aver superato le inevitabili piccole paure di un ambiente nuovo qual è quello acquatico è senza dubbio la più bella soddisfazione che si possa trarre per chi fa il mio lavoro; mettere al servizio di questi piccoli neofiti della piscina le nostre competenze con attenzione e amorevolezza dà valore all’operato di tutto il nostro staff; lavorare con questi presupposti ci fa sentire utili e felici per quanto facciamo ogni giorno in acqua

Quindi, tanta passione per quanti si avvicinano alla piscina; ma a quale età è bene avvicinarsi al mondo acquatico?

Essendo l’acqua un elemento naturale da noi conosciuto fin dal grembo materno, non esiste un’età minima; ci sono neonati che già dopo alcuni giorni di vita vengono immersi in acqua mostrando piacere e rilassamento per quanto stanno svolgendo. Bambini che si approcciano per la prima volta grazie ai progetti proposti dalle scuole e adulti che, pur non avendo mai avuto modo di imparare, non hanno mai perso la curiosità e la voglia di farlo e alla prima occasione colgono l’opportunità di iscriversi ai corsi. Il nuoto, proprio perché svolto in parziale assenza di gravità, non presenta controindicazioni di alcun tipo legate al fattore anagrafico, anzi, viene spesso consigliato come valida alternativa ad altre attività sportive a volte troppo invasive per articolazioni e muscoli. Direi perciò che ogni fase della vita rappresenta…l’età giusta per avvicinarsi a una piscina!

Si dice che il nuoto sia lo sport più adatto per i bambini, mi confermi questa teoria?

Il nuoto viene ritenuto anche dai medici lo sport più completo; tuttavia non esiste un’attività sportiva più adatta di un’altra. Certamente il nuoto, grazie ad un ambiente completamente diverso rispetto a quello terrestre consente un perfezionamento delle capacità coordinative e condizionali in modo importante; inoltre è utilissimo per completare la preparazione motoria anche di coloro che praticano altri sport. Imparare a nuotare inoltre, non ha valenza solamente perché concorre ad un equilibrato sviluppo motorio, ma anche perché incide fortemente su altri fattori quali la consapevolezza dei propri limiti, l’accrescimento dell’autostima, la socializzazione. Insomma, in tutte quelle sfere della personalità che definiscono “l’essere”, “l’essere con se stessi” e “l’essere con gli altri”. Non dimentichiamo poi che imparare a nuotare vuol dire rendersi autosufficienti in acqua e quindi riuscire a “portare a casa la propria vita” in situazioni di emergenza legate all’acqua. Tutti i bambini dovrebbero saper nuotare perché saper nuotare vuol dire riuscire a salvare la propria vita in determinate situazioni. Ma saper nuotare vuol dire anche non costringere altre persone a tentare fortuiti salvataggi che spesso provocano la morte sia del pericolante che quella dell’improvvisato soccorritore. Ancora oggi ci sono troppe morti legare all’annegamento (circa 300 all’anno solo in Italia), la maggioranza sono bambini, tante le persone accorse in soccorso e annegate nel tentativo di salvare le vittime. Imparare a nuotare è un dovere sociale

Spesso si dice che il nuoto faccia bene anche nell’età adolescenziale. Perché?

L’età adolescenziale, non lo scopro certo io, è un’età molto particolare sia dal punto di vista fisico sia dal punto di vista psicologico (avendo due figlie di quell’età posso parlare anche per esperienza personale!). Fisicamente, in questa fase evolutiva, avvengono modificazioni strutturali importanti; l’effetto benefico avuto a livello di apparati quali quello respiratorio e cardiocircolatorio, permettono una risposta importante alla crescita fisica riportando in equilibrio il corpo del ragazzo. Psicologicamente l’attività sportiva svolta in modo amatoriale e con finalità non agonistiche mette il ragazzo in una condizione privilegiata: egli non viene sottoposto a stress da prestazione non è costretto a rincorrere prestazioni, tempi o successi mancati che sono spesso causa di abbandono della pratica sportiva.

Come avviene il percorso di apprendimento del piccolo nuotatore che si avvicina all’acqua?

Innanzitutto deve esserci da parte dell’istruttore massima considerazione per la componente emotiva del bambino e del genitore che si approcciano per la prima volta all’ambiente acquatico; suo il compito di trasmettere sicurezza e tranquillità attraverso quelle capacità pedagogiche a cui dovrebbe essere naturalmente “vocato”. Tecnicamente il primo passaggio viene definito in gergo tecnico ambientamento che si pone come obiettivo quello di portare il bambino a sentirsi completamente a suo agio in acqua. Successivamente si passa all’impostazione dei quattro stili (dorso, stile libero, rana e delfino) attraverso un percorso didattico che cerca di coniugare le capacità naturali del bambino con la tecnica vera e propria; l’obiettivo che ci si prefigge è quello di “costruire” il percorso di maturazione tecnica attraverso la personalizzazione del lavoro. L’ultimo step viene definito perfezionamento ovvero il consolidamento di quanto appreso in precedenza attraverso la correzione delle inevitabili “smagliature tecniche” che nel percorso di apprendimento di quella che nell’ambiente viene definita nuotata “grezza” sono lasciate in secondo piano.

Mi sembra di capire che la figura dell’istruttore sia decisamente importante. Quali sono le qualifiche richieste e le qualità indispensabili per poter svolgere questo lavoro al meglio?

Ovviamente possedere sia i titoli necessari che le conoscenze specifiche dell’insegnamento del nuoto. Tuttavia gli anni di esperienza nel settore mi hanno portato a pensare che le qualità essenziali per poter svolgere bene questo lavoro siano da ricercare più che nei manuali, nel proprio cuore: entusiasmo, passione, empatia, comprensione ma, soprattutto, rispetto e attenzione verso gli altri, siano gli ingredienti che fanno la differenza fra un tecnico e un istruttore educante.

Spendere le proprie capacità per aiutare chi si affida a te e saperne gioire ritengo sia il vero segreto per poter essere davvero un buon istruttore-educatore.