Albinese di Comenduno, dove è nata 40 anni fa, e dove ha trascorso la sua infanzia e la sua giovinezza fino a quando si è sposata, Daniela Noris oggi vive a Curno ed è madre di tre figli ormai ventenni, con la voglia di vivere, avendo nel cuore i confini dell’Europa. Insegnante di religione cattolica presso il liceo Lussana di Bergamo, dallo scorso settembre è stata nominata dal vescovo mons. Francesco Beschi direttrice dell’Ufficio per la Pastorale Scolastica. La redazione di Paese Mio l’ha intervista per conoscere le sue esperienze di vita e gli aspetti operativi del suo nuovo incarico.

La sua famiglia ha sempre creduto nella solidarietà e nella condivisione. Cosa vuol dire, in concreto?
Fin dai primi anni di matrimonio io e mio marito abbiamo aperto la nostra casa, ospitando bambini e ragazzi in affido familiare. Pochi anni dopo, insieme ad altre tre coppie, abbiamo fondato la Comunità di famiglie “Querce di Mamre”, una realtà di ispirazione cristiana che faceva dell’accoglienza e della condivisione le proprie caratteristiche peculiari. Abbiamo accolto mamme con bambini e bambini che temporaneamente venivano allontanati dalle famiglie d’origine. Così, durante i 14 anni di vita in comunità, incontrare persone in difficoltà e vivere fraternamente nella logica evangelica del dividere ciò che abbiamo, mi ha cambiata e arricchita profondamente. Le persone in difficoltà richiedono dedizione e lavoro duro, ma è attraverso la vita con loro che si impara a non giudicare, ad essere gratuiti nei gesti, a non avere paura della vita e nemmeno dei nostri limiti.

Qual è il suo lavoro principale?
Dal 1999 insegno religione cattolica presso il Liceo Lussana di Bergamo, una scuola impegnativa e vivace, come i giovani di oggi. La scuola rimane ancora oggi un’istituzione e un luogo fondamentale, dove i ragazzi vivono il tempo straordinario della propria crescita e formazione. Sempre più forte si avverte l’esigenza di non dimenticare il valore di questa preziosa realtà sociale che ha la capacità di far arrivare ai giovani la chiamata ad essere se stessi e ad assumere la responsabilità di cittadini nel cooperare alla costruzione di una società giusta e pacifica. Si intuisce quanto il sostegno e la stima dei genitori verso il lavoro dei docenti e quello dei docenti nei confronti dei ragazzi, guardati nella loro unicità e complessità, siano decisivi.

Quali progetti ha in carico a scuola?
Negli anni di insegnamento ho incontrato colleghi docenti e Dirigenti capaci e lungimiranti che mi hanno insegnato a lavorare con serietà, credendo nei giovani. Per anni mi sono occupata di orientamento, curando soprattutto la richiesta dei ragazzi di essere accompagnati, nell’ultimo biennio, nelle scelte future. E, in seguito alla legge 107/2015 che ha introdotto l’alternanza scuola/lavoro, ho dovuto lavorato per creare una rete di aziende-partner che accogliesse i nostri studenti in alternanza. Un lavoro impegnativo, che ha dato anche grandi soddisfazioni: siamo riusciti a creare contatti anche con Francia, Gran Bretagna e Germania. Molti alunni, poi, hanno avuto la possibilità di fare esperienze orientative di alto livello, riuscendo a chiarire le proprie idee sulle scelte future. Infine, da tre anni porto avanti il Progetto Tanzania in collaborazione con le Fondazioni Tovini di Brescia e Chizzolini di Bergamo. Come liceo, offriamo ai nostri alunni del triennio la possibilità di svolgere un’esperienza di volontariato a Kilolo, un villaggio vicino alla città di Iringa, nel cuore della Tanzania. L’estate scorsa 19 nostri studenti vi hanno trascorso tre settimane, svolgendo diverse attività, per esempio animando alcune lezioni in lingua inglese nella Primary School, oppure lavorando nei campi o ancora osservando le semplici attività ambulatoriali che si svolgono durante la giornata e il travaglio delle mamme che devono partorire nel dispensario del villaggio. I ragazzi impattano con una cultura totalmente diversa dalla loro, si misurano concretamente con lavori manuali e con la vita di gruppo che comprende il turnaggio della preparazione dei pasti, il lavaggio a mano dei panni, cucire le sacchette da regalare ai bambini con all’interno un quaderno e la matita. Ma la cosa più sorprendente è constatare che la semplicità e la povertà di mezzi con cui vivono per tre settimane aumenta la felicità dei ragazzi, i quali non hanno nessuna delle comodità di cui dispongono normalmente in Italia (cellulare, pc, TV, phon,…) e vivono con pienezza le giornate. La cosa più preziosa diventano gli incontri, i giochi semplici, il cielo stellato la sera, le piccole cose che rendono lieta la vita. I ragazzi tornano in Italia cambiati.

E come è arrivata la notizia del nuovo impegno?
A maggio 2018 sono stata convocata per volontà del Vescovo Francesco Beschi e in quell’incontro mi è stata rivolta la richiesta di assumere la direzione dell’Ufficio della Pastorale Scolastica. Una richiesta del tutto inaspettata per me, che mi ha fatto sentire onorata e nello stesso tempo non all’altezza. Della fiducia nei miei confronti sono profondamente grata al nostro Vescovo.

Di che cosa si occupa l’Ufficio per la Pastorale Scolastica?
La Chiesa guarda al mondo della scuola come ad un luogo privilegiato per la cura e la promozione dell’educazione delle nuove generazioni e, nell’ottica della crescita umana dei ragazzi, offre il suo servizio mettendo in campo gli strumenti necessari, affinchè i bambini, i ragazzi e i giovani realizzino la pienezza di vita a cui sono chiamati e gli insegnanti siano aiutati nel diventare accompagnatori e testimoni credibili di questa crescita. In particolare, l’Ufficio della Pastorale Scolastica di Bergamo inizia la sua attività tra il 1981 e il 1982 dopo la riorganizzazione della Curia Vescovile operata dal Vescovo Giulio Oggioni.

Quali sono i suoi progetti e i suoi interventi?
Sono sostanzialmente tre gli ambiti d’azione della pastorale scolastica: l’ambito delle scuole pubbliche di ogni ordine e grado che incrocia studenti, insegnanti e genitori; l’ambito delle scuole paritarie di ispirazione cattolica; e l’ambito delle CET (Comunità Ecclesiastiche Territoriali). Tutti questi ambiti sono interessati alla buona crescita dei ragazzi e l’Ufficio della Pastorale Scolastica è a loro servizio per collaborare con le istituzioni scolastiche nel pieno rispetto delle stesse. In questi primi mesi mi sono impegnata ad incontrare e conoscere le scuole paritarie di Bergamo e provincia e ad ascoltare i docenti di religione delle scuole superiori che sono degli avamposti nella scuola, incontrando ogni giorno gli adolescenti e i giovani del territorio. Tra Chiesa diocesana e mondo della scuola possono nascere collaborazioni e sinergie preziose per offrire ai ragazzi di oggi proposte capaci di restituire loro dignità e slancio.

Qual è il programma 2019?
E’ ancora troppo presto per progetti già ben definiti. I miei obiettivi sono: ascoltare molto i diversi interlocutori con cui entro in contatto e cercare di fare bene quello che il mio predecessore, mons. Vittorio Bonati, ha iniziato.

E il suo sogno nel cassetto?
Continuare a far emergere le responsabilità educative della Chiesa e della scuola, rendere le due comunità risorsa per tutti i ragazzi e incoraggiare gli insegnanti nel loro preziosissimo servizio, sostenendo la loro passione educativa.

T.P.