Riflessioni intorno ai tre mesi di DAD (Didattica a Distanza)

Ecco, alcune riflessioni di tre maestre della scuola primaria di Vall’Alta rispetto alla DAD (Didattica a Distanza) e al necessario rientro a scuola in presenza a settembre. Riflessioni e proposte, peraltro, condivise da altri colleghi.

Siamo tre maestre della scuola primaria di Vall’Alta. La nostra zona, purtroppo, è stata una delle più martoriate dalla pandemia Covid-19. Subito dopo le vacanze di Carnevale, la situazione era talmente grave che, all’improvviso, non si poteva più andare a scuola, entrare nelle aule, vedersi, incontrarsi; ciascuno di noi ha dovuto affrontare quest’emergenza chiuso nella propria casa, spesso alle prese con situazioni difficili dal punto di vista sanitario anche all’interno della propria famiglia. Non è stato facile accettare l’isolamento come condizione necessaria per la sopravvivenza di molti, ma così è stato.
Decreti, circolari, avvisi, messaggi hanno riempito i primi giorni di isolamento di noi insegnanti: si trattava di capire come continuare a fare scuola e perché. Questi erano i temi attorno ai quali, inizialmente, ruotavano le nostre discussioni e, soprattutto, le nostre preoccupazioni. Dopo un iniziale momento di smarrimento, l’impossibilità di andare a scuola ha fatto sì che tutte noi attivassimo una serie di modalità di didattica a distanza prima ancora che ci fosse un’indicazione formale da parte del Ministero dell’Istruzione: ci siamo inventate un nuovo modo di “fare scuola” nel giro di pochissimo tempo. Ci siamo aggiornate, ci siamo formate e autoformate, mettendo in campo le nostre conoscenze dal punto di vista tecnologico e condividendole; abbiamo fatto corsi, assistito a webinair, abbiamo imparato a creare videolezioni, a condurre videoconferenze, abbiamo coinvolto le famiglie, abbiamo imparato a sfruttare qualsiasi mezzo a disposizione per poter portare avanti una nuova didattica a distanza.
Perché tutto questo? Non si poteva sospendere tutto in attesa che l’emergenza passasse? No. La scuola non si poteva permettere di perdere i suoi studenti, li doveva tenere agganciati tutti, nessuno escluso.
Il motore propulsivo di tutte queste faticose attività non è stata l’esigenza di portare avanti il programma, bensì quella di continuare a mantenere negli studenti quella tensione cognitiva che è alla base della conoscenza e che è propria della scuola. Abbiamo creato e ci siamo inventate nuovi ritmi scolastici per andare incontro all’esigenza di regolarità e normalità, di cui ogni studente, in particolar modo bambine e bambini, aveva e ha estremamente bisogno, soprattutto in una situazione drammatica e fuori dal normale. Il programma, i contenuti da sviluppare, gli esercizi da svolgere in solitaria con i genitori come compagni, sono stati il pretesto per mantenere questo contatto, anche se virtuale.
Le situazioni più difficili sono state prontamente risolte: i bambini che rischiavano di essere “tagliati fuori” da queste modalità di didattica a distanza sono stati personalmente agganciati dagli insegnanti con ogni mezzo, per non farli sentire isolati o esclusi; sono stati seguiti passo passo proprio quei bambini che non avevano mezzi o strumenti sociali tali da vivere nel modo più sereno possibile il momento di emergenza. Tutto questo ha comportato un grande dispendio di energie da parte di tutti i protagonisti di questo processo; quindi, non solo maestre e alunni, ma anche le famiglie che hanno dovuto mettersi in gioco su tanti fronti, uno su tutti quello di conciliare didattica ed impegni lavorativi.
Ora, dopo le fatiche di quei mesi la didattica a distanza ha raggiunto un buon livello di funzionamento e anche i più scettici tra noi ne hanno colto gli aspetti positivi. Nonostante ciò, la domanda che insegnanti, studenti e genitori continuano e continueranno a porsi è: Quando torniamo a scuola?
Secondo noi è questo che bisogna volere, prevedere e organizzare fin da subito, per arrivare a settembre preparati al rientro nelle aule, ovviamente nel rispetto delle prescrizioni sanitarie.
Inoltre, perché è così importante rientrare a scuola? Uno dei limiti della DAD è la sua focalizzazione sui contenuti del sapere e non sul processo di apprendimento: rimane quindi una didattica prettamente trasmissiva, anche se ben presentata e tecnologicamente all’avanguardia. L’apprendimento, invece, è un processo, è fare esperienza, è porsi delle domande, è studiare le risposte e trovarne delle altre, è acquisizione delle procedure, è imitazione… il tutto attraverso le relazioni interpersonali, tra compagni di classe, tra adulti e alunni, in un ambiente a ciò dedicato. La conoscenza, quella vera che è in grado di produrre a sua volta cultura, si fonda sul confronto, sulla ricerca e, poi, sullo studio. Le bambine e i bambini hanno dovuto accettare per forza questo isolamento, fisico ma soprattutto psicologico, ma ora il rischio concreto è che si venga a creare una sorta di abitudine a vivere nel proprio “nido” familiare, sicuramente caldo ed accogliente, ma che esclude quelle relazioni fra pari e nel gruppo proposte dalla scuola in presenza: va ripristinato un rapporto di fiducia fra bambine, bambini e società…
E’ ora di pensare e progettare un rientro in presenza, anche per riconquistare pian piano quell’accezione di scuola come ambiente che accoglie, stimola e forma comportamenti sociali, di scuola come comunità educante. La scuola in presenza è per sua natura ambiente di apprendimento e di formazione non solo per l’alunno, ma soprattutto, per la persona e per il cittadino; non riconoscere questo valore significa svuotare la scuola del suo contenuto più importante, significa impedire la formazione di quei processi di cooperazione su cui si dovrebbe formare l’intera società, significa perdere un’identità sociale e culturale. Tornare a scuola non significa semplicemente andare incontro alle esigenze lavorative della famiglia: la scuola deve tornare ad essere lo spazio in cui la disparità e le disuguaglianze vengono superate senza essere appiattite, in cui la democrazia è il valore principale…
Siamo consapevoli di quanto sia importante recuperare un ambiente d’apprendimento che può essere solamente la scuola in presenza, dove le relazioni sociali e cognitive possono arricchirsi, attivarsi, svilupparsi e contestualizzarsi, dove insieme si affronta la giornata, dove anche la possibilità di sbagliare è vissuta come occasione di apprendimento: un ambiente in cui anche gli sguardi, l’atteggiamento del corpo, le sfumature della voce sono veicoli del sapere.
Ora, quindi, è necessario trovare modi concreti e possibili per rientrare a scuola in presenza e in sicurezza con l’inizio del nuovo anno scolastico.
Crediamo che sia comprensibile la preoccupazione per un rientro a scuola davvero in sicurezza, ma crediamo anche che ognuno di noi debba farsi attore e promotore di comportamenti responsabili, al di là di quanto ci verrà dettato “dall’alto”: il Covid-19 si combatte con la ricerca e la conoscenza, ma anche con atteggiamenti lucidi e coscienziosi dal punto di vista individuale e civile.
Sarà imprescindibile stendere una lista condivisa di buone prassi da adottare per stare insieme in sicurezza: uso di mascherine, norme piuttosto rigide per quanto riguarda l’igiene personale, nuova modalità di gestione del materiale scolastico sia a scuola che a casa.
Un’ipotesi di rientro nelle aule presuppone il coinvolgimento di istituzioni e società civile intesa come comunità che può e deve essere educante; le nostre proposte vanno quindi condivise non solo con le famiglie, ma anche con l’Amministrazione Comunale e con tutte le realtà sociali ed aggregative presenti sul territorio.
Sarà sicuramente necessario recuperare spazi per il distanziamento fisico, ma non sociale, e andranno quindi reinterpretati come aule alcuni ambienti della scuola, come lo spazio mensa, gli atrii e i cortili. Potrebbero essere utilizzati come spazi dove organizzare attività laboratoriali e di didattica attiva anche ambienti esterni alla scuola, messi a disposizione dal territorio e dalle istituzioni locali, ad esempio gli oratori.
Potrebbe esserci la necessità di una riduzione dell’orario in presenza o l’attuazione di doppi turni, per consentire la creazione di classi più contenute dal punto di vista numerico: ciò significa dare la possibilità di usufruire dell’intero tempo scuola anche in spazi educanti alternativi alla famiglia, dove si possono svolgere i compiti assegnati o vedere video preparati con la DAD, gestiti da educatori assunti dall’amministrazione locale o da volontari qualificati.
Si dovrà ripensare la scuola anche dal punto di vista didattico, utilizzando una maggiore elasticità nei modi e nei tempi di proposta della programmazione, strutturando modalità operative alternative, come la possibilità di creare classi aperte e quella di svolgere lezioni all’aperto: in questo senso, potrebbe risultare utile una semplificazione delle procedure burocratiche per potersi muovere sul territorio. Andranno sicuramente gestiti in maniera diversa il trasporto pubblico e la refezione scolastica: si può pensare di consumare in classe, opportunamente distanziati, un pranzo portato da casa oppure fornito dalla ditta che ha in appalto la mensa in formato monoporzione.
Questi sono solo spunti per una riflessione più ampia che, però, non può aspettare… Va fatta adesso, in un confronto condiviso con insegnanti, genitori e istituzioni locali, per arrivare a settembre pronti, in sicurezza, a rientrare tutte e tutti a scuola.

P.P.