Sempre gentile e disponibile, forte di una grande umanità e spiritualità, don Giovanni Bosio è un importante punto di riferimento nella comunità vertovese. Ormai, è sei anni che è il prevosto della parrocchia di S.Maria Assunta di Vertova, dall’autunno 2012. E, ormai, conosce bene le sue “anime”, che peraltro sono fortemente impegnate sia in parrocchia, sia in Oratorio. In vista del Natale 2018, la redazione di Paese Mio (Giornale di Honio) chiede a don Bosio un parere sullo “stato di salute” della comunità parrocchiale di Vertova in un momento forte com’è, appunto, il Natale.

Come sta la comunità di Vertova?
Nel complesso, va bene. Abbiamo un discreto numero di praticanti, ma come ormai capita da un po’ di tempo ci si deve riferire a persone di una certa età: sono loro che vivono maggiormente l’attività spirituale. I giovani, invece, lasciano un po’ a desiderare: certo, vengono in Oratorio, giocano a calcio e in palestra, partecipano alle feste, ma fanno fatica a seguire certe indicazioni religiose. E quelli che lo fanno sono pochi. L’obiettivo è sempre quello: intercettare i giovani, interessarli, per far vivere loro belle esperienze. Più in generale bisogna ridare slancio alla parrocchia, intesa come comunità viva, “casa di famiglie”. Occorre essere più attenti alla Parola di Dio e alla catechesi, specialmente per gli adulti. Occorre mettere al centro l’azione di Dio, quindi, partecipare alla Confessione e alla Messa, almeno festiva.

Ma ci sono esperienze positive?
Certamente. Prendiamo i bambini, i ragazzi, loro sì che seguono. Quelli della Cresima si trovano al Sabato; gli adolescenti al venerdì sera: sono realtà belle, vive, interessanti. Da segnalare, poi, la bella realtà del corso per fidanzati, che ha visto coinvolte 10 coppie. Come pure la vivacità che pervade la nuova Equipe Educativa, una decina di persone impegnate a ravvivare l’Oratorio, a 360 gradi, come luogo d’incontro e di formazione, di gioco e di crescita spirituale. E’ la vera cabina di regia delle attività che si praticano in Oratorio: un gruppo di giovani laici, di età compresa fra i 20 e i 40 anni, che sostengono la nostra parrocchia, che ormai non ha più il suo curato (per la cronaca, nella diocesi di Bergamo solo 47 oratori hanno il curato, gli altri no). Sono un gruppo che vive la corresponsabilità, organizzando la catechesi, le iniziative, le feste, la logistica, i noleggi delle attrezzature, e anche la parte finanziaria. Si incontrano al martedì sera, dalle 20 alle 23.

E quanti sono i gruppi parrocchiali?
Ben 24 gruppi operano in parrocchia, una bella serie, anche se spesso fanno iniziative un po’ slegate far di loro. Servirebbe più concertazione, condivisione, anche per essere più d’impatto nelle proposte. Si pensi che, con varie sfaccettature, abbiamo cinque gruppi missionari…

E per il Natale 2018 cosa bolle in pentola?
Il programma è ormai definito, segue un solco ormai segnato e ben rodato. A breve c’è la festa di Santa Lucia, per la scuola materna parrocchiale “Mistri”: saranno gli adolescenti ad animare la festa, passando per le strade con l’asinello con il suo carico di doni. Poi, riflettori puntati sullo sport: il 22 dicembre, infatti, è in programma il “Natale dello Sportivo”. Ed eccoci alla notte di Natale, la notte magica, con la tradizionale fiaccolata, con corredo di pastorelli e angioletti. Intanto, come ogni anno, abbiamo la distribuzione del calendario “solidale”; le casette di cioccolato, confezionate dal gruppo Belem; la raccolta dei doni, effettuata dagli stessi bambini, da consegnare, poi, alla Conferenza di San Vincenzo, che li destinerà alle famiglie più bisognose. La chiusura del programma delle festività è fissata, come da tradizione, il 7 gennaio, ricorrenza del Battesimo di Gesù: in quella data si svolgerà il rito del sale, con la benedizione dei bambini nati nel 2018.

Quale il suo augurio per questo Natale 2018?
Natale è una grande festa, porta vivacità e attesa, si è tutti gasati, la corsa ai regali, a come preparare i pranzi e le cene delle feste, le vacanze magari, ma attenti “non soffochiamo il Bambino”. Ripenso alle parole di don Primo Mazzolari, che così diceva nel 1956: “Il presepio è fatto di uomini e di bestie. C’è un bambino, c’è Maria, c’è Giuseppe: una famiglia di povera gente che porta i destini del mondo. La tradizione vuole che ci siano accanto un asino e un bue. Provate a togliere quel Bambino, spegnete quella luce: che cosa vi rimane? Avete creato la fraternità? Avete creato la pace? No, avete un presepio dove c’è soltanto un asino e un bue, vale a dire una umanità che non ha più una speranza, ma è una stalla”. E ripenso anche alle parole di Papa Francesco, che così diceva nel 2017: “Davanti al presepe con i vostri familiari, lasciatevi attirare dalla tenerezza di Gesù Bambino, nato povero e fragile in mezzo a noi, per darci il suo amore. Questo è il vero Natale. Se togliamo Gesù, che cosa rimane del Natale? Una festa vuota. Non togliere Gesù dal Natale, Gesù è il centro del Natale, Gesù è il vero Natale, capito?”.

T.P.