Per tutti è don Giuseppe Radaelli, per i suoi amici di Roma è don Pinu, ma per gli amici di Gazzaniga, in particolare gli alpini e i vigili del fuoco, è semplicemente “Pinu” o Pinuccio. Comunque, in qualsiasi modo lo si voglia chiamare, don Giuseppe Radaelli è tornato nella “sua” Val Seriana, a Gazzaniga, dopo aver terminato il suo mandato pastorale, durato 33 anni, spesi come cappellano sanitario negli ospedali Sant’Eugenio, nel quartiere EUR, e “Forlanini”, a Roma.
Un mandato dall’alto tasso di umanità e solidarietà, a fianco dei malati, tra sofferenza e morte. “Un’esperienza che mi ha arricchito – ha detto in un’intervista ad una TV locale – A volte, basta la vicinanza, la semplice presenza, comunque non è facile convivere con il dolore e la morte, ma l’importante è stare vicino alle persone”.
Nato a Lissone il 22 agosto 1955, Giuseppe Radaelli, prima di diventare prete, lavorava come infermiere all’ospedale “Briolini” di Gazzaniga; qui, riuscì a farsi conoscere e apprezzare per la sua umanità e disponibilità; inoltre, dedicò parte del suo tempo libero in oratorio, coadiuvando il curato di allora, e proprio per questo si fece ulteriormente conoscere fra i giovani, molti dei quali ancora oggi lo ricordano con affetto. Poi, la vocazione, forte e decisa, che lo portò a intraprendere gli studi a Genova, fino alla sua ordinazione sacerdotale, avvenuta il 28 febbraio 1987, quando aveva 31 anni.
Subito venne inviato a Roma, all’ospedale S.Eugenio, nel quartiere EUR: avrebbe dovuto fermarsi soltanto qualche mese, ma invece vi rimase per alcuni anni; da lì, poi, il salto all’ospedale “Forlanini”, dove vi rimase ben 22 anni.
Comunque, spesso tornava a Gazzaniga, per qualche giorno di vacanza o per presenziare a qualche ricorrenza: è successo anche due anni fa, quando ha celebrato la Messa, in occasione della festa di S.Barbara, patrona dei Vigili del Fuoco, presso il Distaccamento di Gazzaniga.
Ora, dopo aver svolto il suo onorato servizio, il meritato ritorno a casa. In verità, all’inizio dell’anno, don Pinuccio aveva iniziato il suo trasloco, ma poi i mesi del lockdown, conseguenti all’emergenza Covid-19, hanno bloccato tutto, impedendogli di completarlo. Solo alla fine di giugno, grazie all’aiuto del Gruppo Alpini Gazzaniga-Orezzo e degli “amici” di Gazzaniga, con in testa Giancarlo Maffeis, e di altri “amici”, i vigili del fuoco di Roma, don Pinuccio è riuscito a riportare a casa le ultime cose. “Dobbiamo ringraziare un falegname locale, che ci ha messo a disposizione il suo furgone – sottolinea Giancarlo Maffeis – Senza questo mezzo non saremmo riusciti a completare il trasloco”.
Prima di ripartire verso la Val Seriana, ha celebrato la sua ultima messa all’ospedale “Forlanini”, proprio insieme ai suoi “amici”. Una Messa sentita, partecipata, dove aleggiava commozione e nostalgia. In quella sede, don Pinuccio ha regalato agli alpini un crocifisso, quello che lo ha accompagnato nel suo cammino sacerdotale. “Don Pinuccio, oltre che un amico, è un nostro aggregato – afferma in un’intervista Roberto Guerini, capogruppo degli alpini di Gazzaniga-Orezzo – Ci ha fatto un grosso regalo, ci ha donato un crocifisso che lo ha accompagnato in tutto il suo mandato di prete. Lo abbiamo portato nella nostra cappella e lo conserveremo come se fosse più del nostro cappello”.
A Gazzaniga, un momento conviviale, per salutare il ritorno a casa di don Pinuccio. Il “bentornato” ha visto la presenza anche del sindaco Mattia Merelli e di alcuni rappresentanti degli alpini e dei vigili del fuoco.
Ora, don Pinuccio sarà a disposizione della Parrocchia di Santa Maria Assunta e Sant’Ippolito di Gazzaniga.

LP