Ha riaperto i battenti la chiesa del cimitero di Gazzaniga, dedicata a San Carlo. Il 19 giugno scorso, al termine di una serie di restauri conservativi, la chiesa che fa bella mostra nella parte alta del paese è stata inaugurata e riportata al suo antico splendore. La cerimonia si è svolta al mattino durante la S.Messa celebrata dal vicario generale della Diocesi di Bergamo mons. Davide Pelucchi, unitamente al parroco di Gazzaniga don Luigi Zanoletti.

Il restauro era oltremodo necessario: degradata e trascurata negli anni, mostrava evidenti segni di cedimento. Vista la sua pericolosità, la parrocchia ha chiesto al Comune di Gazzaniga di poter intervenire con dei restauri imminenti, proprio per mettere in sicurezza la struttura. In effetti, la chiesa di San Carlo è inserita nel patrimonio comunale, precisamente dal 1933, quando venne data al Comune di Gazzaniga perché c’era bisogno di nuovi loculi.

La sua storia, però, è molto antica. Come illustrato dall’arch. Elena Franchioni, progettista e direttrice dei lavori di restauro, l’aspetto attuale della chiesa è il frutto della ristrutturazione avvenuta tra il 1926 e il 1929 nell’ambito della realizzazione del cimitero, ad opera dell’arch. Alziro Bergonzo. La chiesa, quindi, in quegli anni venne modificata e adattata alle nuove funzioni cimiteriali. Prese così la configurazione attuale: una navata, suddivisa in quattro campate, sovrastate da volte a crociera, con inserito ai lati un apparato che ospita i loculi e gli ossari.

Il restauro, ad opera della parrocchia, ha interessato soprattutto le vaste superfici dipinte della volta a crociera. Costo complessivo: 150.000 euro. Significativo la dedicazione dei restauri: un omaggio della comunità alle vittime del Covid-19. Nel periodo più buoi della pandemia, infatti, questa chiesa ospitò le bare dei defunti in attesa della cremazione. Così, il Consiglio degli Affari Economici e il Consiglio pastorale decisero di dedicare il restauro ai morti di Covid delle comunità di Gazzaniga e Orezzo.

Proprio per ricordare le vittime della pandemia, la parrocchia di Gazzaniga ha fatto incidere su una lapide collocata sulla facciata della chiesa, una frase di Albert Camus, tratta dal romanzo “La peste”. Questa così recita: “Al principio dei flagelli e quando sono terminati, si fa sempre un po’ di retorica. Nel primo caso l’abitudine non è ancora perduta, nel secondo è ormai tornata. Soltanto nel momento della sventura ci si abitua alla verità, ossia al silenzio”.

La chiesa, ora riaperta al culto, ospiterà anche i sacerdoti defunti che hanno svolto il loro ministero pastorale a Gazzaniga o i sacerdoti nativi del paese.

 

PS