Ecco, un contributo di Ennio Signori, consigliere del CAI Albino che racconta la storia delle grotte “Paradis di Asegn”, ora facilmente raggiungibili grazie ai lavori di sistemazione e messa in sicurezza del sentiero di accesso, effettuato dai volontari del CAI Albino.

 

Per chi percorre l’antica mulattiera Albino-Selvino, di recente inaugurata dopo un lungo lavoro di ripristino, si offrono due nuove curiosità. Le “Cave di Alabastro”, abbandonate circa cento anni fa e

ol Paradis di Asegn”. Le cave di alabastro hanno dato lavoro a generazioni di albinesi. La loro storia si fa risalire probabilmente al XVI secolo, anche se documentate dal Settecento. Sono state parzialmente ripulite e mostrano chiaramente la “vena di estrazione”. Un sentiero, ben segnalato, parte dai pressi del “Quader” e porta a una grotta stretta e lunga una decina di metri, per lo più “foderata” di alabastro. Sul fondo un velo d’acqua ricrea ancora, come migliaia di anni fa, questa pietra ornamentale. Un altro sentiero porta alla cava superiore che conserva segni del modo di asportazione dei blocchi di alabastro. Alcuni ancora in loco. Cartelli direzionali indicano il ritorno sulla mulattiera. Un ponticello di pietra segna il confine tra i Comuni di Albino e Aviatico. Poco dopo, si lascia a sinistra la mulattiera, dove un cartello indica “Paradis di Asegn”. E’ una grande grotta che si raggiunge in una manciata di minuti. Gli ultimi metri, anche se attrezzati, richiedono un po’ di attenzione. La grotta, posta su due piani, riesce ad essere illuminata dal sole per pochi minuti al giorno offrendo, su concrezioni e pareti calcaree, un ventaglio di colori impensabili. In questa grotta furono rinvenuti in due esplorazioni (1928 e 1948) oggetti e monete di epoca romana. Negli scavi del 1948 a questa grotta fu dato il nome di “Buca delle Guide”, ma è da sempre conosciuta come “ol Paradis di Asegn”.

Difficile è sapere a cosa è dovuta questa curiosa denominazione. Consultando le mappe catastali di inizio Ottocento, veniamo a sapere che questo toponimo era limitato al tratto di mulattiera pianeggiante che arriva al ponticello di pietra che supera il torrente Albina. Muli e asini con il loro carico, dopo la faticosa salita, trovavano qui un po’ di riposo e acqua, prima di affrontare la ripida mulattiera per Aviatico.

Il termine dà forse l’idea della fatica degli animali e dei loro conducenti. Col tempo, nell’uso comune, il toponimo si è ampliato al lato opposto della valle, dove è posta la grotta, un area che nei documenti catastali del 1810 è detta “Monte Negrom e Scabla”.

Si torna poi sulla mulattiera, dove, poco dopo, un altro cartello indica “ol Bus de la Scabla”, che ha una maggior rilevanza storica, ma è meno spettacolare. Più avanti, nei pressi di una cappella, un cartello ne dà una dotta spiegazione storica.

Per chi percorre la mulattiera e visita le sue curiosità, con la mente può andare a tempi lontani in cui in nostri padri vivevano e altri… sopravvivevano.

Per la cronaca, le informazioni storiche sono tratte da: La toponomastica di Albino, Mario da Sovere 1996; Storia delle terre di Albino vol.1, Comune di Albino, 1996; L’antica mulattiera Albino Selvino, CAI Albino, 2001; Un tesoro sotto i nostri piedi, Sergio Chiesa, Franco Innocenti. 2019

La mulattiera è stata ripristinata dai volontari del CAI Albino, del G.S. A.Marinelli e dal Gruppo Alpini di Albino; mentre hanno ridato vita alle “Cave di Alabasto” e al “Paradis di Asegn” i volontari del CAI Albino. Tuttora un gruppo di volontari cura la manutenzione della mulattiera.

 

Ennio Signori