Siamo abituati a muoverci per le strade senza fare caso ai loro nomi, ma questi sono stati scelti e assegnati sempre con una motivazione e, in alcuni casi, si riferiscono a vicende e persone che hanno avuto un legame con la storia del paese.
A Cene, due vie sono dedicate a due giovani, distanti per nascita e classe sociale, ma accomunati da una fine tragica: via Ulisse Bellora e via Luigi Cuni.

Ulisse Bellora
Ulisse era figlio di Pietro Bellora, uno dei più importanti imprenditori tessili in Italia. Nel 1936, la Cotonificio Pietro Bellora spa aveva acquistato il Cotonificio Valle Seriana, a quel tempo gestito dall’IRI, e il comm. Pietro ne aveva assunto la direzione. Negli anni della Repubblica Sociale, l’imprenditore, certamente per qualche motivo, suscitò la diffidenza dei fascisti. Forse assumeva operai senza chiedere la tessera del partito, che allora era obbligatoria per poter lavorare; o forse finanziava di nascosto le brigate partigiane. Quindi, per sospetto di “partigianeria”, nell’agosto del 1944 Pietro Bellora e il figlio Ulisse vennero arrestati a Gazzaniga e condotti in carceri diversi.
Il padre fu rilasciato dopo poche ore e il figlio dopo alcuni giorni. Ma per quest’ultimo era troppo tardi: le percosse subite nel carcere di Sant’Agata avevano aggravato le sue già deboli condizioni di salute. Non si riprese più e morì il 22 maggio 1945 in un ospedale di Milano, all’età di 23 anni.
Il 2 novembre 1945, la Giunta Comunale di Cene, guidata da Tomaso Cortinovis, primo sindaco della Liberazione, deliberò di intitolare a Ulisse una via “…sia perché lo stesso ha lasciato la vita in parte per i maltrattamenti subiti da parte dei nazifascisti e quindi per la causa della Liberazione, e sia per l’alto senso di generosità dallo stesso dimostrato verso questa popolazione. Riaffermato che questa popolazione deve essere massimamente riconoscente verso la generosa famiglia Bellora per le continue offerte in denaro, in natura e con l’assunzione di personale in soprannumero…”. Così si legge nella delibera.
Il nome di questa via, quindi, non è dovuto solo al fatto che conduce allo stabilimento, ma deriva dalla tragica vicenda del giovane Ulisse.

Luigi Cuni, martire di Cefalonia
Nato a Cene, nel 1918, Luigi Cuni fu chiamato alle armi nel 1939 e arruolato nel terzo reggimento di Artiglieria della Divisione Acqui. Al momento dell’armistizio si trovava sull’isola di Cefalonia (Albania) ed era attendente del maggiore Pica, con il quale visse i drammatici fatti della battaglia contro i tedeschi che durò ininterrottamente dal 15 al 22 settembre e si concluse con la sconfitta degli italiani. Quando divenne chiaro che i tedeschi intendevano fucilare gli ufficiali italiani, il maggiore Pica salutò il suo attendente, lo invitò ad allontanarsi, glielo ordinò. Ma Luigi si rifiutò di lasciare il suo superiore: così caddero insieme sotto i colpi della mitragliatrice.
Nel 1952, il cappellano militare Padre Luigi Ghilardini, di Gazzaniga, fu inviato nelle isole greche a recuperare i corpi dei soldati italiani ancora là abbandonati. Trovò anche il maggiore Pica e Luigi Cuni e scrisse: “Quando li esaminai erano così stretti che, non sapendo distinguere le salme, dovetti metterle in un’unica cassetta…”.
La cassetta fu portata nell’ossario di Bari, dedicato ai caduti nelle isole dell’Egeo, e là è rimasta.
Luigi Cuni fu decorato con Medaglia di Bronzo al Valor Militare con la seguente motivazione: “Affrontava il plotone di esecuzione a fianco del suo comandante, dando così prova di profondo senso del dovere e di attaccamento al suo superiore”.
Nel 1959, l’Esercito Italiano concesse la Croce al Merito di guerra “alla memoria”. Nel 1975, l’amministrazione comunale di Cene intitolava una via a suo nome.

a cura di Rosa Peracchi