Far west 2013, natura da vivere

L’America degli indiani nel racconto di alcuni esponenti del Cai

31 luglio, S.Francisco. Siamo in sei e prendiamo possesso della capiente auto che ci porterà lungo l’itinerario che abbiamo studiato in Italia. Questo in sintesi: S.Francisco, un po’ di Oceano Pacifico, Yosemite, Zion, Bryce, Monument Valley, Grand Canyon. Abbiamo in tutto 20 giorni a disposizione, compreso il viaggio.

A S.Francisco percorriamo i saliscendi stradali, caratterizzati dai piccoli tram aperti, nota di folklore della città. Il giorno seguente eccoci in bici per solcare le colline di eucalipti e imboccare poi il “Golden Gate”, il ponte che collega la città a Sausalito; il vento è forte, sopratutto sul ponte. La giornata si conclude in una festa di etnie, gustando piatti insoliti, tra musiche varie e un’aria pungente… tanto da farci scappare al più presto al nostro motel. Il 3 agosto ci trasferiamo a Carmel, sull’oceano: spiagge a perdita d’occhio, con pellicani e varietà di uccelli marini e una cornice di grandi alberi, tipo querce, e casette seminascoste dalla folta vegetazione. Il 4 agosto ci sgranchiamo le gambe con un piccolo trekking tra le scogliere del parco marino di Point Lobos, tra una ricca vegetazione e fauna variegata. Nel pomeriggio, scendiamo lungo la costa fino a Big Sur; all’interno, si osserva una foresta di sequoie, mentre sulla costa le onde dell’oceano si infrangono tra scogliere e lunghe lingue di sabbia, quasi in assoluta solitudine.

Ripercorriamo la strada costiera meravigliosamente “illuminata” dai catarifrangenti posti al centro della stessa. Il giorno 5 ci trasferiamo a Merced, che ci servirà da base per Yosemite.

E’ il 6 agosto: partiamo presto, la strada è scorrevole e ampia, come del resto tutte le strade americane. Siamo al Yosemite National Park, e subito imbocchiamo il sentiero che ci condurrà a “Yosemite point”; uno spettacolare tracciato che sfrutta le cenge delle pareti a piombo del gruppo montuoso. E’ il sentiero più antico della zona e si inerpica oltre il salto della cascata, alta 700 metri, purtroppo asciutta per il periodo. Dominiamo parte della vallata e, di fronte a noi, si staglia l’Half Dome…(una “metà montagna”, denominata appunto “metà duomo”): siamo senza parole… La vista spazia ovunque e ci sorprende vedere come i grossi abeti si spingano abbondantemente oltre i 2.700 m. Il giorno dopo siamo di nuovo al Yosemite National Park, puntando però questa volta al “Glacier point”. Un breve cammino ci porta alla “sentinella” dell’Half Dome, una calotta granitica da dove si può ammirare la superba parete del “Capitan”. Un’altra giornata appagante che chiuderemo sulla via del ritorno con una bella cena a Mariposa, a base di bistecca “western” ben guarnita e una torta di mele eccellente. L’8 agosto ci attende un trasferimento di 700 km, che però ci godiamo km per km, percorrendo il Tioga Pass (3.030 m) sempre nel parco dello Yosemite, tra interminabili abetaie e superbe montagne.

Ora, scendiamo al lago “Monolake”, uno dei più antichi d’America. Imbocchiamo la strada che serpeggia tra una stupenda pineta che ci porta nel Nevada, ma prima attraversiamo una zona desertica, fino a giungere a Pharump, alle porte di Las Vegas.

Il 9 agosto, trasferta a Mount Carmel, alle porte dello Zion National Park, nello stato dello Utah.

10 agosto: inizialmente, il tempo non ci favorisce e un freddo pungente ci coglie impreparati, ma poi il vento pulisce il cielo e ci regala uno spettacolo superiore alle nostre attese: migliaia di pinnacoli con innumerevoli gradazioni di colore che vanno dal bianco al bruciato si susseguono, alternandosi a qualche pino che con fatica spunta nei piccoli canyon. Percorriamo un itinerario all’interno dell’anfiteatro, dove scatto fotografie all’impazzata e con grande emozione; ora la temperatura è decisamente calda. Questa era la terra dei Navajo e sotto questi pinnacoli si estende una grande vallata verdissima, fatta di conifere e di pascoli.

Il mattino del’11 agosto lo dedichiamo a visitare l’ingresso dello Zion National Park, nelle vicinanze della strada che serpeggia tra rocce rosse e coni di roccia. Zigzagando tra striature e rocce pensili con molta calma scatto fotografie eccezionali, molte sono foto “grafiche”, fatte da particolari di rocce, fenditure e alberelli improbabili che vivono tra le fessure di placche gigantesche.

Nel pomeriggio ci trasferiamo a Page, cittadina nata in virtù della diga che, con l’acqua del Colorado, forma il lago Powell, con innumerevoli rami incastonati tra rocce multicolori. Per colmare lo sbarramento ci sono voluti 17 anni. Il mattino seguente (12 agosto) trasferta alla Monument Valley, altro sito della terra Navajo, classico territorio da film western, con i torrioni, i pinnacoli brown e le praterie che si estendono tra lo Utah e l’Arizona.

Ci confrontiamo chiedendoci che cosa ci è piaciuto di più finora, e chiaramente ognuno ha delle preferenze, ma tutti sono concordi nel dire che è stato tutto bello… ma non è ancora finita. Percorriamo, quindi, lo sterrato all’interno dei gruppi monolitici, 27 km di sobbalzi e polvere, ma ne vale la pena; la pista si inserisce tra radure e rocce formate da grandi placche, facendo immaginare la vita di un tempo tra indiani Navajo e conquistatori. Anche qui la strada che ci ha portato alla Monument Valley non è stata solo un trasferimento, ma un susseguirsi di paesaggi interessanti e spettacolari. Il tragitto per il rientro a Page è ancora lungo, ma è coronato da un tramonto infinito, eccezionale, di variegati colori.

Dopo un giorno di relax, proseguiamo per Flagstaff, una bellissima cittadina che risente del vecchio insediamento western, con stazione ferroviaria storica, così come è storica la strada “66” che l’attraversa, le indicazioni in centro ben conservate e i ristorantini accoglienti. E’ il 15 agosto e il viaggio sta volgendo al termine, ma ci aspetta ancora il Grand Canyon. In poco più di un’ora siamo ad uno degli innumerevoli parcheggi del sito ”Grand Canyon”. C’è la possibilità di scendere i 1.300 metri fino al fiume Colorado, con relativa salita ad alte temperature, con uno sviluppo totale di 24 km. Fausto e Beppe scendono fino al fiume, Lucia scende per circa 1.000 metri, mentre Valeria, Patrizia ed io scendiamo parzialmente, ma poi risaliamo per portarci ai vari punti di osservazioni per fotografare altri scorci. Qui, il canyon è largo circa 15 km solcato da vari affluenti che provengono da diverse direzioni. In giornata, il tempo è piuttosto coperto, ma per fortuna verso sera, tra le nuvole, fa capolino il sole, che ci regala uno scenario straordinario. Prendiamo la strada per Flagstaff, ma le sorprese non sono finite perchè imprevedibilmente ci imbattiamo in un cervo, intento a gustare i germogli delle piccole piante a bordo strada.

Venerdì 13 agosto: ci alziamo con un po’ più di calma rispetto alle solite levatacce; eccoci ad un canyon, dove scorre un torrente meraviglioso, tra placche di rocce rosse con cascatelle e pozze smeraldine, dove facciamo dei bagni ristoratori. Proseguiamo di pochi km e siamo a Sedona, una cittadina inserita in un classico ambiente western, tra verde e torrioni di roccia rossa. Qui, fa caldo in quanto ci si trova circa 800 metri più in basso di Flagstaff.

Questi giorni sono trascorsi in un lampo, ma la mente è densa di immagini che riguardano l’intenso viaggio tra i parchi dell’ovest, molto ben conservati e così facilmente raggiungibili.

Il 17 agosto ci trasferiamo a Los Angeles, e sarà la tappa più monotona, priva di elementi d’interesse. Arriviamo a metà pomeriggio e ceniamo alla festa di “chinatown”, dove pernottiamo. La cena è gradevole e ricca di portate.

18 agosto: si rientra con voli ritardati, che vedranno il nostro viaggio protrarsi di 8 ore sul programma.

La stanchezza poi passa, le immagini e i ricordi rimangono.

Partecipanti del Cai Gazzaniga: Giordano Santini, Valeria Botta, Patrizia Ongaro, Lucia Castelli, Fausto Guerini, Giuseppe Musitelli.

 

Giordano Santini