Tradizione e devozione popolar a Vall’Alta. Nel mese di febbraio, infatti, la comunità della parrocchia di Maria Assunta e San Giacomo si anima con una “doppia festa” liturgica. Sabato 2 febbraio, infatti, ricorre la Presentazione di Gesù al Tempio, meglio conosciuta come la “Festa della Candelora”, perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti”. Infatti, fu proprio così che venne chiamato Gesù, ancora adolescente, dal vecchio Simeone al momento della sua presentazione al Tempio di Gerusalemme, atto prescritto dalla legge giudaica per i primogeniti maschi. La denominazione di “Candelora”, invece, deriva dalla somiglianza dell’antico rito del “Lucernare” (accensione di lampade e ceri per fare luce), con le antiche fiaccolate rituali che si facevano nei “Lupercali” (antichissima festività romana che si celebrava proprio a metà febbraio). Per festeggiare la ricorrenza, è prevista una Messa, alle 18, in chiesa parrocchiale, cui seguirà il rito della benedizione delle candele, che saranno conservate poi nelle case per le tante evenienze a cui serviranno.
A seguire, domenica 3 febbraio, la parrocchia di Maria Assunta e San Giacomo festeggia San Biagio. Dopo le Messe mattutine delle 7.30 e delle 10.30, il parroco don Daniele Belotti rinnoverà una tradizione molto antica: la benedizione della gola dei fedeli. Infatti, San Biagio è invocato proprio contro i mali della gola: pertanto, verranno accostate alla gola dei fedeli due candele incrociate, precedentemente benedette.
L’atto religioso si collega a un’antica tradizione secondo cui Biagio, vescovo di Sebaste, in Armenia, nel mentre veniva portato a morire (morì decapitato nel 316), avrebbe prodigiosamente liberato un bambino da una spina o lisca di pesce conficcata nella sua gola.
Per tutta la giornata, poi, è tradizione rinnovare in famiglia un rito ambrosiano: mangiare una fetta del “panettone di San Biagio”, che altro non è che una fetta di panettone natalizio conservata per la festa di San Biagio. La fetta indurita, infatti, richiama alla fatica della sua deglutizione, quindi alla gola da proteggere.

T.P.