Il fiume Serio ha reso ricca per secoli la Val Seriana, portando acqua alle terre e muovendo mulini e fucine prima, turbine elettriche poi, nelle centinaia di opifici e industrie sorte sulle sue rive. Raccoglie scarichi industriali e domestici, ma regala anche bellezza ed emozioni: i salti d’acqua, le pozze, gli angoli per i pescatori, i tratti per i canoisti, le spiaggettine per gli appassionati della tintarella, le piste ciclabili sulle rive per i cicloamatori, i parchi per i bambini.
Negli ultimi anni, il normale andamento del corso d’acqua, già compromesso dalla cementificazione selvaggia, le crescenti captazioni, lo sfruttamento delle rive e degli alvei, è messo a dura prova dall’alternanza di lunghi periodi di siccità e piene tumultuose, tipiche di un insolito clima tropicale, che minacciano l’esistenza stessa del fiume, la sua identità naturale e la vita dei delicati ecosistemi che lo abitano.
La legislazione europea ha varato il concetto di “deflusso ecologico” per raggiungere l’obiettivo della direttiva del 100% dei corsi d’acqua in “buono stato ecologico” e garantire il “volume di acqua necessario affinché l’ecosistema continui a prosperare e a fornire i servizi necessari”. Recepito dalla legge italiana, sostituisce il deflusso minimo vitale (dmv). L’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) cura il monitoraggio per la Regione Lombardia, che viene compiuto ogni sei anni sui “corpi idrici”, le porzioni omogenee di fiume.
Ebbene, quel è lo stato di salute del fiume Serio? Proviamo a confrontarlo con il “fratello” Brembo.
La portata media mensile annuale è di circa 31m³ al secondo per il Brembo, mentre per il Serio è di circa 21m³. Quindi, molto più basso. Ma attenzione. I dati sul fiume Serio relativi al 2020 sono simili a quelli di dieci anni fa: allora, nel 2010, la portata media era di 19,80 m³, oggi di 18,53 m³; ma si badi che nel 2013 era di 25,90 m³ e nel 2014 addirittura di 33,68 m³ (in verità, si era registrato un notevole accumulo pluviometrico). Poi, c’è da fare un distinguo. La curva di distribuzione, alla stazione di rilevamento di Cene, non segnala una diminuzione della portata media complessiva. La situazione peggiora a monte, influenzata dalle derivazioni delle centraline. Chi sottrae l’acqua deve garantire il deflusso minimo vitale (dmv), trasformato dalla normativa europea in deflusso ecologico, l’elemento chiave per definire lo “stato di salute” dei fiumi, che può essere classificato elevato, buono, sufficiente, scarso e cattivo. L’obiettivo della legge quadro dell’Unione Europea sull’acqua del 2003 – entro il 2015 “buono stato ecologico” per il 100% dei corsi d’acqua – non è stato raggiunto e niente consente di pensare che lo si possa avvicinare a breve.
La L.R. 9/2013 ha introdotto l’obbligo di installazione di un sistema di monitoraggio telematico “in continuo” del deflusso minimo vitale per alcune tipologie di derivazioni. Ebbene, sul Brembo è allacciata una sola derivazione idroelettrica, mentre sul Serio quattro e un’ulteriore installazione è in fase di completamento.
Il monitoraggio più recente mostra come solo due dei 23 corpi idrici del Brembo – a Carona e a San Giovanni Bianco – risultino con uno stato ecologico elevato, dieci buono, cinque sufficiente, quattro scarso, uno cattivo (Bonate Sopra) e uno non classificato (Bonate Sotto). Le condizioni del fiume Serio, invece, sono peggiori: solo un corpo idrico (il Sanguigno, a Valgoglio) conserva uno stato ecologico elevato, due buono (Villa d’Ogna e Valbondione), undici sufficiente, uno scarso (la Morla, a Bergamo) e uno non classificato (Villa di Serio). In Lombardia, su 669 corpi idrici, secondo gli ultimi dati disponibili, il 41% è sufficiente, il 28% buono, solo il 5% elevato, mentre il 17% è scarso, il 2% cattivo e il 6% non classificato.
Il vero problema sono le derivazioni. Queste sono di due tipi: quelle di utilizzo idroelettrico, con una dinamica di riconsegna molto alta, e quelle per l’agricoltura. Si pensi che sul Serio la stessa acqua viene riutilizzata fino a 29 volte. C’è, poi, il problema del flusso derivante dai depuratori: se si immette lo scarto, non pulitissimo, quando c’è poca acqua, non viene diluito adeguatamente, così che i valori ambientali ne risentono.
Detto questo, aggiungiamo che i ghiacciai si riducono a ritmi vertiginosi a causa dell’aumento delle temperature dovuto alla crisi climatica provocata dai gas serra. Così, fra le varie comunità della Val Seriana cresce e si diffonde la preoccupazione sulla disponibilità futura di acqua. Insomma, agricoltura, energia, ambiente: anche in Val Seriana serve una regia per evitare sprechi.

Luca Lorini