Storico, ricercatore, cultore di storia locale, autore di numerose pubblicazioni, Franco Innocenti è una figura di ampio respiro, stimato e apprezzato per la serietà, il rigore storiografico e le doti di divulgatore culturale. Inoltre, ruolo qualificante, è il Direttore del Museo Etnografico della Torre di Comenduno.

Nato a Bergamo nel 1947, sposato dal 1980 con Cecilia, con due figlie, Paola e Anna, ha passato i suoi ultimi trent’anni di lavoro presso il Feltrificio Cristini, a Fiorano al Serio, come tecnico commerciale, seguendo i clienti italiani ed esteri. Con la pensione, ha ripreso gli studi e si è laureato in Scienze dei Beni Culturali, presso l’Università Statale di Milano, nel 2011.

 

Cosa sono per lei la storia e la cultura, gli usi e i costumi, le tradizioni?

A mio avviso, lo studio è importante prima di qualsiasi cosa, per soddisfare la naturale curiosità, per rispondere ai molti perché che l’osservazione dell’ambiente che ci circonda e degli eventi che vi si svolgono ci pongono. Lo studio della storia, inoltre, ci permette di non sentirci isolati nel bozzolo della nostra esistenza individuale, ma di espandere la nostra visuale sulle vicende passate, che hanno generato il nostro presente; vicende che sono racchiuse nei ricordi dei testimoni, nei documenti cartacei, nel paesaggio che ci circonda. Tradizione è soprattutto sedimentazione del cambiamento, spesso lento e faticoso: ci sono volute le stragi provocate dalle carestie alimentari per farci passare dalla polenta di miglio alla bergamaschissima polenta di mais. Siamo morbosamente attratti delle negatività, ma la storia ci permette anche di avere una visione positiva degli avvenimenti. A tal proposito, grazie anche al dinamismo che contraddistingue noi bergamaschi. Basti pensare al lavoro non agricolo nella nostra Valle Seriana. Attraverso momenti di crisi siamo passati dalla lana alla seta, poi al cotone e al cemento, con le pietre coti come costante. Ora, ci sono nuove importanti industrie, come la Persico e la Fassi, impensabili pochi decenni fa.

 

Quanto è importante la ricerca storica e lo studio dei documenti?

 

Il piacere della ricerca è iniziato per me una quarantina di anni fa, quando la salvaguardia della località Piazzo richiedeva uno studio per conoscere meglio quel territorio. Così, insieme al compianto Ugo Colombo e a Giampiero Tiraboschi, ci siamo messi d’impegno ad intervistare i vecchi contadini e a ricercare gli eventi passati nei documenti; un lavoro confluito, poi, nel libro “Piazzo e Trevasco”, pubblicato dalla Biblioteca Comunale di Albino. Successivamente, sono stato chiamato dal Comune di Albino a contribuire alla pubblicazione del libro “Storia delle terre di Albino”. Mentre, la Comunità Montana Valle Seriana mi ha incaricato di scrivere il libro “Castagni e castagne in Val Seriana: storia e tradizione”, sulla castanicoltura in Valle Seriana. Inoltre, parte della mia tesi universitaria, che aveva per tema la storia del polittico del “beato” Simone da Trento, affrescato nella chiesa di San Bartolomeo, ad Albino, è confluita nel volume pubblicato dal Comune sulla storia della chiesa stessa. In seguito, ho dato il mio contributo anche ad un paio di pubblicazioni dell’Archivio Bergamasco.

 

Come si è avvicinato al Museo Etnografico di Comenduno?

Il mio avvicinamento al Museo etnografico della Torre di Comenduno è stato anche “fisico”. Nel 1994, sfumata la possibilità di acquistare la casa in cui abitavo nel Villaggio Honegger, un villaggio ora purtroppo ridotto in una situazione disastrosa, abbiamo comprato casa a Comenduno e sono entrato a far parte del gruppo dei volontari del museo, di cui, alcuni anni dopo, sono stato nominato direttore. Sempre nel 1994, il museo ed il Comune di Albino mi hanno richiesto una pubblicazione sullo stesso museo. Un libro a cui ne sono seguiti tanti altri. Infatti, una delle iniziative più importanti del nostro museo sono le mostre temporanee, che proponiamo ogni anno su tematiche etnografiche e storiche riferite al territorio seriano, che sono sempre accompagnate da pubblicazioni, curate soprattutto da Giampiero Tiraboschi e dal sottoscritto.

 

Quali le iniziative del museo per il 2022?

Il museo, nato nel 1989 nei locali di Villa Briolini-Regina Pacis, messi a disposizione dal Comune di Albino, ha potuto col tempo espandere sia gli allestimenti che le attività, grazie al grande lavoro dei volontari, comendunesi ma non solo. Anche le attività programmate per quest’anno sono di particolare interesse. Il 13 maggio presenteremo per la prima volta, a Cene, il volume “Un tesoro sotto i nostri piedi”, scritto da me e da Sergio Chiesa, avente per tema la storia delle attività estrattive nella media e bassa Valle Seriana e dei manufatti realizzati con quei materiali. A luglio, nella Villa Briolini, sarà la volta delle “Socane” un omaggio al territorio del poeta Maurizio Noris, partendo dalle ceppaie lavorate e raccontate nelle poesie in dialetto. Dal 2 al 10 settembre, poi, si svolgerà la terza edizione di “Festival Komendunesi”, una settimana di musica a cura di Marcello Conca, con la partecipazione di artisti provenienti da Italia, Spagna, Austria, Polonia, Germania e Ungheria. Sempre a settembre, Giampiero Tiraboschi presenterà un libro su Ettore Briolini, poeta e ultimo filandiere albinese, con la ripubblicazione delle sue poesie. Infine, da ottobre a dicembre, sarà la volta della ricerca sui caseifici albinesi, curata da me e da Marco Nodari. Partendo dal Caseificio Sociale di Casale del 1914, se ne racconterà la storia, con mostra e pubblicazione, arrivando fino ai caseifici attuali. Naturalmente, a questi eventi si sommeranno le iniziative che da tanti anni il museo svolge, come le attività didattiche rivolte alle scolaresche, curate da Anna Birolini, e quelle nell’orto didattico della scuola elementare di Comenduno-Desenzano, a cura di Franco Belotti. Quest’anno, inoltre, è il 200° anniversario dell’acquisto del maglio di Comenduno da parte della famiglia Calvi; e Sergio Calvi ha predisposto un ricco programma di festeggiamenti al maglio, tra cui si segnalano la mostra del pittore Piergiorgio Noris, dal 10 al 25 luglio, e la seconda esposizione di presepi tradizionali, a dicembre.

 

Sogni nel cassetto?

Ce ne sono tanti. Eccone un paio. Che il Comune di Albino riesca a vincere il bando a cui ha partecipato per la ristrutturazione della Villa Briolini-Regina Pacis e che gli spazi destinati al museo e alle attività culturali in quel luogo vengano incrementati. Poi, c’è l’auspicio che qualche giovane si appassioni alla ricerca e alla didattica museale, dando continuità al lavoro finora svolto. Il peso dell’età comincia a farsi sentire per la vecchia generazione, ma il recente inserimento di “relativamente giovani” nelle file dei volontari del museo fa ben sperare.

 

Ti.Pi.