Gabriele Merelli, 66 anni, felicemente sposato e padre di due figli, ha conseguito la laurea in Ingegneria presso il Politecnico di Milano, e un Master di specializzazione presso l’Università Bocconi. Di professione è ingegnere libero professionista, nel settore impianti ed aeroportuale, operando un po’ in tutto il mondo. I suoi hobby sono le cose belle, l’arte, la musica, i particolari di arte applicata, come maioliche e ferro battuto; ma soprattutto Gabriele Merelli è il Rettore del Museo Parrocchiale di Vertova. E’ proprio a lui che la redazione Paese Mio dedica la rubrica “Quattro chiacchiere con…” del mese di dicembre.

Quando e come è nato il Museo Parrocchiale di Vertova?
Il cammino di fede di una comunità si articola in diversi momenti, quali la preghiera, l’ascolto della Parola e la partecipazione alla liturgia dei Sacramenti; questo cammino, vivo da secoli, ha percorso le vicende della storia per diffondere il Vangelo. Questo cammino, poi, ha assunto, nei secoli, forme nuove e diverse che si sono espresse in opere artistiche, che la nostra Chiesa custodisce. La bellezza dell’arte sacra, infatti, introduce alla bellezza del Creato e del Creatore, inno alla sua benevolenza e preghiera alla sua misericordia. In questo modo vanno contemplate le opere d’arte che i nostri padri ci hanno lasciato e che la Chiesa di Vertova conserva. Durante il restauro della Chiesa, a cura del parroco don Enzo Locatelli, dal 1997 al 2001, gli edifici storici che circondano la Chiesa e gli spazi soprastanti il porticato ed una parte dei sotterranei sono stati completamente recuperati e destinati ad ospitare le numerose opere d’arte, gli arredi sacri, le suppellettili, di cui è costituito il ricco patrimonio parrocchiale: non già però finalizzati ad un magazzino, ma come luogo ove poter ammirare le opere concrete di testimonianza della fede. Il Museo Parrocchiale della Chiesa di S.Maria Assunta in Vertova fa parte del Sistema Museale della Diocesi di Bergamo.

Cosa rappresenta il Museo per il nostro territorio?
Le opere del Museo, quindi, possono essere non solo conosciute ed ammirate, ma anche messe a disposizione della liturgia, per la quale sono nate e nella quale continua a mantenersi vivo il loro significato. Il museo di arte religiosa supera quindi il semplice concetto museale, ma diventa vivo elemento di fede nella continuità culturale dei nostri padri. Questo costituisce per noi un’eredità impegnativa, che dobbiamo raccogliere con rispetto, custodire con devozione e gratitudine, trasmettere ai nostri figli con la stessa immutata passione.

Che cosa si può osservare nel Museo?
Tantissime sono le opere che nel corso dei secoli sono entrate a far parte del patrimonio religioso ed artistico della Parrocchia di Vertova. Per esempio, Suppellettili e Paramenti. Come il reliquario della Santa Croce, in rame ed argento dorato, del XV secolo, opera dei Lorenzoni; una pisside in argento sbalzato e cesellato del ‘600 con le figure della Madonna e di S.Giovanni e S.Patrizio; e due croci astili in rame sbalzato cesellato e argentato del ‘500 con terminazioni poligonali decorate con busti della Madonna e dei Santi. Inoltre, due busti di vescovi in argento, raffiguranti S.Carlo e S.Gregorio Barbarigo, di oreficeria veneziana o del Filiberti. Tra i paramenti spicca per sontuosità uno splendido piviale in velluto granato e controtagliato, con scudo e stolone ricamato in oro, argento e seta del secolo XV, proveniente da Venezia. Riveste un valore storico anche il baldacchino in seta bianca ricamata in oro, restaurato nel 1967 dalle Suore di clausura di Azzano S. Paolo, che si pensa essere stato utilizzato per l’elezione di Pio VII nel convento di S.Giorgio in Venezia, nel marzo del 1800. Poi, diverse Statue e Altari. Dello scultore Andrea Fantoni abbiamo un che dal 1725 al 1727 realizzò il dittico statuario in legno policromo del Cristo crocefisso/deposto e del Cristo risorto, realizzato fra il 1725 e il 1727. La bellezza e la tenerezza sono invece i concetti espressi nell’altare della Madonna del Rosario, opera di Andrea Fantoni e dell’amico Caniana, con i meravigliosi intarsi marmorei del Corbarelli, artista formatosi alla scuola degli intarsi e delle pietre dure di Firenze. L’altare in marmi policromi sapientemente accostati è caratterizzato dal paliotto frontale con un fastoso intarsio di fiori, uccelli, frutti e racemi, ai lati completato da due angioletti a tutto tondo in marmo bianco. Sull’altare si erge il bel tabernacolo a tempietto con copertura a cuscinetto e portella in legno intarsiato con l’Ultima Cena. Un occhio anche ai Dipinti. Tra le molte opere presenti è da segnalare la tela raffigurante S.Marco con S.Giacomo e S.Patrizio, firmato e datato “Joannes Gallus bergomensis pinxit Venetiis MDXXXXVII”, ora temporaneamente prestato con l’autorizzazione del Ministero dei Beni Culturali al Wallraf-Richatrz Museum di Colonia, in Germania, per la mostra “Tintoretto-Venedigs Moderne um 1540”. Terminata l’esposizione di Colonia la mostra verrà riproposta a Parigi. Altri importantissimi dipinti da ricordare sono la Madonna in trono con S.Marco, S.Patrizio e S.Giovanni Battista, eseguita da Enea Salmeggia nel 1611; la Pala dell’Assunta del Carpinoni, eseguita tra il 1632 e il 1633; e l’Incoronazione della Vergine del Cifrondi, pala inizialmente collocata nella volta del presbiterio e poi rimossa quando la Chiesa fu completamente affrescata da Luigi Morgari nel 1900.

Quando, come e perché è diventato rettore del Museo?
Una volta, in compagnia di mia moglie, ebbi modo di incontrare, sul sagrato della chiesa, il parroco don Giovanni Bosio, al quale, parlando di diverse cose, manifestai il desiderio di occuparmi delle opere d’arte presenti nella Parrocchiale. Don Giovanni non si lasciò sfuggire l’occasione di chiedermi la disponibilità a svolgere l’incarico di Rettore, e fu così che indegnamente mi ritrovai coinvolto.

Quali sono le sue funzioni?
Come detto in precedenza, il Museo non è un magazzino, ma vivo elemento di fede, nella continuità culturale dei nostri padri. Pertanto, la funzione del Rettore è di promuovere e sviluppare questi concetti. Un bravo Rettore deve possedere una grande conoscenza e passione per l’arte, capacità organizzativa, tanto tempo da dedicare e molta umiltà.

Quali iniziative propone il Museo e come può essere visitato?
Abbiamo appena completato il recupero della figura di S.Patrizio, del Santuario ad esso dedicato e la presenza del Santo nelle opere d’arte parrocchiali. Abbiamo iniziato, in occasione delle solennità dei Santi e dei Morti, la rilettura dei colori liturgici, attraverso gli antichi e preziosi paramenti. Quella appena trascorsa è stata dedicata ai colori bianco e nero, rispettivamente per i Santi e per i Morti; affronteremo in seguito i restanti colori liturgici – verde, viola, rosso, rosaceo e oro – rappresentati in altri preziosi paramenti nel corso del calendario che la liturgia ci propone. Stiamo per iniziare il restauro del Cristo Risorto Fantoniano, che vorremmo effettuare all’interno della nostra sede museale, in forma aperta ed accessibile ai visitatori. Dovremo poi formulare un serio pensiero sulla Processione del Venerdì Santo a Vertova, capirne il profondo significato, leggerlo, studiarlo e riproporlo rafforzato nella nostra fede e nella nostra cultura. Il Museo è visitabile tutti i giorni festivi, al pomeriggio. La circostanza del restauro ci indurrà sicuramente a riformulare l’accesso alle visite e a proporre almeno un incontro per capire cosa significa restaurare una simile opera. Colgo l’occasione per esprimere un grazie di cuore ai nostri parroci: don Enzo che ha allestito il Museo e don Giovanni che indica le linee guida e sostiene il gruppo dei volontari che operano nel Museo.

Silvia Pezzera