Berlino, città dalle mille storie, dai mille volti, oggi centro culturale a cielo aperto con tanti giovani provenienti da tutta Europa e non solo, alla ricerca di un lavoro o di nuove esperienze. Come la povera Fabrizia Di Lorenzo, la 31enne ragazza italiana vittima assieme ad altri undici malcapitati del folle attentato avvenuto il 19 dicembre scorso, in uno dei luoghi simboli della capitale tedesca, il mercatino di Natale che affaccia sulla Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche, la Chiesa della Memoria, quasi totalmente distrutta in un bombardamento avvenuto sul finire del 1943 durante la Seconda Guerra Mondiale.
La città ha subito il colpo, ma si è già rialzata e nei giorni successivi all’attentato tutto il quartiere di Charlottenburg era vitale come non mai, con Breitscheidtplatz ed il Kurfürstendamm pieni di gente, con molti turisti a rendere vivi quei luoghi, nessuna paura e tanta voglia di starsene all’aria aperta, nonostante il gelo pungente. A rendere meno triste il clima invernale e ad abbracciare tutte le culture, etnie ed esperienze diverse presenti a Berlino ci hanno pensato anche i tanti locali dove il live-music è una tradizione che attira i berlinesi, ai quali si affiancano ascoltatori da ogni dove.
A Berlino tornava dopo sette anni dall’ultimo concerto il pianista Carlo Magni, gazzanighese doc, impegnato sul palco del Kunstfabrik Schlot, uno dei più prestigiosi Jazz Club della capitale tedesca. La serata del 28 dicembre 2016 ha visto il jazzista orobico alla guida di un quintetto, tanto estemporaneo quanto coeso, con Olaf Casimir al contrabbasso, Andrea Marcelli alla batteria, Peter Ehwald al sassofono tenore e Amoy Ribas alle percussioni.
La figura di Marcelli è particolarmente interessante. Nato a Roma, nel 1989 si trasferì a Los Angeles, dove rimase per otto anni, poi un’altra esperienza professionale a New York, per quattro anni ed il successivo ritorno in Europa, proprio a Berlino, dove vive e lavora dal 2001. Collaborazioni discografiche e concerti live con alcuni mostri sacri del jazz mondiale, come Wayne Shorter, David Liebman, Don Menza, Bob Mintzer, Mitchel Forman, Eddie Gomez, Mike Stern, Bob Berg, John Patitucci, Allan Holdsworth, Markus Stockhausen, Ralph Towner, Marc Johnson, Gary Thomas, Chuck Loeb, Bendik, Mike Mainieri, Jeff Andrews, Alphonso Johnson, Alex Acuna, Eric Marienthal, Frank Gambale, Jimmy Earl, Hiram Bullock, Jeff Berlin, Harold Land, Gary Willis, Airto Moreira, Flora Purim, Steve La Spina.
Tra le mille storie dell’incipit di questo articolo, si segnalano pure quella di John Kunkeler, il gestore dello Schlot, un olandese di Rotterdam trasferitosi da lungo tempo a Berlino, con una carriera di maratoneta d’alto livello (2 ore e 27 minuti il suo best time!) e 108 maratone all’attivo. E’ nello staff degli organizzatori della Maratona di Berlino e misuratore ufficiale della IAAF, nonché guru dello Schlot, con la musica jazz a fare da collante alla storia individuale di ognuno dei presenti.
Tornando al concerto, la serata ha visto due set distinti, dove sono stati eseguiti in particolar modo gli originali a firma di Magni, ben sei, ai quali hanno fatto da contraltare “Mr. Day” (John Coltrane), “Stella by Starlight” (Young/Washington), “My Little Suede Shoes” (Charlie Parker) ed il bellissimo “Retirantes”, scritto da Marcelli e dedicato ai migranti che dal Nord del Brasile emigrano verso il Sud.
A prendersi la scena sono stati, di volta in volta, Ehwald, giovane tenorsassofonista ma con grande verve sulla via maestra tracciata da Coltrane, Ribas, percussionista originario di San Paolo del Brasile, mentre ha colpito i presenti il dialogo incessante, basato sull’ascolto reciproco, della sezione ritmica formata da Magni, Casimir e Marcelli, tanto discreti ma allo stesso tempo capaci di far lievitare il sound e di fornire all’esuberante Ehwald un fondale sul quale muoversi con energia ed efficacia.
Un concerto apprezzato dagli astanti, con il locale pieno fino all’ultimo posto disponibile. Nelle parole di un turista newyorchese la sintesi della serata del Carlo Magni Quintet: “Torniamo negli Stati Uniti dopo aver assistito a questa meravigliosa esibizione, dove nella musica c’era tanta luce. Vi auguro di poterla mantenere sempre così viva.“

P.S.