Quasi 100 chilometri a piedi, un passo dopo l’altro, sotto il sole e la pioggia: ecco, come gli adolescenti dell’oratorio di San Paolo d’Argon hanno trascorso una parte delle loro vacanze, in pellegrinaggio sulle orme di San Francesco. Quando era arrivata la proposta, qualche mese fa, molti dei ragazzi (di età compresa tra i 14 e i 18 anni) erano un po’ spaventati e titubanti, ma alla fine di questa avventura sul volto di ciascuno ci sono la soddisfazione e la gioia di aver vissuto un’esperienza speciale ed indimenticabile.
Tutto è cominciato il 16 agosto, a mezzanotte in punto, quando il gruppo si è ritrovato in oratorio e, dopo un momento di preghiera, è partito alla volta di Carsule, paesino in provincia di Terni, da cui è iniziato il cammino. I ragazzi partecipanti, accompagnati da cinque genitori, tre giovani educatori e dal curato don Matteo, erano circa una quarantina, per lo più di San Paolo d’Argon, ma anche di altri paesi della Val Cavallina (Cenate Sotto, Bianzano e Ranzanico).
La prima tappa li ha portati alla Romita di Cesi, eremo medievale ristrutturato da Fra’ Bernardino, un carismatico ottantenne che ha ospitato a pranzo i nostri pellegrini, raccontando loro la sua esperienza umana e spirituale sulle orme di San Francesco. Da lì, zaini in spalla e scarponi ai piedi, i ragazzi hanno attraversato l’Umbria, dirigendosi verso nord, passando per tanti paesini e cittadelle che, otto secoli fa, furono i luoghi dove visse il “Poverello di Assisi”: Macerino, Spello, Trevi, Spoleto.
La fatica è stata tanta, perché ogni giorno i chilometri di marcia erano varie decine, ma la soddisfazione di raggiungere la meta era sempre più grande della stanchezza. La condizione del pellegrino, che cambia dimora tutte le sere, porta ad apprezzare anche le piccole cose del quotidiano: un letto dove dormire, una tettoia per ripararsi dal sole e dalla pioggia, un piatto di pasta e una canzone in compagnia.
La tappa più emozionante e spettacolare è stata senza dubbio l’ultima, da Spoleto ad Assisi: la levataccia prima dell’alba e la durissima salita al monte Subasio hanno reso ancora più stupenda la vista di Assisi dall’alto, che i pellegrini, proprio come San Francesco nel “Cantico delle Creature”, si sono fermati a contemplare, pieni di meraviglia e gratitudine. L’arrivo alla basilica, poi, è stato un momento certamente indimenticabile, con tutti i camminatori che, lasciata alle spalle la stanchezza, hanno percorso l’ultimo chilometro cantando, pieni di “perfetta letizia”, tra lo stupore dei turisti.
Un viaggio, insomma, dal profondo significato spirituale, culminato nella Messa celebrata vicino al luogo dove è sepolto San Francesco. Ma questo viaggio ha anche un grande valore umano, come si capiva chiaramente vedendo le lacrime di alcuni ragazzi e ragazze, felici e increduli di avercela fatta, superando tanti momenti di difficoltà.
Dei giovani disposti a sudare e faticare per cercare qualcosa di profondo, qualcosa che possa dare senso alle tante domande che abitano dentro ciascuno di noi: davvero, un bellissimo esempio per la nostra società e il nostro mondo. Anche per questo, insomma, l’ultimo giorno di relax al mare (a sorpresa!) è stato pienamente meritato!
Bravi, e… zaino in spalla per le prossime avventure!

Lorenzo Bonomelli