Dopo la “piazzetta di via Briolini”, descritta sul precedente numero di Paese Mio, un angolo interessante del nostro paese, da un punto di vista storico e architettonico, è senza dubbio lo scorcio di Casa Venzi, in via Dante (meglio dire, via Dante Alighieri).
Questa casa sorge circa a metà della via, sulla sinistra salendo, e confina con la Casa di Riposo San Giuseppe, di cui, però, non condivide l’architettura, essendo quest’ultima di linee molto moderne, in stridente contrasto con quelle di casa Venzi e di tutta via Dante.
Un tempo, questa via era molto importante, e ancora oggi, in virtù di alcuni angoli di rara e antica bellezza. Infatti, si incontrano ancora aperture ed androni con ingressi a volta, come si usava un tempo, (se ne contano ancora ben 17), alcuni con i contorni in marmo nero di Gazzaniga, altri in pietra grigia locale, in arenaria o in ceppo (conglomerato). Piccole aperture ad arco, sinonimo di costruzioni in epoca medievale, si alternano a portoni ampi e grandi, tipici del periodo veneziano. Poi, si susseguono antiche case in stile bergamasco, dove all’interno resistono ancora cortiletti o “broli”, delimitati da colonne e capitelli lavorati in pietra grigia locale.
L’antico impianto urbanistico-architettonico è ancora ben visibile, come detto, nella Casa Venzi, un’antica abitazione dalla connotazione tipicamente bergamasca con vialetto d’ingresso in acciottolato (i famosi “cogoli” del Serio), chiuso da cancelletto in ferro, porticato al piano terra, piccolo cortiletto e loggiati in legno ai piani superiori per l’esposizione e l’essicazione dei prodotti coltivati della terra, e solaio pure in legno. Le pareti esterne della casa sono scrostate ed evidenziano il materiale “povero” (come si usava un tempo) utilizzato per la sua costruzione: pietre locali, come borlanti del fiume Serio e blocchi provenienti dalle vicine cave, misti a laterizi, formano le pareti visibili, che l’intonaco consumato lasciano ora vedere.
Casa Venzi confina a sud con un’altra vecchia casa: entrambe meritevoli di ristrutturazione, per riportarle all’antico splendore.
Vicino al cancello d’entrata, sulla sinistra, è impostata una graziosa santella, ben tenuta, al cui interno è custodito un dipinto ad olio rappresentante la Madonna Addolorata che regge in grembo il Figlio morto. Il dipinto è incastonato dentro una nicchia con arco a sesto ribassato e coperto da tettuccio con timpano triangolare. Le linee sono armoniose, l’architettura è neoclassica e la posizione sopraelevata rispetto al piano della strada conferisce rilevanza e visibilità.
Casa Venzi e la relativa santella, dunque, sono testimoni di un periodo lontano, che però è ancora tangibile grazie alle loro belle caratteristiche architettoniche.

Angelo Ghisetti