Con questo articolo si vuol dare inizio ad una serie di azioni di riscoperta, conoscenza ed approfondimento storico, culturale, artistico ed architettonico di alcuni particolari angoli del paese. Taluni di essi sono nascosti, mentre altri sono sotto gli occhi di tutti, e forse proprio per questo (sotto il segno dell’abitudine) non vengono considerati o passano inosservati.
Ogni paese, quindi anche i nostri di Val Seriana, pur inseriti in un contesto molto antropizzato e industrializzato, conserva angoli di rara bellezza, ancorché ricchi di storia e di tradizione. Angoli che caratterizzano e identificano un territorio, anche se, col passare dei secoli, sono stati modificati o snaturati della loro antica bellezza. Come i centri storici, per esempio, o le piazze e gli edifici medievali e le costruzioni risalenti alla dominazione veneziana: questo patrimonio nel tempo ha risentito di pesanti interventi edilizi e urbanistici non sempre in linea con l’architettura e le finalità costruttive di un tempo. Ma, per fortuna, qualcosa è stato conservato. Ed è proprio per questa ragione storica che si vuole documentare a cadenza mensile questi angoli caratteristici, rimasti ancora intatti, per riscoprirli e promuoverne la conoscenza fra i lettori/cittadini.

La “piazzetta”, con antico abbeveratoio, di via Briolini
Il primo angolo caratteristico di Gazzaniga che si vuol proporre all’attenzione dei lettori è un punto di via Briolini, dove un tempo (e per fortuna ancora oggi) esisteva un abbeveratoio per animali costituito da due vasche, o cisternette, racchiuse entro due aperture frontali con arco a tutto sesto e dove, superiormente, è impostato un timpano triangolare ricoperto da belle piastre in marmo nero locale. La piazzetta è posta a sud della via Briolini, la “Ela” (antica “via del ferro”). Lì vicino esisteva una delle due porte, quella occidentale, che chiudeva la via formata da un susseguirsi di abitazioni, una addossata all’altra senza soluzione di continuità. Molte di queste conservano ancora oggi l’ingresso a volta con i contorni in conci a vista e al loro interno custodiscono un “brolo” o cortiletto delimitato da colonne in pietra locale e su cui si affacciano tipiche case bergamasche con la facciata rivolta verso sud, porticato al piano terra e aperte con loggiati in legno ai piani superi per l’esposizione e l’essicazione dei prodotti coltivati della terra.
La fontana (o abbeveratoio) con le due vasche e il timpano sommitale è anche stata descritta e illustrata dall’ing. Luigi Angelini nel suo libro del 1956 “Arte minore bergamasca” e per molto tempo è stata data per costruita attorno al 1500. Da una analisi più attenta e dettagliata è emerso però che le misure del “monumento” non sono riconducibili a misure arcaiche bergamasche, ma a misure decimali. Ora, poiché il sistema metrico decimale ha visto la luce solamente dopo la metà del 1700, si può approssimativamente datare questa costruzione dopo la metà del ‘700, salvo pensare che l’abbeveratoio esistesse già prima, e rifatto o riadattato solamente più tardi. Ciò nonostante, nulla toglie all’antichità dell’opera e alla sua bellezza, pur semplice e lineare, ma armoniosa nelle linee e ben proporzionata nelle misure.
Ad arricchire ulteriormente la piazzetta c’è poi la “Santella della Madonna Addolorata”, impostata sul muro di cinta della Casa Maffeis, probabilmente risalente all’inizio del 1800, se non addirittura al periodo veneziano, in quanto risulta già eretta e ristrutturata in occasione della visita pastorale del vescovo di Bergamo Camillo Guindani, avvenuta nel 1882. Lo conferma la scritta dell’indulgenza concessa, posta sotto il timpano triangolare. La cappella, in stile classico, si presenta con elegante frontone, timpano triangolare e tettuccio a capanna. Sotto, entro la nicchia ad arco ribassato, conserva una bella tela ad olio, riprodotta a cura dell’Accademia Carrara su un precedente affresco dipinto sul fondo dell’antica santella.
Proprio sotto il muro che sostiene il manufatto esisteva, fino a qualche anno fa, una fontana pubblica che ha dissetato per molto tempo, con le sue fresche acque, molti cittadini che si recavano sul posto muniti di secchi e di bottiglie, specie nel periodo estivo, per raccogliere il prezioso liquido. Ora la fontana non esiste più.
Il manufatto dell’abbeveratoio, invece, ha ricevuto un bel restauro conservativo solamente pochi anni fa, a cura dell’Amministrazione Comunale che ne ha abbellito e consolidato la struttura e delimitato il perimetro con un’area di rispetto formata da acciottolato.
Poco sopra inizia Vicolo Briolini, una via a fondo chiuso che conserva anch’essa vecchie costruzioni medievali.
Nel suo complesso, tutta la piazzetta risulta ora un gradevole contenitore di storia e arte locale, ben inserita nel contesto urbanistico. Un bell’intervento manutentivo, meritevole di essere replicato in altri angoli storici di Gazzaniga.

Angelo Ghisetti