Chiudete le finestre! Tutti in casa!
Il cielo è nero e il Covid-19 non è di certo un nuvolone di passaggio; i fulmini di questo temporale si scaricano da tempo nel cielo e continueranno ad illuminarlo ancora per molto.
Ed è proprio in questo contesto, quasi surreale, che i giovani sono diventati dei fantasmi: non una parola, una considerazione, un solo pensiero rivolto a loro.
E così le critiche, dal loro fronte, non hanno tardato ad arrivare. Non passa inosservata, infatti, la muta insolenza della gioventù, gioventù per la quale, da un minuto all’altro, il giorno si è fatto notte. Una notte durata tre mesi. Logica la loro reazione quando, dopo le rigide misure del lockdown, è scattata la Fase 2: da quel buio in cui sono stati costretti e limitati dalla cultura gerontocratica del nostro Paese non hanno tardato ad uscire allo scoperto, trasgredendo le disposizioni di sicurezza ordinate nei decreti governativi.
Tuttavia, non ci si può limitare a giudicare. Quante volte abbiamo sentito menti conservatrici pronunciare frasi come “Le nuove generazioni sono prive di principi”. Ma come si possono conoscere le loro idee, ciò che hanno in testa, se queste non vengono nemmeno interpellate?
La presenza dei giovani nelle Commissioni attivate dall’esecutivo non è stata ritenuta necessaria. Così, quando tra le quattro mura di casa si sono trovati a combattere sintomi come ansia e depressione, come potevano preoccuparsi di ciò che accadeva ai piani alti, la cui ombra si scorgeva a mala pena anche con un binocolo? Ai più è sembrato che questa assenza di considerazione e di coinvolgimento fosse riuscita a mettere in silenzio la voce del futuro. Ma è arrivata la fatidica Fase 2: così, quella voce ha iniziato a crescere di intensità, ad urlare. Ognuno agendo nel suo piccolo, visto che le cose in grande non si possono fare.
Perciò la domanda da porsi è: “Come trascorrono i giovani il proprio tempo libero?”. E ancora, per meglio chiarirlo: “C’è stato un prima e un dopo?”. Certamente, nella Fase 1, le attività extrascolastiche si limitavano a occupazioni accessibili a tutti dal divano del proprio salotto: guardare un film, stare con i propri amici parlando al cellulare, fare shopping online. Ed è così che la cognizione del tempo si perdeva tra lo schermo di un computer, giocando ad un videogioco, o tra quello di uno smartphone, la porta d’ingresso verso i social media. Oggi, invece, la Fase 2, anche se non è sinonimo di completa libertà, con le sue pallide concessioni è riuscita a donare qualche speranza ai giovani. Questi ultimi hanno riscoperto la bellezza della semplicità, che si traduce nel prendere la propria bicicletta e recarsi al fiume, ad ascoltare lo scroscio dell’acqua e il profumo dei fiori della primavera.
Mascherina obbligatoria e via! Oggi, i ragazzi hanno disseppellito i propri affetti, andando a visitare i familiari e, per chi ha la fortuna di averne uno, anche i rispettivi congiunti. Magari, hanno anche ordinato d’asporto qualcosa da mangiare o addirittura sono andati in ristoranti, bar e pub che da poco hanno riaperto, ovviamente con le giuste precauzioni. E hanno anche lasciato alle spalle l’autocertificazione, se si tratta di spostamenti entro i confini della propria regione. Ora, alla domanda “Si può uscire con gli amici?”, il Governo risponde con un perentorio “no”, in quanto nelle attività che sono state concesse, a meno che non si tratti di parenti o affetti stabili, compare sempre la parola “individualmente”, che i giovani, a ben guardare non sembrano aver fatto propria. Così, da una parte c’è chi esce con un amico, mentre dall’altra hanno iniziato a prendere vita i primi assembramenti. Ovviamente, non sta a me esprimere un’opinione su cosa sia giusto o sbagliato. Ma una cosa è chiara: ciò che più ha spaventato i giovani è stata, ed è tuttora, la solitudine, la mancanza di relazioni.
Tornando agli spostamenti, nonostante la disponibilità dei mezzi pubblici, i ragazzi preferiscono recarsi in spazi verdi, come parchi o aree giochi o sulla pista ciclabile, dove l’aria è più respirabile. Ed è così che dietro una mascherina i giovani si sono lanciati in avanti, alla disperata ricerca della normalità che, nonostante le attuali aperture, sembra essere ancora tanto lontana; ma come dice un vecchio proverbio tibetano “Quando c’è una meta, anche il deserto diventa strada”. Ma attenti, bisogna evitare gli assembramenti: lo dicono tutti, ma non sarà facile, questo è il grande punto interrogativo dei prossimi mesi. Ai giovani, infatti, mancano da impazzire gli incontri al bar e le lunghe serate a ballare. Purtroppo, stante le limitazioni, dovranno dire addio alle discoteche ancora per mesi: in questi luoghi è veramente difficile contenere il rischio dei contagi, e prevenire è certamente meglio che andare a rischiare.
Dunque, ci si deve adattare. E siamo certi che, se anche non si può andare in discoteca a ballare, i giovani con un po’ di immaginazione troveranno il modo di non perdersi nella calura estiva e di danzare su quest’assurda estate 2020. Allora musica! Dirige l’orchestra: la forza di volontà!

Alessia Sterniqi