I presepi in Valle del Luio: fra tradizione e interpretazioni

È una tradizione ormai consolidata quella del presepe, che trae le sue origini in una fredda notte di Natale del 1223, a Greccio, quando San Francesco, di ritorno dalla Palestina, volle ricostruire con persone e animali del tempo la natività di Betlemme.

Il presepe, parola che deriva dal latino “praesepium” che significa mangiatoia, ci ricorda in modo semplice ma efficace il vero e puro senso del Natale: “oggi è nato per noi il Salvatore”, esclama il Salmo 95.

Ecco, quindi, il messaggio che vuole trasmettere il presepe; un messaggio chiaro, che va al di là di qualsiasi raffigurazione natalizia di carattere consumistico come può essere il Babbo Natale o la Befana.

Ultimamente il presepe è stato soppiantato dall’albero di natale, dalle calze appese sull’architrave dei caminetti di casa o da decorazioni di poco gusto. Ma in Bergamasca, in particolare in Valle del Lujo, la tradizione del presepe resiste ancora in maniera forte e significativa.

I tre presepi aperti al pubblico, che vengono allestiti ormai da tempo in Valle del Lujo e che hanno affascinato grandi e piccini nelle scorse settimane di festa, hanno avuto proprio, tra i vari obiettivi, quello di non far morire questa tradizione che potremmo dire ormai millenaria.

Anche quest’anno i presepi realizzati da Anselmo Breda, presso la sua abitazione sul Colle Sfanino, dai volontari della parrocchia di Vall’Alta presso la Cà dei Curati, e quello di due ragazzi, Daniele e Giacomo, realizzato in Via Lunga, all’incrocio con Via Tribulina, ad Abbazia di Albino, hanno riscosso un buon successo e un’ottima affluenza. Un segno positivo e rincuorante, che fa ben sperare!

I bambini sono sicuramente i visitatori più interessati e attenti ai vari “effetti speciali” di cui ogni presepio è caratterizzato. Si tratta di varie interpretazioni, tutte molto interessanti: la più fedele sicuramente è quella del presepe realizzato dai volontari della parrocchia di Vall’Alta, che ha ricostruito il suggestivo paesaggio della Palestina, ai tempi di Gesù, con grande maestria.

Più tipico e raffinato è il presepe di Anselmo Breda, abile costruttore di cascine tipiche bergamasche in scala, che ormai da molti anni costruisce presepi ricchi di effetti particolari e con molti movimenti.

Più semplice e curato nei minimi dettagli è infine il presepe realizzato da Daniele e Giacomo di Abbazia, in Via Lunga 29.

I due ragazzi, accomunati dalla stessa passione, ancora alle prime armi, hanno iniziato all’età di 16 anni e sono giunti alla 4° edizione. Si tratta di un tradizionale presepe bergamasco, quello che si costruisce solitamente in tutte le case, utilizzando materiali naturali, quali muschio, radici, sassi di tufo e ghiaia per l’ambientazione; sughero, legno e stoffa per le casette.

Qualunque sia lo stile, il metodo di lavoro o i materiali con cui si costruisce il presepe, ciò che traspare da queste tre creazioni è, oltre alla grande passione dei loro artefici, la testimonianza cristiana che trasmettono, non solo ai visitatori ma anche a coloro che vedono nel Natale solamente grandi pranzi, banchetti assortiti di ogni bene, in cui ci si scambia regali con finti propositi di essere buoni, dimenticando il vero significato.

Nella speranza che anche il presepe contribuisca a recuperare il vero valore del Natale, ci auguriamo che le nuove generazioni mantengano nel tempo questa bella tradizione.

Al prossimo anno!

 

D.C.