Pierluigi Vedovati titolare del Caffè Garibaldi in Via Mazzini, a marzo del 2020 dopo 42 anni di lavoro andrà in pensione e cederà l’attività.
Dopo aver lavorato per 7 anni in fonderia, nell’agosto del 1985 aveva ritirato il bar da Mario Santo Corna, albinese con trascorsi in Svizzera.
Il Bar Garibaldi è stato aperto nel settecento e nel 2007 è stato completamente ristrutturato. Si tratta del più vecchio esercizio di via Mazzini, insieme al negozio di calzature Cugini, e alla Tabaccheria Petteni.
E’ stato anche la sede della Falco storica squadra di calcio nata nel 1919 su iniziativa di alcuni imprenditori albinesi: Emilio Cugini, Pietro Gavazzi e Rino Giannazzi. Nella Falco in cui ha giocato Agostino Cugini formidabile ala destra. La squadra è stata sciolta nel 1969, quando si è fusa con la Fulgor ed è nata l’Albinese, per poi essere rifondata nel 1999.
“Quando ho ritirato l’attività – spiega Pierluigi “Gigi” Vedovati- il bar era ben avviato ed aveva molti clienti. Io, aiutato da mia moglie e dai miei genitori, aprivo alle 6,30 del mattino e chiudevo all’1,00 di notte. A quei tempi in via Mazzini c’era il Municipio e la banca, molti negozi e tanti parcheggi, si lavorava tanto e molti avventori giocavano a carte e biliardo; nel locale c’era una fitta nebbia a causa del fumo delle sigarette, e cosi io, oltre a fumare il mio pacchetto, respiravo anche il fumo dei miei clienti. Poi nel 2003 per fortuna il fumo nei locali è stato vietato e così oggi fumo molto meno: una sigaretta dopo pranzo e nei momenti di relax.”
Il Caffè Garibaldi aveva tanti clienti storici, come il panettiere Tullio Cuminetti, il salumiere Cesare Bergamelli che aveva il negozio sull’angolo, il vetraio Sergio Cantini, il maestro di biliardo Erminio Paladini.
“Quando ho iniziato la mia attività – spiega Gigi – il Bar Garibaldi era la classica osteria con il biliardo e i giochi di carte, dove entravano poche signore. Con il passare degli anni le abitudini dei clienti sono cambiate, la gente ha smesso di giocare a carte e a biliardo e dopo la ristrutturazione del 2007, il locale ha iniziato ad essere frequentato da molte signore e, di conseguenza, sono cambiate anche le abitudini nei consumi: siamo passati dal classico calice di vino, ai cappuccini alle tisane, cioccolate, birre e aperitivi. Adesso nel locale c’è una cucina con forni a microonde che permettono di preparare piatti caldi oltre alle piadine, toast e panini ed il sabato e la domenica faccio vedere le partite di campionato in tv. L’orario di apertura è sempre alle 6:30 del mattino ma la chiusura è alle 20 di sera.”
Gigi è un tifoso della Juventus, ma ha anche tanti amici atalantini che sono suoi clienti, come Gusto, Hendy e Pierre con cui discute animosamente il sabato pomeriggio e la domenica quando ci sono le partite di calcio.
Ha seguito dal suo bar la Juve per tanti, anni vivendo le gioie e i dolori della sua squadra del cuore.
“La Juve che mi è piaciuta di più – spiega- spiega Gigi – è stata quella allenata da Marcello Lippi, che ha vinto la Champions League nel 1996 battendo in finale l’Aiax mentre le delusioni più grandi sono state le sette finali di Champions League perse. Allegri come allenatore non mi piaceva molto, perché aveva un gioco molto difensivista, è meglio Sarri che fa un gioco più offensivo. La mia speranza prima di chiudere il bar sarebbe quella di rivedere la Juventus vincere la Champions.”
In questi 35 anni ad Albino ed in via Mazzini sono cambiate tante cose tanti negozi storici e bar sono stati chiusi. Come il salumiere Bergamelli il fruttivendolo Corna, l’orefice Palazzi, e tanti Bar: il Falcone, il bar Palettò il bar Amici, il bar Cesco dove c’erano le bocce, il bar Caruso in cima a via Mazzini.
“Non mi pento – conclude Gigi – di aver scelto questo lavoro perché mi ha permesso di stare a contatto con la gente, conoscere molte persone e farmi varie amicizie. Naturalmente non è stato un lavoro facile: il bar ha comportato tante ore di lavoro. Purtroppo gli anni pesano e ora mi piacerebbe fare il pensionato, anche se so che la vita non sarà più la stessa lontano dal mio bar.
Ai futuri gestori del Caffè Garibaldi, se arriveranno, voglio dire che lascerò un bar vivo con tanti clienti, e spero che facciano questo mestiere con impegno e passione perché è un lavoro che può dare tante soddisfazioni.

Sergio Tosini