Il marmo nero di Gazzaniga e Orezzo protagonista all’Accademia delle Belle Arti di Brera, a Milano

C’è un nuovo, curioso e giustificato entusiasmo attorno al marmo nero di Gazzaniga-Orezzo. Un entusiasmo che ha avuto inizio nel 2006 con la riscoperta, a cura del CAI di Gazzaniga, delle antiche cave cosparse lungo le pendici del monte Cedrina. Da allora si sono susseguiti numerosi eventi e ricorrenze per ricordare questa preziosa risorsa locale: la pubblicazione di un libro sul marmo nero (“Il marmo nero di Gazzaniga – la pietra – le cave – i manufatti), incontri e lezioni tematiche, riscoperta di antichi itinerari, costruzione di siti e monumenti come il Giardino Geologico, l’area espositiva del marmo nero vicino al Municipio, l’obelisco presso la rotatoria della stazione e il monumento nella frazione di Orezzo. Senza poi dimenticare i pionieri che per primi hanno valorizzato questa pietra: i Manni, famiglia di scultori i quali con questo materiale hanno arricchito tutta la provincia di vere opere d’arte, in particolare nelle chiese, a partire dall’inizio del ‘600 fino alla fine del ’700.

 

Ora, anche alcuni artisti contemporanei si sono cimentati nella lavorazione di questa pietra lapidea, eccellenza tutta nostrana.

L’ultimo, in ordine di tempo, è Luca Maestroni di Almenno San Salvatore che, dopo gli studi svolti presso l’Accademia Carrara di Bergamo, ora si sta specializzando presso la prestigiosa Accademia delle Belle Arti di  Brera, a Milano. E proprio a Brera, in questi giorni, ha ottenuto un significativo riconoscimento, grazie ad un’originale opera realizzata con il nostro marmo nero. La scultura misura cm. 13x16x28,5.

È un lavoro certosino, delicato e dall’impatto suggestivo quello che traspare dal nero lucido della sua opera. Luca, con un pezzo di marmo proveniente dalle cave sopra Plaz, ha finemente interpretato e realizzato un teschio di pantera, o meglio, come è stato definito durante l’esposizione, di un felide “dai denti a sciabola”, che ha incantato la giuria che aveva il compito di valutaee le opere esposte.

Così ha descritto e inneggiato al lavoro dell’artista la prof.ssa Cristina Muccioli – Etica della Comunicazione: “Luca Maestroni: Nomen omen! Qui, per me, ha fatto un lavoro davvero di grande perizia. […] Luca ha scolpito del marmo nero, pensavo del Belgio, in genere il marmo nero è del Belgio, questo è di Orezzo [e Gazzaniga, n.d.a.]. Ho saputo che nelle Prealpi bergamasche ci sono anche delle cave di questo pregiatissimo marmo nero. Lui ha preso questo materiale estremamente prezioso e ha scolpito, cesellato finissimamente, con mano certosina e fiamminga, lo scalpo di un felide coi denti a sciabola. L’intento, naturalmente, non è documentaristico, non è affatto storicistico, non si vuole fornire un reperto fossile che è fondamentale per fare studi di paleontologia, ma anche di antropologia o archeologia. Lui ha evocato il potere che il “resto” ha e gli ha dato novitas: siamo tutti sempre continuamente alla ricerca del nuovo per il nuovo e facciamo lo stesso; lui invece ha fatto “lo stesso” rendendolo nuovo, facendoci veramente stupire per qualcosa che è stato creato pochissimi giorni fa, pochissimo tempo fa e che si incorpora in ere lontanissime, che è arcaico. Quindi ha reso nuovo il passato e lo ha reso emozionante. Ciò che resta, le ossa, sono emozionanti, anche in un colore assolutamente artificiale, innaturale, impossibile [quale è appunto il nero del marmo, n.d.a.]. Maestroni è una farfalla. Sceglie tra i marmi quello nero, prezioso per colore e lucentezza, e anche per origine: non proviene dal Belgio ma dalle Prealpi lombarde. Con una mossa di azzardo e cortocircuito, restituisce selvatichezza a una delle zone più antropizzate e industrializzate del Paese.”

Come si evince questo è un grande apprezzamento e un giudizio critico altamente positivo per l’artista, ma anche un grande riconoscimento al nostro marmo nero, che ha saputo, con il suo particolare colore e lucentezza, prima stupire, poi esaltare un’opera già di per sé eccezionale per l’originalità e la finezza scultorea interpretativa.

La manifestazione inserita nel “Darwin Day 2016” (Esposizione a cura degli allievi del 3° e 2° anno della Scuola di Scultura e di Pittura del Triennio e del Biennio specialistico) ha reso così omaggio a un giovane scultore bergamasco che ha saputo interpretare e coniugare in modo originale e finemente artistico il “nuovo” della scultura con il “vecchio” del soggetto scolpito e del suo materiale, il marmo nero appunto.

 

Angelo Ghisetti