Cosa ci fa un antico pozzo e un albero di tasso nella piazza centrale di Gazzaniga, la rinnovata piazza realizzata nel 2015 proprio di fronte alla chiesa parrocchiale di Sant’Ippolito? Due elementi antichi, diversi fra loro, ma originali nella loro natura, rimasti a testimonianza della storia del paese. Come detto, un antico “pozzo” e un grande albero di “tasso”. Spieghiamoli brevemente.

 

IL POZZO – Questo manufatto è stato riportato alla luce durante l’abbattimento delle vecchie costruzioni poste davanti alla facciata della chiesa, che lo inglobavano e, secondo le testimonianze del sig. Antonio Pezzola, proprietario degli stabili demoliti, posto al confine del cortile delle case e la parte superiore, per dare accesso all’acqua, diviso in due parti. Quella interna al cortile veniva usata dai proprietari, mentre l’altra metà, quella esterna, dava la possibilità di attingere acqua ai residenti del luogo. Un fatto notevole, in un periodo in cui l’acqua, pur essendo bene comune, non era proprio a portata di tutti, ma nella fattispecie veniva gratuitamente messa a disposizione della popolazione. Allora, infatti, possedere un pozzo era un privilegio e un fatto raro, di primaria importante sia per i proprietari che per i cittadini che ne potevano usufruirne.

Il pozzo risale presumibilmente al 1600, come gli edifici demoliti, ed è stato utilizzato fino alla metà del 1800, periodo in cui fu costruito il primo acquedotto cittadino, con l’acqua che veniva captata da alcune risorgive poste in località Coldrè, sopra Gazzaniga. Il nuovo acquedotto serviva in primis i bisogni dell’Ospedale Briolini e poi quelli dei cittadini, costruito dalla stesa amministrazione dell’Ospedale.

Ora, il pozzo è messo in sicurezza e protetto da una semplice struttura circolare, chiuso in superficie da uno spesso cristallo, a testimonianza ancora del suo antico uso. Misura circa mt. 1,20 di diametro per una profondità di 7 mt. E’ costruito con antiche pietre del fiume Serio, tenute unite da una stuccatura in malta. Al suo interno non c’è più l’acqua, in quanto la falda acquifera probabilmente si è abbassata o è stata deviata, ma resta ancora un argano in legno utilizzato per il sollevamento dei recipienti. Ciò nonostante rimane un importante manufatto, preziosa testimonianza storica di Gazzaniga.

 

L’ALBERO DI TASSO (Taxus baccata) – Questo è un albero sempreverde dell’ordine delle conifere, spesso utilizzato come siepe e, quindi, tenuto potato per non farlo crescere in altezza, ma bensì in larghezza. In vrità, esistono anche elementi singoli che, se liberi di svilupparsi in natura, arrivano ad altezze considerevoli, seppure siano alberi a lenta crescita. L’esemplare di Gazzaniga, ricorda sempre il sig. Pezzola, che è stato anche sindaco di Gazzaniga ed è scomparso solo qualche anno fa, era stato piantato dai suoi genitori fra il 1800 e il 1900, per cui supera abbondantemente i cento anni di vita.

La sua circonferenza è ora di circa mt. 2,50 e ha un’altezza di 14 mt.: questo ne fa uno dei più antichi e grandi “tassi” della Bergamasca. La sua corteccia e le sue foglie sono velenose, mentre non lo è il frutto rosso, simile a bacche (ma il seme interno sì). Predilige crescere su terreni calcarei ed umidi, e forse per questo motivo è stato piantato proprio vicino al pozzo.

Un tempo, i rami della pianta erano ricercati per la costruzione di archi, punte e lance, in virtù della sua resistenza ed elasticità, come testimoniano gli archi costruiti ed usati nel Medioevo, specie in Inghilterra.

Per la cronaca, un arco e un’ascia con il manico costruito con lo stesso legno è stato trovato a corredo di Ötzi, la “Mummia di Similaun”, scoperta nel 1991 in un ghiacciaio dell’alta Val Senales, a meno di 100 metri dal confine con l’Austria, e risalente al neolitico (età del rame), vecchia di oltre 5000 anni.

Per la sua durezza, ancora oggi, questo legno è usato in particolari lavori al tornio ed in ebanisteria.

Come detto, è una pianta è molto longeva e può raggiungere tranquillamente centinaia di anni. In Italia, presso l’Eremo di Fonte Avellana (Pesaro-Urbino), resiste un esemplare che potrebbe avere 1000 anni, considerato il più vecchio d’Italia e uno tra i più vecchi d’Europa.

 

Ecco, qui, un’altra curiosità della storia di Gazzaniga, che continua a palesarsi con i suoi angoli più insoliti e i suoi segreti.

 

Angelo Ghisetti