A Gazzaniga c’è una via denominata “Via Salici”, riferimento palese al fatto che su questa strada anticamente sorgevano delle piante di salice piangente. In effetti, questa strada è posta sulla destra orografica del fiume Serio, e quest’area, forse, in passato costituiva un terreno golenale del fiume stesso (area naturale di espansione dell’acqua in caso di inondazioni). Le persone anziane si ricordano bene che un tempo questo spazio era costituito da una grande pianura di origine fluviale che si estendeva verso sud fino al confine di Cene, coltivata a cereali, frumento, granoturco e foraggi per l’alimentazione del bestiame. Un tempo, all’inizio della strada, esisteva anche una stalla, poi abbattuta, i cui animali, probabilmente venivano alimentati con il foraggio che cresceva su quest’area pianeggiante. Tutta la piana, poi, era attraversata nella sua lunghezza da un ruscello, che attingeva l’acqua dal Serio: partiva dallo sbarramento della “Rosta”, alimentava l’antico lavatoio pubblico nella zona “Quattro venti” e, continuando il suo percorso in posizione leggermente sopraelevata rispetto alla pianura, andava ad irrigare i prati (in dialetto si diceva “d’acquare”). Un secondo apporto di acqua proveniva invece dalla captazione di una antica e fresca sorgente in località “Fontanella” che procedeva, parallela al precedente ruscello, ma ad una quota leggermente più bassa e veniva convogliata in una “seriola” che a sua volta raccoglieva l’acqua in eccesso dell’irrigazione e costituiva anch’essa una primaria arcaica fonte di irrigazione. Quindi, un tempo Via Salici era soltanto un sentiero che partiva da Via Fontanella e, costeggiando sulla sua destra orografica questo corso d’acqua, arrivava fino in fondo alla piana con i campi coltivati. All’inizio, sempre sul lato destro, si alternavano solamente tre o quattro case e piante di salici e di gelso le cui foglie servivano per l’alimentazione dei bachi da seta, attività molto fiorente nell’800.
Il salice “Salix babilonica” è una pianta di ottimo effetto ornamentale e i suoi rami, piegati fino quasi a terra, costituiscono un buon riparo ombreggiato e fresco durante le afose giornate estive. Ebbene, i salici sono stati i primi ad essere estirpati e subito dopo, negli anni ’50, anche i gelsi hanno seguito lo stesso trattamento. Le ultime due piante di gelso sono state tagliate negli anni ’60. Successivamente, tra il 1970 e il 1980, con la costruzione della superstrada e il cavalcavia, la zona è stata divisa in due parti; e quella un tempo dedicata all’agricoltura è stata completamente stravolta, perdendo per sempre la sua antica vocazione e diventando a tutti gli effetti zona di edilizia residenziale nella parte a nord e industriale nella parte a sud.
Ora, la legge impone una distanza di 150 metri dal fiume per le costruzioni, ma un tempo non era così: basta osservare lo stabilimento del Bellora e quello dell’ex-Barzanò a Cene che sorgono proprio a confine con le sponde e, anzi, ne costituiscono la riva e l’argine.
L’Amministrazione Comunale, una quindicina di anni fa, nel quadro della sistemazione urbanistica della strada, aveva pensato bene di piantare all’inizio della via un salice, memoria storica dell’antica vocazione di questa parte del territorio gazzanighese. Il salice, nel tempo, è cresciuto bello e robusto, procurando gradita ombra alle persone che sostavano sulle due panchine posizionate proprio sotto le sue fronde. Ma si sa, il salice piangente è un legno di essenza dolce, fragile e soggetta a malattie. E così è stato. Quindi, suo malgrado, all’inizio del mese di ottobre, l’albero, accertato che era fortemente ammalorato, rischiando di cadere all’improvviso a seguito di piogge o maltempo, è stato tagliato nella parte alta dove si sviluppavano i rami; il tronco, invece, per una altezza di tre metri circa, è rimasto in piedi sul posto. E’ stata un’operazione dolorosa, ma avvenuta provvidenzialmente, poiché con il maltempo di ottobre, che tanti danni ha procurato in tutta Italia, data la fragilità e la pericolosità dell’albero, lo stesso correva il rischio di schiantarsi su persone o su auto in transito.
Ora, dopo il taglio, l’albero, rimasto spoglio, si erge come un vecchio ”totem”, a testimonianza di un passato glorioso nell’area attrezzata con panchine. Ma l’Amministrazione Comunale ha già pensato di sostituirlo con uno analogo, ma più forte, a lenta crescita e comunque di buon effetto ornamentale. Così, le panchine posizionate in questo luogo saranno ancora oggetto di sosta da parte dei cittadini, confortati dall’ombra di una nuovo albero. Un angolo gradevole, come altri nel Comune di Gazzaniga, che permette una sosta piacevole, corroborata dall’ombra e al riparo dalla calura estiva.
Certo, si tratta di un piccolo intervento, di poco conto, che però fa capire l’attenzione che si mostra verso il territorio, tale da lo valorizzarlo, rendendo il paese un poco più bello e fruibile.

A.G.