Il Santuario e il Convento carmelitano della “Ria”

Nell’apparizione del 4 ottobre 1440 la Madonna dopo avere curato la gamba in cancrena, disse all’undicenne Venturina che sopra un rialzo sopra la Chiesa di S. Pietro troverà un buco rotondo, una crepa della montagna e di deporvi la terra e le fasce oggetto della sua guarigione, (questo per igiene, onde evitare il contagio da malattie); e che sopra di esso desiderava un’edicola con la Sua Immagine con il S. Bambino. Il nobile Consino, signorotto del luogo, avendo ricevuto la grazia della guarigione delle tre figlie dalla leucemia, nel 1448 edificò su quel piccolo rialzo menzionatole a Venturina dalla Madonna, (non si sa di preciso, se fosse stata costruita una semplice cappella o una chiesa) o se questa vicino alla casa donata dai signorotti di Comenduno, fosse più tardi innalzata a cura dei frati con l’aiuto della popolazione di Albino, Desenzano e Comenduno. I signorotti Comenduno donarono casa e terreno ai frati carmelitani osservanti nel Capitolo Generale l’8 Maggio 1463 in Brescia. Con “Breve” di Papa Paolo 2°, il 6 marzo 1466 Lodovico Donato vescovo di Bergamo, (1465- 1484) in forma solenne conferì ai religiosi di Mantova il piccolo convento; primo superiore fu Padre Baldino di Francia. La Ripa è un Convento perchè vi è il Priore e i frati, non è un Monastero con l’Abate e i Monaci. Il Santuario, o chiesa della Natività di Maria (8 settembre) è di lunghezza 57 piedi (m. 19,838) e di larghezza 19 piedi (m. 6,612). Più tardi fu fabbricato il convento per la custodia e per il decoro del santuario stesso, con due “claustri” di cui il primo del 1466 con portico “in volto” con alcuni sepolcri di benefattori, sopra vi sono logge con colonne in pietra rinascimentali ed al centro un pozzo d’acqua del 1520. Essendo il Santuario troppo piccolo per i molti pellegrini, si edificò in seguito la chiesa dell’Annunciazione sottostante, lunga 89 piedi (m. 30,972) e larga 30 piedi (m. 10.44). Aveva quattro altari: il maggiore, uno dedicato a S. Alberto carmelitano, uno a S. Pietro e l’altro alla Pietà della B.V. (la tela di questo altare, ora è nel santuario della Madonna del Miracolo), in alto in questa chiesa, sorretto da 6 colonne vi era il coro dei frati; (l’abside di questa chiesa cadde l’8 maggio 1938), vicino all’altare vi era il sarcofago del signorotto Carlo fratello di Consino di Comenduno: (dal 1946 è posto all’inizio della scala del Palazzo della Ragione a Bergamo, dono dell’avv. Ettore Briolini).  Nel 1578 i frati carmelitani del convento di S. Giovanni in Conca di Milano vennero in pellegrinaggio a piedi alla “Ria” riconoscenti per essere stati preservati dal morbo della peste. Nel 1596 Enea da Salmeggia detto Talpino dipinse per l’altare del santuario superiore, la grande tela raffigurante la B.V. di monte Carmelo e ai suoi piedi pose i quattro Santi Patroni di Albino, Desenzano e Comenduno sua frazione: S. Albino, Pietro Ap. Alessandro M ed Alberto carmelitano patrono dei frati. All’altare delle bende vi era la tela della Madonna della “Riva” dipinta dal pittore Gian. Battista Moroni nel 1565 per £ 81. (ora a Bergamo, proprietà privata). La chiesa “sotterranea” dell’Annunciazione aveva una tela che rappresentava questo mistero del pittore Enea Talpino (ora in S. Giuliano di Albino); il campanile portava tre campane, (due del 1617 esistono ancora, l’altra fu sequestrata nel 1943 tempo di guerra), ed aveva “l’horologgio”. Con i frati carmelitani nasce la Confraternita della Madonna di monte Carmelo arrivata fino al 1980.  Nel 1575 S. Carlo decretò di trattare col Vicario della Valle e con la Comunità per abolire le fiere che si facevano nelle grandi solennità davanti alla chiesa, per far scomparire i troppi abusi. Il capitano Giovanni da Lezze nel 1593 nella sua Relazione al termine del suo Mandato scrive: “vi sono 12 frati mendicanti che possiedono terre” in Val di Gavarno, Scanzo ed altrove, forniscono vino per Messa a molte chiese ed hanno la cura  spirituale del Monastero delle monache di S. Anna di Albino dello stesso Ordine. (Il Monastero di S. Anna di Albino aveva la Badessa e le monache, perciò era Monastero, non così la Ripa). Nel 1666 Padre G. Batt. Guargante, Generale dell’Ordine, fa scrivere gli Annali del Convento (le spese sostenute; ora nell’Archivio di Stato di Milano, Fondo di religione, pergamene, cartella n. 31 per la Provincia Veneta). In Perola nelle cascine del convento su cui campeggiava lo stemma del convento, (per nostro interessamento ora al Museo Comunale nella frazione di Comenduno) i coloni fornivano il sostentamento alla comunità e nello stallo dei frati (ora pregiata Trattoria Moro) vi tenevano i cavalli, muli e asini per i viaggi di ministero dei Padri. Il Convento venne soppresso dal Governo Veneto (La Repubblica di Venezia) vennero venduti i beni di Gavarno e Scanzo con strumento del 14. 4. 1792 rogato da Baldassare Fornietti notaio ducale aggiunto al Magistrato sopra i Monasteri; Convento e santuari vennero messi all’asta e venduti ai pubblici incanti rimanendo deliberato il sig. Pier Gerolamo Zanchi notaio di Alzano, l’atto di vendita comprende: Convento, beni, fabbricati, livelli e censi dei soppressi Padri Carmelitani osservanti (non esistevano ancora i carmelitani scalzi) detti della Ripa d’Albino; con l’obbligo al compratore di far celebrare nel Santuario della “Ria” una Messa nei giorni festivi e provvederne al restauro ed al decoro. Con atto del notaio Antonio Masserini del 20. 3. 1801, lo Zanchi avendo debiti verso la Nazione, vendette al sig. Luigi Briolini di Gazzaniga industriale piemontese della seta, il complesso della Ripa con l’aggravio di dover far celebrare nelle feste la Messa nel santuario superiore, obbligo che assunse il detto compratore come fu assunto dal citt. Zanchi venditore. Il 5 Marzo 1817 la Fabbriceria di Desenzano vende al sig. Luigi Briolini la chiesa inferiore per £ 700 italiane, chiesa che a lui serviva per magazzino della filanda; l’abside della chiesa cade l’8 maggio 1938. L’altare di questa entra in S. Pietro come pure il grande crocifisso. Il portale in marmo va alla Chiesa di Gazzaniga ampliata anni prima dai Briolini. Nel 1840 le fiere del 25 marzo e dell’8 settembre che si facevano alla Ripa, duravano tre giorni ed arrivavano fino al centro di Albino ed oltre. La famiglia Briolini di Gazzaniga, comperò il complesso conventuale e lo affittò alle famiglie dei suoi contadini ed essendo industriali della seta abbatté un “claustro” ed edificò la filanda, ampliata poi nel 1924. Nel complesso vi furono  nel 1917 in tempo di guerra, i soldati mongoli prigionieri, che violarono i sepolcri della chiesa inferiore cercando l’oro e rovinarono l’organo Serassi del 1806 (opera 309 catalogo 1858); il castello scolpito e dorato dell’organo è opera di Giov. Battista Bergamelli. Nel 1600 esisteva l’organo della chiesa di sopra, opera di Turino Meiarino Bormiano (Tomaso Meiarini) frate carmelitano. Murati sotto il muro del sagrato si notano ancora oggi i ferri dei muli, che servivano a legare i cavalli dell’esercito.. Dal 6 novembre 1936 (notaio Antonio Leidi) per 6 anni fino al 26 dicembre 1941 (notaio Luigi Personeni), la Ripa passò in proprietà della Banca Popolare di Bergamo. In detto anno 1941 il dott. Ettore Briolini riacquistava tutti gli stabili della Ripa compresa la chiesa, dalla Banca Mutua Popolare di Bergamo..

 

Degno di nota: il Fondatore dei Padri del S. Cuore di Albino, il francese P. Giovanni Leone Dehon, desiderava fondare qui il primo Istituto in Italia della sua novella Congregazione, da noi detti: i Preti Francesi. Ora la Chiesa di sotto, diventata officina è di proprietà del sig. Adriano Carrara, la chiesa di sopra del sig. Francesco Moroni di Vertova, ed il complesso conventuale della Associazione: La Fenice…

 

Nellio Carrara